Indagini emiliane
Arturo Ghinelli - 22-04-2003
IL PUNTO DI VISTA DEI BAMBINI STRANIERI


I recenti episodi di bullismo contro bambini stranieri verificatisi nelle scuole medie di Modena hanno sottolineato che la loro presenza a scuola non può essere affrontata come un mero fatto quantitativo,come di solito accade, ma esiste un aspetto qualitativo. Oltre a sapere quanti sono e da dove vengono sarebbe ora di cominciare a conoscere il tipo di accoglienza che ricevono e come la vivono. Per questo risulta essere particolarmente significativa la ricerca “Interculturalità e integrazione nella scuola elementare. Il punto di vista del bambino straniero.”che il VIS ha condotto nelle scuole di Roma per conto del Ministero dell’istruzione. Secondo tale indagine il pricipale parametro d’integrazione con i compagni è “quando ti chiamano a giocare con loro”;il secondo parametro è raccontare/confidare segreti. Il primo incontro con i bambini italiani è stato connotato da tranquillità per il 56% dei bambini stranieri,da smarrimento per il 21%, non comunicazione e vergogna per la lingua(13%),emozione e curiosità per il restante 10%. La discriminante principale per l’identificazione del bambino straniero è la lingua che quindi diventa un parametro d’integrazione forte. Dall’analisi dei questionari risulta che i bambini italiani ma anche gli insegnanti considerano “più straniero” più diverso, l’alunno che conosce meno la lingua italiana. Degli amici italiani conoscono soprattutto favole e giochi ma vorrebbero sapere “cosa pensano davvero di loro” e conoscerne la lingua. Il parametro d’integrazione a scuola è “quando prendo buoni voti” seguito da “quando capisco subito quello che spiega la maestra”. Le aspettative scolastiche sono “saper parlare e scrivere bene” e “fare un buon lavoro qui in Italia”ed è per questi due obiettivi che i bambini stranieri si impegnano. La migliore integrazione è di tutti quelli che, alla domanda “In classe quando devi disegnare o giocare in gruppo che fai?”, hanno risposto “Vado nel gruppo già formato che mi piace di più”. Agli alunni romani è stato chiesto quali sono le cose più importanti nella vita. Per i bambini stranieri sono nell’ordine: la famiglia, la scuola, gli amici; per gli italiani sono le stesse ma con un diverso ordine:gli amici, la famiglia, la scuola. Secondo gli autori della ricerca, il bambino straniero non è portatore a scuola della propria cultura,semmai è portatore di tutte quelle modalità di rapportarsi con i compagni e l’insegnante che dipendono dalla
cultura di provenienza. Per questo non è parlando dell’Islam in classe che si fa intercultura bensì favorendo in ogni modo la socializzazione tra bimbi di culture diverse attraverso laboratori dell’identità in modo tale che l’educazione all’intercultura sia in questo modo educazione alla convivenza.
Non resta che attendere un indagine analoga per i ragazzi stranieri che frequentano le scuole medie modenesi.


LA SCUOLA A RAPPORTO


Conoscere la realtà regionale per sapere quanto costa e quali sono i risultati della scuola, accusata spesso di autoreferenzialità,cioè di essere poco disposta a farsi guardare, conoscere, valutare. Questo è l’obiettivo dichiarato delle 250 pagine del rapporto regionale edito dalla Direzione Scolastica col titolo”Emilia-Romagna:una scuola allo specchio”. Attraverso questa pubblicazione i 32 ricercatori coordinati dall’ispettore scolastico Giancarlo Cerini,forniscono un quadro completo di un sistema così complesso ed esteso come è la scuola dell’Emilia-Romagna.
Quasi 500.000 allievi,comprendendo anche i 73.000 che frequentano le scuole non statali, circa 65.000 addetti ai lavori,di cui 50.000 insegnanti,distribuiti in oltre 3.300 edifici scolastici.
La scuola “costa” e quindi richiede risorse perché in essa avvengono processi importanti e delicati.Basti pensare alla presenza dei bambini “stranieri” in rapida crescita dal 4%del 2001 al 6% del 2003, ma con raddoppio nella scuola dell’infanzia e nell’elementare. All’impegno di accogliere la disabilità, i diversamente abili sono il 2%. “Costa” di più perché la scuola elementare a tempo pieno rappresenta il 40% ,mentre a livello nazionale è solo il 25%; perché ci sono più attrezzature: 24.000 personal computer, 1 ogni 8 alunni; perché ogni due aule normali c’è un laboratorio e gli edifici sono quasi tutti a norma; perché 1/3 delle scuole della regione ha rapporti e progetti di scambio con il resto d’Europa.
Il rapporto medio complessivo è di un docente ogni 10,2 alunni, più alto del rapporto che esiste nelle province autonome di Trento e Bolzano,che spesso vengono portate come esempio di efficienza.
Ma tutto questo impegno di risorse economiche e umane migliora i livelli di apprendimento. I risultati non sempre sono “visibili”.La motivazione dei ragazzi,la passione per lo studio, la voglia di continuare a studiare non si misurano facilmente con i test.Tuttavia oggi abbiamo i primi dati messi a disposizione dall’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema di Istruzione.In Italiano e in Matematica i risultati medi degli allievi di elementari,media e superiori sono sempre al di sopra delle medie nazionali ed anche i risultati per fasce di rendimento vedono i ragzzi dell’Emilia-Romagna di parecchi punti più avanti dei compagni di classe delle altre regioni, sia nelle punte di eccellenza,sia nelle fasce più deboli. Le ragazze hanno quasi sempre risultati migliori dei maschi.In Emilia-Romagna ragazze e ragazzi sono più in regola che altrove con gli studi e i tassi di bocciatura sono inferiori a quelli nazionali(2,6% contro il 3,3%).Anche se restano ampi margini di miglioramento.
Ad esempio,nelle prime classi delle superiori solo l’82,1% degli scrutinati è promosso ed il 40% dei promossi si presenta con debiti formativi alle spalle.
“Non basta essere stati bravi per continuare ad essere bravi”scrive il Direttore Lucrezia Stellacci ed è una sfida che non consente di adagiarsi sugli allori, ma come scrivono i curatori del Rapporto gli allori ci sono e si vedono.
interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf