Una foto
Marino Bocchi - 05-04-2003
C'e' una foto, in apertura dell'ultimo numero di Internazionale. Ritrae un prigioniero di guerra iracheno, seduto sulla sabbia del deserto, dietro un reticolo di filo spinato. La sua veste e' bianca, un cappuccio gli copre il volto, come a Guantanamo. Reclinato su un fianco con la destra stringe a se' un bimbo, la tuta verde, a piedi nudi come l'uomo. Di lato, quasi ai margini, una scarpetta da ginnastica. Il padre tiene la mano sinistra sulla fronte del figlio, che ha la bocca socchiusa e lo sguardo distante, attonito.



(Jean-Marc Bouju; A.P.)


"Bisognerebbe entrare nell'inesprimibile senza sentire la necessita' di esprimerlo",
fa dire Sciascia, in Todo modo, ad uno dei suoi personaggi.
Questa foto l'inesprimibile ce lo restituisce in tutta la sua terribile evidenza,
non necessaria ma scolpita, come solo chi coglie un istante, una scheggia di dolore,
riesce a rendere.




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