Il rumore dei media, il silenzio di dio e la guerra
Giovanni Dursi - 08-04-2003
“Era nemico del loro nemico, è vero,
ma c’era in lui una colpa che non ha perdono.”
(Bertold Brecht, L’abicì della guerra)



In un intervento pubblico tenutosi in dicembre ed enfatizzato dalla stampa e dal "circo" mediatico, Karol Wojtyla si è pronunciato sul "silenzio di Dio, che non si rivela più e sembra essersi rinchiuso nel suo cielo, quasi disgustato dall’agire dell’umanità”.
Il terrificante messaggio di un dio silente, pronto alla tempestosa collera che abbandona l’umanità al proprio delirio babelico è stato sbrigativamente liquidato dai media come sermone generalista (prodotto immateriale “buono” per stigmatizzare la guerra, la distruzione dell’habitat, il presunto deficit etico nella sessualità, la clonazione). Crediamo invece che l’inquietante messaggio interroghi profondamente tutti gli aspetti della cristianità, oltre a quella parte di mondo laico che fonda i propri valori culturali e morali trascendendo una prospettiva esclusivamente autoidentitaria e autoreferenziale. Papa Wojtyla, consapevole, e noi con lui, della decadenza (nel linguaggio dell'economia, degenerazione iperliberista) che caratterizza l’occidente capitalista, la denuncia come il male attuale che l’umanità non è più in grado di sanare, al limite di un epocale harahiri. L’annuncio dell’Apocalissi spirituale, preludio della catastrofe planetaria è, non a caso, accompagnata dai ripetuti e condivisibili ultimi interventi del papa a favore della pace. Ma questi ultimi appaiono, constatati il silenzio e l’assenza di dio, fautori di una pace costruita in nome proprio, in una prospettiva orizzontale totalmente immanente. Viene aperto, in questo nuovo millennio, uno scenario filosofico di tipo tolemaico, dove l’essere umano è al centro con un sole spento che gli gira intorno. Nuove e, fino a poco tempo fa, impensabili alleanze sono possibili nella rappresentazione di un improbabile neo-illuminismo che ora sembra accomunare Chiesa cattolica e sinistra no-global. Entrambe sembrano dimenticare che lo straccetto di Gino Strada ha sostituito la stretta di mano a Pinochet di ieri, che l’intervento in favore della pace di oggi è in contraddizione con l’interventismo espresso da Giovanni Paolo II nell'omelia in occasione del Giubileo dei militari e delle forze di polizia, nel novembre del 2000, che vogliamo ricordare: «La pace è un fondamentale diritto di ogni uomo, che va continuamente promosso, tenendo conto che gli uomini in quanto peccatori sono e saranno sempre sotto la minaccia della guerra fino alla venuta del Cristo. Talora questo compito, come l'esperienza anche recente ha dimostrato, comporta iniziative concrete per disarmare l'aggressore. Intendo qui riferirmi alla cosiddetta "ingerenza umanitaria", che rappresenta, dopo il fallimento degli sforzi della politica e degli strumenti di difesa non violenti, l'estremo tentativo a cui ricorrere per arrestare la mano dell'ingiusto aggressore».
Senza entrare nel merito della variabile, nella storia della Chiesa, dell'opportunità politica dei diversi “expedit” o “non expedit”, emerge il dato terribile che la morte di dio, già profetizzata da Nietzsche, è stata questa volta annunciata dal "megafono vaticano", che utilizza a pieno titolo e a piene mani il sistema dell'informazione multimediale per amplificarsi. Viene spontaneo chiedere che, a questo proposito, ognuno parli per sé. Cos’hanno da dire sul silenzio di dio le migliaia di giovani riunite, solo due anni or sono, per un giubileo festoso e rumoreggiante? E tutti coloro, e crediamo siano tanti, che, nell’ascolto dell’altro e nel silenzio di sé, lottano per la pace attraverso la costruzione di un punto di vista che trascenda il proprio ? Forse è Iannacci, in una sua vecchia canzone che può inconsapevolmente indicarci la soluzione del paradosso teologico di un Verbo muto, di un Logos afasico quando ricorda che “bisogna avere orecchio, bisogna averne un sacco, tanto, anzi parecchio…”. L’esperienza dell’ascolto è possibile a partire dal silenzio, non di un eventuale Dio, ma del nostro, mettendo a tacere le chiacchiere rumoreggianti, individuali e collettive, tipiche dell'alienante sistema dominante dell'informazione. Si presentano sempre più come “rumore dei media” che diviene omologante informazione del dominio che tutto cerca di coprire, anche i pensieri più personali e le più intime convinzioni. Viene da chiedersi se tale incessante rumore di fondo non sia uno strumento di persuasione alla conformità, che, garantendo spazi identitari di “buonismo”, purchè controllato, eterodiretto e collettivo, cerca di mettere in realtà al bando ogni divergente esperienza di libertà individuale. Non è il silenzio di dio che ci preoccupa, tappa obbligata fra l’altro di ogni autentica esperienza spirituale, ma la chiassosità di proclami invadenti e unilaterali sulla nostra personale identità. Inoltre, nella ricostruzione di “fronti”, siano anche ispirati da valori encomiabili come quello della pace - che, in definitiva, si gioca sul terreno economico piuttosto che prepolitico -, c’è sempre il rischio di inceppare in meccanismi identitari di gruppo che, nella riconferma di sé, escludono l’altro.
Esclusione non solo del nemico guerrafondaio, ma anche di qualsiasi verticalità che, al di fuori di noi, concorra ad ispirare le nostra azioni. Se dio tace, parliamo noi, se ci abbandona alla guerra, qualcuno ha sempre un Papa che lavora per tutti. Il rischio vero è che la secolarizzazione della Chiesa cattolica vada di pari passo con la riconferma di sé di chi si pensa nel giusto. Se l’abbandono dell’umanità al suo destino da parte di dio appare motivato dagli avvenimenti degli ultimi anni, appare ancora più stridente l’autoesaltazione dei vari e mutevoli “fronti” per la pace. Come se la guerra fosse sempre e comunque voluta da altri e non riguardasse profondamente ciascuno di noi nella sua più intima essenza, nell'aderire o meno ad una concezione del proprio essere al mondo basata sul profitto. Consapevolezza, questa, che solo lo sguardo autocosciente coltivato nel personale spazio interiore può far scaturire: forse in quello spazio, religioso o laico che sia, dio può parlare ancora.


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 Laboratorio Eudaimonia    - 08-04-2003
Lettera aperta ad un Augusto Conosciuto

Caro Giovanni,

in questi ultimi giorni di preludio ed inizio guerra ho sentito ripetere dai media che tu sei il migliore. Ma il migliore fra chi? Fra Bush, Blair, Berlusconi, Aznar e compagnia? In questo caso certo sei il migliore, ma il migliore fra i peggiori.

Considera le centinaia di milioni di persone che manifestano in tutti i modi possibili il loro desiderio di pace; considera le centinaia di migliaia di persone che continuamente lavorano per la pace, con pochi mezzi ed anche a costo della loro vita. Fra costoro tu non sei certo il migliore, non risulti nemmeno in classifica.

Eppure avresti potuto essere davvero il migliore fra tutti, se solo avessi voluto. Se solo avessi finalmente detto: ora basta, io per primo, davanti a tutti, dò l'esempio; mi spoglio dei miei paramenti, abbandono quella tradizione, quel caparbio credo che rendono me e la gente che mi ascolta differente da altra gente, io per primo rinuncio al mio fondamentalismo, io per primo ammaino quella bandiera, quel simbolo che mi allontana da altri gruppi. Anzi, io stesso smetto di rivolgermi ad una deità che, oltre a separarmi dai popoli che adorano altre deità, per ironia dei fatti, più la preghi più sembra votata al massacro dell'umanità. Io, oggi, riconosco la realtà essere la vera madre di ogni miracolo e provvidenza, anche del prodigio dell'unificazione dei popoli del mondo, poichè la realtà delle cose accomuna davvero tutti, quindi può esser madre anche del prodigio stesso della pace. Io, oggi, inizio ad amare la realtà, l'oggettività, l'esistenza liberata dai miti, inizio a contemplarla, a farne la mia Maestra.

Ecco, Giovanni, se avessi detto qualcosa del genere, dal tuo rango, saresti stato davvero il migliore fra tutti al mondo, e tutti, nessuno escluso, ti avremmo osannato. Ma non l'hai fatto, ed ora non puoi che rimaner il migliore, sì, in mezzo ai peggiori.


uno qualsiasi, il 31/03/34
da Sottoilcolle Fuordalbosco




 Caelli Dario    - 13-04-2003
Mi permetto di dire che il silenzio di Dio, non la morte teorizzata da Nietzche, è un tema biblico fecondo e profondo. Un buon libro di introduzione al testo della Bibbia può fare buona luce su questo.
La seconda osservazione è che Dio parla ancora, ad ogni uomo, in tanti modi. Giovanni ne ricorda uno, l'interiorità, altro tema caro a santi quali Sant'Agostino, tanto per fare un nome rappresentativo. Ma Dio parla anche in altri modi. Quali? Con la sua Parola, con la Chiesa, quandi anche con il Papa.
Che poi la parola di Dio si sia incarnata e che tutto il creato sia opera della sua Parola e quindi un mezzo per leggere e ascolatre la sua Parola è altro tema fecondo.
Quanto poi alla secolarizzazione della Chiesa, mi pare un tema interessante, ma più intraecclesiale che altro. Nessuno che stia alla finestra della Chiesa a guardare cosa vi accade dentro, senza sentirsi parte in causa, può cambiare qualcosa di ciò che vi accade dentro. Chi è già nel "secolo" non dovrebbe stupirsi se il secolo attrae più dello spirito... La Chiesa non ondeggia tra dverse posizioni come una barca alla deriva, ma legge il presente alla luce del vangelo. Sorprendentemente viene sempre letta da chi vi sta fuori a seconda delle mode del momento. Oggi è di moda il pacifismo, e il Papa è un no global pacifista.
10 anni fa i missionari dicevano le stesse cose che dicono oggi i pacifisti e si diceva loro di non disturbare con queste facezie. Non una trasmissione dava risalto a questi temi. Oggi invece se ne sente parlare e si pubblicano libri a bizzeffe su un tema che è vecchio di 30 e più anni, che è la declinazione moderna del colonialismo (e sappiamo che non è così recente).
Invece di tirare il Papa e la Chiesa per la giacchetta si dovrebbe stare a d ascoltare con più attenzione ciò che dice. Il Papa recentemente sta parlando della pace, ma ogni anno vi è una giornata mondiale della pace... perché non rileggere i discorsi del Papa in tutto il suo ministero? Perché non confrontare le sue parole con la Pacem in Terris? Magari si scopre la singolare sintonia, o addirittura qualche scopiazzatura. Poi alla fine rileggere il vangelo e trovare un'altra sintonia, ancora più profonda. Forse ci farebbe bene.

 Contartese Anna, alunna 1CS    - 04-12-2006
Salve Prof!Sono una sua alunna della 1CS, Contartese Anna, si ricorda di me?Mia madre vuole leggere il Suo articolo, ne sembra entusiasta!Quando lo avrà finito le saprò dire qual'è il commento!