Dove trovare parole di pace
Noemi Lovei - 03-04-2003
Nel rumore assordante della violenza o nel cupo e vuoto silenzio di quanti hanno perso sia la ragione che il cuore, le PAROLE DI PACE hanno bisogno di essere trovate. Devono essere cercate e riscoperte un po’ dentro di noi e un po’ tra le parole di chi riesce, da sempre, ad esprimere e regalare parole gentili e allegre, parole di solidarietà e di speranza.

UN MAGICO DITALE

Ci vorrebbe qualcosa di magico! Un oggetto potente e miracoloso, in grado di mettere fine a spari e bombe. Un oggetto che fosse capace di far svanire la rabbia e l’odio.
Ad esempio un ditale, proprio come quello uscito dalla fantasia di Guido Quarzo (chissà quanta immaginazione e quanta volontà ci vorrebbero per farlo diventare reale!).
Nel suo libro intitolato “Comefuché”, lo scrittore racconta la storia di un ditale che fa “scoppiare” la pace. È solo un’invenzione, ma ai bambini dona un pensiero sereno e pieno di fiducia.

C’era una volta un bravissimo sarto che un giorno non trovò più il suo ditale d’oro.
“Infatti il ditale, rotola rotola, s’era infilato sotto la porta e rimbalzando sui due gradini era finito proprio in mezzo alla via.”
Lo raccolse per primo un pecoraro che passava di lì con il suo gregge; egli lo diede a un fabbro; al fabbro lo rubò un Merlo Rubacchio. Il Merlo stanco di volare, si fermò sopra un ramo, fece un largo sbadiglio e lasciò cadere il ditale.
“Sotto a quel ramo passava un uomo a cavallo, tutto avvolto in un nero mantello, con in testa un cappellaccio di cuoio duro che gli metteva in viso un’ombra scura.
Era Tristo duca di Trieste che andava a far la guerra e sul suo cappellaccio, toc!, cadde il ditale d’oro e si fermò.
Dietro di lui venivano cento soldati stanchi e silenziosi: avevano girato il mondo e combattuto mille battaglie agli ordini del duca.
Infatti, come diceva la canzone:

Tristo duca di Trieste
detestava balli e feste
e di terra andava in terra
sempre in cerca di una guerra.

- Altolà, - fece il duca, - ci accamperemo qua.
Mentre i soldati smontavano da cavallo e si preparavano a passare la notte nel bosco, il duca si tolse il cappellaccio e vide il ditale.
- Che è questo? – domandò.
Perché lui sapeva solo di armi e cavalli e nulla conosceva che non riguardasse la guerra.
- Un ditale, - disse un soldato lì vicino. E nel dirlo gli prese una tale nostalgia di casa, di donne sedute a cucire, di chiacchiere e di vino bevuto in santa pace che incominciò a chiamare gli altri.
- Guardate, un ditale.
- La mia nonna ce n’ha uno uguale!
- La mia moglie n’ha uno d’argento!
- Mia sorella, vedeste, ricama d’incanto!
- E mia suocera allora? Fa certi tortelli!
- Ve l’ho mai detto che c’ho sette fratelli?
- A me, m’aspettano tre fidanzate!
- Mia mamma fa sempre fettine impanate!
A sentire questi discorsi Tristo duca di Trieste diventò tutto rosso per il nervoso.
- Soldati, - sbraitò, - che ciacole sono queste! Basta, silenzio! Dormire! E domani presto sveglia che ci aspetta la battaglia.
Ma ormai i soldati non avevano più nessuna voglia di battaglie e di gloria. Uno alla volta se la svignarono tutti e cento: chi dalla nonna, chi dalla moglie, chi dalla sorella e chi dalle fidanzate. Qualcuno tornò dalla mamma a mangiar cotolette impanate.

E così per quella volta
per via di quel ditale
la guerra non si fece
tantomeglio e menomale.

Al mattino il duca si ritrovò solo e pallido di rabbia, con il ditale ancora in mano.
Preso da un furore tremendo gridò: - Maledetto ditale! – e lo scagliò lontano, così lontano che finì fra le case, in mezzo alla via.
E siccome il Destino si diverte a scherzare con gli uomini, le bestie e le cose, rotola rotola il ditale si piantò proprio davanti alla porta del sarto.”
Il sarto stava appunto scendendo i due gradini, quando “il ditale d’oro gli rimbalzò negli occhi il sole del mattino”. Egli si fermò e lo raccolse subito.


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