La Guerra, la Pace, la Scuola, la Scuola cattolica, il Papa, l'Italia
Luciano Albanese - 07-04-2003
I diari di personalità diverse mi hanno sempre affascinato. Giorno per giorno registrano le loro riflessioni su quanto avviene intorno a loro e su quanto sperimentano essi stessi. Il mio proposito di fare lo stesso è svanito nella constatazione che né quello che pensavo io, né quello che pensavano gli altri era la verità assoluta, e per non rischiare di radicarmi su posizioni che nel giro di 24 ore possono essere smentite, ho preferito lasciare a me stesso la libertà di riconoscere che gli altri avevano ragione.
Le cose dette e scritte in questi giorni di guerra mi hanno ancor più messo in guardia da certezze personali che sono poi alla base delle guerre che combattiamo giorno per giorno, con armi diverse ma con lo stesso odio e la stessa cecità di Saddam, di Bush e dei suoi alleati.
Raramente ho visto nei politici italiani fautori della pace invocata dal Papa, sentimenti di pace nei confronti dell’attuale Governo. Prevale la stessa sicurezza politica dell’era del Muro di Berlino; caduto il Muro hanno cercato altre sicurezze sulle quali basare i nuovi fondamenti della loro politica: la pace universale fra i popoli di Papa Woitila e la guerra per la scuola laica contro la eventuale scuola cattolica italiana invocata dallo stesso Papa.
Mi commuovo a sentire Bertinotti e tutti i politici di sinistra quando parlano di pace, o meglio quando parlano contro questa guerra degli “Americani e degli Inglesi” e si appellano alla posizione del “Pontefice”. Ma, mi domando, sapendo questi signori che il giorno dopo si sarebbero trovati, per ragioni politicamente accettabili, contro le posizioni di questo Papa, non dovrebbero essi essere più prudenti prima di prostrarsi ai suoi piedi?
Vi sono state tante manifestazioni per la pace, o meglio, contro questa guerra, alle quali hanno preso parte tanti cattolici, tanti preti e religiosi. L’11 aprile tutti loro assisteranno a manifestazioni per la scuola “pubblica, laica e democratica”, o meglio, contro un’eventuale scelta di questo Governo di riconoscere il diritto dei Cattolici di frequentare scuole cattoliche indipendentemente dal loro reddito. E sì, perché questo Papa, e qualsiasi altro Papa, se in Italia esistessero le scuole cattoliche e confessionali come in Francia, in Germania, in Gran Bretagna e in Europa in genere, non parlerebbe più di pace, di giustizia, di democrazia e di libertà, ma di intolleranza, di guerra, di lotta contro le altre denominazioni cristiane e le altre religioni.
Quanto sono strani i politici. Chirac e Schroeder che sono contro questa guerra, riconoscono alle confessioni cristiane di avere delle scuole proprie a carico totale o parziale dello Stato. Blair, fino a poco tempo fa il leader dell’Ulivo europeo, e parte attiva in questa guerra, riconosce questo diritto alle diverse confessioni presenti nel suo Paese, anche se sono frequentate da un considerevole numero di Mussulmani. Le posizioni pro o contro questa guerra non toccano il ruolo della scuola statale o confessionale.
Berlusconi che, secondo l’opinione della Sinistra, pende un po’ verso Blair, ma penserebbe di attuare un programma di libertà scolastica alla francese o alla tedesca o all’inglese, è contro il Papa su questa guerra e con il Papa sul riconoscimento di una scuola cattolica di tipo europeo. Per l’opposizione “politica” e “civile” entrambe le posizioni sono da “combattere”!
Aznar che appoggia apertamente questa guerra contro il Papa, non ha tolto le sovvenzioni alle scuole cattoliche.
In una delle manifestazioni di disobbedienza civile qualche prete di Pisa intervistato si è dichiarato solidale con i manifestanti. Alla domanda se lui avesse fatto lo stesso in caso di manifestazioni contro un eccessivo numero di chiese in Italia, sia il prete intervistato che Bertinotti hanno definito la domanda “pretestuosa”. Chiedo allo stesso prete, manifesterà lui contro l’introduzione della scuola cattolica a carico dello Stato insieme ai disobbedienti civili e a Bertinotti? Non è questa una posizione del Papa? Io cerco di evitare di essere con il Papa quando mi fa comodo, e contro di lui quando non mi fa comodo.

Le “parole di pace” nel mondo politico italiano sono buone se sono secondo le proprie idee, in caso contrario si fa la guerra!
Svaniscono i colori dell’arcobaleno.

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 Anna Carini    - 14-04-2003
Concordo e mi riconosco completamente nell'articolo di Luciano Albanese.