Sull'educazione degli adulti
Fuoriregistro - 05-04-2003
Educazione degli adulti
Lettera unitaria alla sottosegretaria Siliquini

Oggetto: Riorganizzazione del sistema integrato di Educazione Degli Adulti



A seguito all’incontro del 22 maggio, con il quale è ripreso il confronto sulla riorganizzazione del sistema integrato EDA, le scriventi segreterie ritengono opportuno formalizzare le richieste, già esposte verbalmente, per l’immediato avvio dell’attuazione della riforma, sulla base degli obiettivi e dei contenuti previsti nel documento approvato dalla Conferenza Unificata Stato-Regioni del 2 marzo 2000 e della successiva Direttiva 22 del 26/5/2001del Ministero della P.I., che ne costituisce una prima fase di attuazione.

Gli impegni assunti alla fine dell’incontro - inserimento di un articolato relativo all’EDA nella legge di riforma del sistema d’istruzione e definizione di maggiori risorse per il settore nel DPEF – potranno costituire un primo aspetto rilevante verso l’attuazione di una riforma che, al fine di consentire a tutti i cittadini il diritto all’istruzione e alla formazione per tutta la vita, deve essere inserita tra le politiche strategiche previste nel Piano Nazionale dell’Istruzione, precisandone gli obiettivi qualitativi e quantitativi e le relative risorse finanziarie.

Occorre, infatti, un salto di qualità per allineare il nostro Paese agli standard dei più avanzati Paesi Europei, abbattendo gli attuali, inaccettabilmente alti, tassi di analfabetismo, funzionale e di ritorno - confermati dai recenti dati ISTAT - e innalzando la bassa percentuale dei lavoratori in formazione, che collocano l’Italia tra gli ultimi nelle graduatorie dei paesi dell’Unione Europea.

Al fine di assicurare, attraverso l’informazione e la condivisione, l’efficacia degli interventi di riorganizzazione e la loro rispondenza alla domanda sociale di istruzione e formazione, le scriventi segreterie chiedono una sede di confronto stabile che affronti nello specifico i temi relativi al sistema di EDA, anche per quanto riferibile al “disegno di legge delega relativo alla riforma del sistema di istruzione e di formazione”, attualmente all’esame del Parlamento.

Si ritengono prioritari, per l’avvio della riforma, i seguenti obiettivi, previsti nel documento approvato dalla Conferenza Unificata:

1) Assetto istituzionale

Nell’attuazione della riforma, riteniamo debbano essere salvaguardati i principi fondamentali di integrazione tra le istituzioni ai diversi livelli (Ministeri, Regioni e Autonomie Locali) e di partecipazione delle parti sociali, al fine di assicurare sia l’apprendimento congiunto di cultura e di abilità, sia la rispondenza dell’offerta formativa ai fabbisogni di istruzione e formazione dei cittadini adulti. Infatti, l’istruzione e la crescita culturale assolvono un ruolo decisivo anche all’interno dei percorsi di formazione - lavoro (quali l’apprendistato, l’obbligo formativo, la formazione continua), ai fini della stessa occupabilità dei lavoratori, soprattutto con riferimento alle fasce deboli del mercato del lavoro.

Al fine di definire il nuovo assetto istituzionale, riteniamo prioritari i seguenti interventi:

  • la costituzione, a livello nazionale, del Comitato per l’EDA, previsto nel documento approvato dalla Conferenza Unificata e istituito dalla Direttiva 22/2001 del MPI, cui è affidato un importante ruolo di elaborazione e di proposta in materia di programmazione, assegnazione delle risorse nazionali, coordinamento, definizione degli standard, certificazione, monitoraggio e controllo, attraverso la definizione di linee-guida condivise da tutti i livelli istituzionali interessati e dalle parti sociali maggiormente rappresentative.
    Peraltro, l'approvazione della Legge Costituzionale 18/10/2001 n. 3, che modifica il titolo V della Costituzione, ed in particolare l'art. 117, ha reso più complesso il rapporto tra i diversi soggetti istituzionali sui temi dell'istruzione e della formazione, prevedendo la pari dignità tra Stato, Regioni e Autonomie Locali. Tale assetto istituzionale richiede, per la sua efficacia, la definizione di regole condivise, in grado di evitare conflitti e sovrapposizioni e di delineare un quadro nazionale di diritti, nel nuovo contesto federalista.
    In questo ambito, la costituzione del Comitato nazionale per l’EDA, previsto quale luogo della concertazione tra i soggetti istituzionali e con le parti sociali, acquista nuove motivazioni e una più forte valenza;

  • la costituzione, a livello territoriale, di analoghi Comitati, regionali e locali, che, nella fase decisiva della realizzazione degli interventi, assicurino la qualità e l’integrazione dell’offerta formativa, modulare e personalizzata, sulla base dei fabbisogni rilevati, attraverso il coinvolgimento di strutture pubbliche, private accreditate e del privato sociale. In alcuni territori, i Comitati sono già stati costituiti, ma l’assenza di un quadro nazionale di riferimento impedisce la nascita di un sistema strutturato e coerente, favorendo interventi frammentari e talvolta non adeguati;

  • una nuova configurazione dei Centri Territoriali Permanenti per l’EDA, la cui crescente utenza dimostra l’emergere di una più ampia e diversificata domanda sociale. I CTP debbono acquisire l’autonomia più ampia possibile a livello progettuale, finanziario e decisionale, ed una più definita identità, più rispondente alle nuove funzioni. Deve, quindi, meglio precisarsi il concetto, peraltro condiviso, di CTP quali “centri di servizio”, adottato dalla Direttiva 22/2001 del MPI, anche con riferimento al necessario rapporto funzionale con altri servizi territoriali, a partire dai servizi per l’impiego.
    Infatti, attualmente, i CTP incontrano gravi difficoltà logistiche ed organizzative. Essi sono collocati per la maggior parte all’interno delle scuole soprattutto elementari e medie, pur avendo un’utenza ampia, che in taluni casi arriva fino a 2000 utenti. I Capi di Istituto hanno spesso oggettive difficoltà a svolgere con continuità le funzioni previste per l’EDA e nelle scuole si registra una latente conflittualità per l’utilizzo delle risorse (aule, laboratori, materiale etc.).
    Inoltre, è necessario coinvolgere nell’EDA anche la scuola secondaria superiore, la cui presenza attualmente è del tutto marginale, in quanto, con il crescere dei livelli diffusi di istruzione, cresce la domanda di cultura e di formazione di livello secondario e post secondario. In tale ottica, deve essere prevista una maggiore continuità con le scuole secondarie superiori e soprattutto con le scuole serali, anch’esse da riorganizzare profondamente sia sotto l’aspetto dei contenuti didattici, che metodologici ed organizzativi;


2) Risorse finanziarie

Le risorse nazionali, stanziate attraverso la L. 440, già largamente insufficienti, negli ultimi anni si sono progressivamente ridotte: dai 23 miliardi del 2000 ai 15 del 2001, agli 8 miliardi del 2002. Peraltro, tali risorse sono anche aleatorie, in quanto fanno parte del più ampio fondo della L.440, la cui redistribuzione tra le diverse finalità formative è soggetta a frequenti modifiche.

Si chiede pertanto che le risorse siano incrementate, per poter adeguare l’offerta formativa alla crescita e alla diversificazione della domanda, e che sia istituito un apposito fondo, che consenta certezza ed esigibilità delle risorse stesse.

3) Personale

Attualmente il personale che opera nei CTP è quello a più alto tasso di precarizzazione e il più soggetto a mobilità. Inoltre, nel settore Eda sono più frequenti i tagli di organico, anche per il fatto, a nostro parere, retaggio di una vecchia cultura, che l’utenza dei CTP non viene considerata ai fini del dimensionamento del sistema scolastico. La stabilità del personale, la sua preparazione professionale, dotazione organiche adeguate sono, invece, elementi fondamentali per lo sviluppo quantitativo e qualitativo dell’EDA e su questi punti chiediamo che il Ministero dia chiare direttive all’ARAN, per il prossimo rinnovo contrattuale.

Nel precedente CCNL si era, inoltre, assunto l’impegno di definire un profilo professionale specifico per i docenti dei Centri EDA, che prevedesse, accanto alle competenze proprie dei docenti di tutti i settori, anche le specifiche competenze richieste per l’insegnamento agli adulti (quali ad es. metodologie didattiche mirate, capacità di tutoraggio ed orientamento, di raccordo con il territorio, di progettazione per la partecipazione a bandi del FSE), prevedendo a tal fine anche le necessarie iniziative formative.

Particolare attenzione, infine, deve essere posta agli insegnanti che operano nelle carceri, in situazione di particolare complessità e disagio. Accanto, infatti, ad esperienze d’insegnamento nelle carceri organicamente inserite all’interno dei CTP, permangono ancora le classi elementari, con un’alta presenza di personale precario in quanto i concorsi per il titolo di specializzazione non sono stati più banditi da 10 anni. Riteniamo che tale situazione debba essere superata attraverso l’abolizione di tale titolo, la formazione specifica degli operatori all’interno dei percorsi formativi per l’EDA e l’abolizione dell’obbligo di insegnamento nelle carceri per 10 anni. E’ urgente, inoltre, che il MIUR definisca un’intesa con il Ministero di Grazia e Giustizia per affrontare tutti i problemi relativi ai percorsi di formazione nelle carceri e per valorizzare le molte e positive esperienze già realizzate.

In attesa di cortese riscontro, si porgono distinti saluti.

CGIL FFR A. Ranieri
CGIL SCUOLA E. Panini
CISL R. Bonanni
CISL SCUOLA D. Colturani
UIL A. Foccillo
UIL SCUOLA M Di Menna


Roma, 12 giugno 2002


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L'offerta formativa dei Centri Territoriali Permanenti.
Più di 17 mila corsi attivati per un totale di 400 mila iscritti
prevalentemente donne tra i 25 e i 40 anni.
Sono alcuni dei dati che emergono dal volume che analizza la diffusione dei CTP
nell'anno scolastico 2001/2002

a cura del Miur



Il volume L'offerta formativa dei Centri Territoriali Permanenti ( Parte 1 e Parte 2 ) sintetizza la ricerca nata dalla collaborazione del Dipartimento per i servizi nel Territorio (Direzione generale per l'istruzione post-secondaria e degli Adulti e per i percorsi integrati) e del Servizio per l'Automazione Informatica e Tecnologica del MIUR con l'EDS Italia. Esso fornisce interessanti dati sull'offerta formativa erogata dai Centri territoriali permanenti, nell'anno scolastico 2001/2002.

Dalla ricerca emergono interessanti informazioni relative alla diffusione dei CTP, alla quantità e qualità dei corsi erogati e alla tipologia dell'utenza; in particolare, dalla ricerca apprendiamo che:

  • I CTP sono diffusi, anche se non in maniera omogenea, su tutto il territorio nazionale;
  • sono stati utilizzati quasi 4000 docenti (di cui il 28,46% di scuola elementare ed il 71,54% di scuola media); poco più di ¾ risulta a tempo indeterminato;
  • i corsi attivati sono complessivamente più di 17 mila (17.068), con un notevole incremento rispetto all'anno precedente;
  • i corsi brevi modulari di alfabetizzazione funzionale, che sono l'elemento forte dell'attuale educazione degli adulti, rappresentano i ¾ dell'offerta formativa complessiva (12.286);
  • gli iscritti sono stati complessivamente pari a quasi 400 mila persone, di cui più del 70% (284.922) nei corsi brevi modulari di alfabetizzazione funzionale;
  • in particolare, gli iscritti ai corsi brevi sono prevalentemente donne (64,22% ), hanno tra i 25 e i 40 anni , (46,72%), si dichiarano occupati (54,97%) e sono in possesso di un diploma di istruzione secondaria superiore o di laurea (60,73%).


Il dato complessivo è di indubbio interesse, specie se rapportato a quello dell'anno precedente, perché, tra l'altro, mostra:

  • una tendenza allo sviluppo diffuso degli interventi di educazione degli adulti, segno, tra l'altro, di una crescita sempre più forte della domanda e di una capacità, altrettanto crescente, di risposta dei territori;
  • un significativo incremento dei corsi destinati al potenziamento dell'alfabetizzazione funzionale, così come indica l'Europa quando raccomanda l'adozione di misure destinate a promuovere occupabilità e cittadinanza attiva;
  • una particolare fisionomia dell'utenza, costituita prevalentemente da donne e sempre meno caratterizzata come "utenza debole".


Sono dati certamente interessanti che, però, andrebbero ulteriormente approfonditi ed implementati per consentire una piena valutazione circa l'efficacia degli interventi di educazione degli adulti realizzati in questi anni. Ciò nonostante, da essi è possibile ricavare utili indicazioni, per la configurazione futura dell'educazione degli adulti, anche in rapporto all'obiettivo complessivo di crescita occupazionale fissato dal Governo: raggiungere - entro il 2006 - un livello del tasso di occupazione complessivo pari al 58,5% (5 punti in più rispetto al 2000) a fronte di una media europea del 70%.

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