Logiche di mercato
Riccardo Ghinelli - 04-04-2003
I FATTI


Quando, anni fa, il Ministero della Pubblica Istruzione diede il via ai progetti di Educazione alla Salute (Progetto Giovani) si aprì la possibilità per Enti ed associazioni di collaborare con le Istituzioni scolastiche per attuare iniziative rivolte alla prevenzione della tossicodipendenza attraverso la promozione del benessere della persona.
Per tali iniziative lo Stato erogava fondi vincolati per questo uso.
Con l’entrata in vigore dell’autonomia scolastica sono però cambiate molte cose.
Mentre prima il bilancio di ogni Scuola riceveva i fondi con una destinazione rigidamente determinata, ora ogni Istituzione Scolastica riceve una somma complessiva sulla quale ha ampi poteri discrezionali. La Scuola quindi oggi è più libera disporre delle risorse come crede. Questo vuole però anche dire che oggi l’attuazione di programmi di prevenzione è lasciata alla volontà delle singole Istituzioni scolastiche (o meglio dei loro Dirigenti), che possono ance decidere di dare la priorità, ad esempio, all’acquisto di nuovi computer multimediali, trascurando totalmente altre attività.
Le novità non sono finite. Agli Enti locali ( Province e Regioni ) sono stati attribuiti nuovi compiti (e quindi nuovi fondi) che comprendono anche interventi nell’ambito della didattica. Particolare non da poco: gli Enti Locali non possono erogare fondi, ma solo fornire beni e servizi e quindi possono finanziare una serie di attività da proporre alle Scuole, anche in convenzione con Enti ed Associazioni.
Lo Stato ha quindi rinunciato a intervenire direttamente? Non del tutto.
Durante un convegno a San Patrignano il Ministro Moratti ha annunciato il lancio del progetto “Enjoy” con l’obiettivo di rendere disponibili le strutture delle scuole per l’uso pomeridiano. Detto così potrebbe ricordare le norme già esistenti sulle attività integrative. Ma c’è una novità: per attuare il progetto (inizialmente destinato a venti scuole) il Ministero stanzia circa dieci milioni di Euro in tre anni. Questi fondi andranno ad una serie di associazioni scelte dal Ministero: San Patrignano, CSI (Centro Sportivo italiano), Acli e Compagnia delle Opere di Comunione e Liberazione. Quindi anche queste associazioni, oltre agli Enti locali, grazie ai soldi ricevuti potranno presentarsi alle Scuole con proposte gratuite.
In definitiva oggi le scuole possono trovarsi di fronte a un ventaglio di proposte, alcune delle quali sponsorizzate dagli Enti locali o dallo Stato (e quindi gratuite) altre invece da attuare con i fondi del proprio bilancio. E, a quanto pare i soldi per le Scuole e gli Enti locali diventano di anno in anno sempre di meno.
Possiamo allora parlare di scelte autonome delle Scuole? O c’era più autonomia quando non c’era l’Autonomia?
Dal punto di vista delle associazioni, poi, appare evidente la convenienza di farsi sponsorizzare da un Ente locale, ma questo può voler dire anche essere condizionati sul piano politico. Se una associazione di volontariato prendesse una posizione critica verso un Ente locale potrebbe correre il rischio di non vedersi rinnovare la convenzione e quindi essere tagliata fuori dal lavoro nelle scuole.


RIFLESSIONI


A livello etico aspetto l’avvento di una economia che si basi sulla convinzione che, come ha detto Giovanni Paolo II, l'inclinazione al dono sia insita nel fondo genuino del cuore umano: ogni persona avverte il desiderio di entrare in contatto con gli altri, e realizza pienamente se stessa quando agli altri liberamente si dona.
I n attesa che questa economia trovi le parole per esprimersi, mi limito a ricercare le ragioni per cui ritengo che applicare le regole del mercato alla scuola in particolare e ai servizi in generale sarebbe un grosso errore.
L’economia liberista sostiene che la concorrenza possa abbassare i prezzi e dare prodotti migliori.
Ma nei testi di economia politica già si precisa che il prezzo minimo si può conseguire solo se si soddisfano condizioni ben precise. Ma se allarghiamo il discorso alla qualità si vede che la cosa si fa anche più complicata. Si possono infatti trovare una serie di condizioni necessarie perché un servizio possa efficacemente essere affidato al mercato. Nel caso della scuola queste condizioni non si verificano.
Innanzi tutto la concorrenza deve esistere, devono cioè esserci diversi competitori accessibili sul territorio. Se questo è possibile nelle città fino alle scuole medie, diventa illusione nei piccoli paesi e per la scuola superiore. Se c’è una scuola elementare a pochi chilometri da casa, solo genitori fortemente motivati sceglieranno un’istituzione diversa per i propri figli. A livello delle superiori si aggiunge anche la variabile dell’indirizzo di studi, per cui potrebbe essere difficile reperire un Istituto dell’indirizzo prescelto ad una distanza ragionevole. La conseguenza, guardando le cose dal lato dell’offerta, è che la scuola potrebbe anche trascurare la qualità, essendo in posizione di monopolio, almeno per un gruppo di utenti.
Le stesse leggi dell’economia, poi, vanno contro la moltiplicazione dell’offerta: per le cosiddette “economie di scala” più una scuola (o un’azienda) è grande, meno costa il prodotto. Quindi è illusorio che si verifichi contemporaneamente la pluralità dell’offerta e l’economicità del servizio.
Anche supponendo che la concorrenza esista, una condizione importante è quella che l’utente sia in grado di dare un giudizio sul servizio. Anche qui la situazione può essere diversa per i diversi gradi di istruzione. Per le superiori ho l’impressione che gran parte dell’informazione sia in mano a quello che viene comunemente spacciato per “orientamento” e che sarebbe più giusto chiamare “pubblicità”.
Altra condizione perché si faccia sentire la concorrenza è che l’acquisto (o la fruizione del servizio) sia ripetibile. Ci sono scelte che si fanno una sola volta nella vita, come quella del corso di studi. Una volta scelta una scuola è difficile che si cambi, anche se vengono promesse “passerelle” che restano per lo più sulla carta. Quindi una pubblicità ingannevole “paga” in termini di iscrizioni che difficilmente verranno revocate, anche per problemi come il costo dei libri o il disagio di interrompere un rapporto con i compagni di classe.
Tutto questo fa si che una scuola affidata alla concorrenza non dia alcuna garanzia di miglioramento e che quindi molte della promesse dell’autonomia scolastica siano destinate a rimanere lettera morta senza un forte controllo statale. Ma sembra che si vada nella direzione opposta.

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