Installare (democrazie)
Stefano Borgarelli - 21-04-2003
Ci senti dentro un clic, quando lo dicono. Metallico. Come nei congegni con l'innesto "a baionetta", che serve a saldare tra loro due parti. Termini vecchi (come la vecchia Europa) in tv stanno scricchiolando. Per esempio instaurare - a cui personalmente siamo affezionati - cede il passo a installare. Le "forze alleate" hanno portato la guerra in Iraq per installare la democrazia. Ha usato queste parole un noto analista come Luttwak. Le ha usate nei suoi reportage per il TG1 la Gruber. E chissà quanti altri.
Saldata così, "a baionetta" con installare, la democrazia finisce col somigliare a un problema di software. A una sequenza di istruzioni. Da inserire in un computer, perché esegua un ciclo completo di operazioni (lo Zingarelli: "installare un programma, trasferirlo […] nel disco rigido di un computer"). Instaurare ha a che fare col tempo (lo Zingarelli: "fondare […] innovando rispetto al passato"). E' più astratto, più complicato. Installare invece è più fisico, ha a che fare con le cose nello spazio. Devi armeggiare - preventivamente - se vuoi innestare "a baionetta" una cosa nell'altra. Se vuoi installare la democrazia.
In una lettera aperta su pace e guerra, una mia studentessa di terza ITI ha argomentato che siccome "l'hanno chiamata Iraqi freedom la guerra, è chiaro che il petrolio non c'entra niente". Non avrà difficoltà - come tanti altri studenti di questa scuola per informatici - a credere che una vera democrazia si installi. Seguendo procedure standard, basterà accedere allo slot ("connettore per schede aggiuntive opzionali nei computer") per installarla nel paese dato (preso in considerazione, di volta in volta, dai tecnici della democrazia futura).


S.B.
c/o ITIS Volterra San Donà di Piave VE


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 Claude Andreini    - 22-04-2003
Se un nostro studente pensa che si possa "installare" la democrazia, quale futuro possiare vedere instaurato in questo nostro Paese per niente democratico e,secondo me, traboccante di installazioni mediatiche dirette da un programmatore impazzito?

C. Andreini