A.A.A. Competenza cercasi…disperatamente!
Giuliana De Tata - 21-04-2003
Nel quadro generale e sconfortante delle incertezze che tingono il presente di colori spesso mesti, mi frulla a volte nella mente un assillo dalla cadenza amletica : conoscenza o competenza, conoscenza o competenza conosc…. O comp…., all’infinito.
“Sarà lo stress!”, mi dico sconsolata. Lo stress di chi avverte la crisi dei valori su cui ha costruito il proprio progetto di vita , ma è al contempo consapevole che di valori se ne stanno definendo altri, nuovi che, al momento, non le piacciono.
E la cadenza amletica ritorna: sono madre o so fare la madre? sono figlia o so fare la figlia? sono moglie o so fare la moglie? sono sorella o so fare la sorella?sono amica o so fare l’amica? sono professoressa o so fare la professoressa? sono cittadina di Caserta o so fare la cittadina di Caserta ? sono italiana o so fare l’italiana, e come cittadina del mondo come la metto?
Aiuto ! Inesorabili sabbie mobili mi ingoiano; urge una riflessione critica.
Se Competenza vuol dire : abilità, come espressione liberatoria della personalità, sicuramente è frutto di ricerca . Sui miei ruoli familiari decido di riflettere in un ambito autovalutativo di tipo confessionale, mentre sul mio ruolo come sulla mia mission professionale avverto l’urgenza di un’analisi impietosa, e chiedo aiuto alla storia recente di questi ultimi anni, quelli della Riforma, prima pensata, poi nascente, poi a regime con il Regolamento dell’Autonomia.
Ricordo che non vedevo l’ora di liberare la voglia che avevo di fare scuola in modo utile agli allievi, di facilitare il loro processo di apprendimento tramite un insegnamento che toccasse le corde delle abilità di ciascuno e le utilizzasse come strumento di conoscenza. Non vedevo più vincoli nell’ora di lezione, nel gruppo classe, nel bisogno di sostegno espresso da una parte della comunità di apprendimento, nei moduli da sviluppare, nella trattazione di argomenti di stretta pertinenza locale ma di totale coinvolgimento esperenziale ed emozionale per i miei ragazzi.
Puntavo alle competenze degli alunni ed il Sistema Scuola puntava sulle competenze di ogni docente. Il governo nazionale puntava sulle competenze del Sistema Scuola e lo Stato tutto puntava, com’è sacrosanto che sia, sulle scelte di un governo competente.
Che fine ha fatto l’elogio delle abilità di ognuno?
Oggi mi pare che tutti noi gli operatori della scuola ci siamo arroccati sulle conoscenze e stiamo rinunciando a farle diventare competenze: disciplinari, metodologiche, comunicativo-relazionali, ideativo-progettuali, metacognitive. Ciascuno sa quello che è proprio della funzione che svolge: il guaio è (perché di guaio si tratta!) che non ritiene necessario, o non gli viene richiesto, o non ha voglia che raggiunga lo stadio dell’implementazione, divenendo competenza.
“Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandare!” . Se lo dicono in molti, ma quelli che allo sfascio del sistema pubblico d’istruzione non ci stanno , riflettono, dibattono, contestano.
Non hanno altra via se vogliono ritrovare le certezze legate ai molteplici ruoli in cui la personalità di ciascuno si scompone. Quasi un armadio quattro stagioni, quello che Gellner chiama “uomo modulare”, l’ uomo moderno, senza essenza , si monta e si smonta da sé come i moduli di un armadio.
Si tratta di ritrovare se stessi, di rileggere il progetto di vita scritto alle soglie dell’età adulta ,di ritrovare le radici del proprio essere hic e nunc consapevolmente.
Solo milioni di abilità, diverse ma centrate sullo stesso obiettivo, possono fare la fortuna di un sistema.
Conviene fare uno sforzo di autoanalisi: ci si riscopre abili nei ruoli parentali, professionali, sociali, politici e si contagiano gli altri con un rinnovato ottimismo….
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