breve di cronaca
Se la speranza mitiga il terrore
Come alcune classi della più grande scuola elementare di Taranto vivono il conflitto in atto in Iraq:
"Che tristezza veder morire per la guerra"


Le ragioni della speranza sono qui. Negli occhi e nelle parole di bambine e bambini che, all'improvviso, hanno smesso di fare colazione in compagnia dei loro cartoni preferiti per familiarizzare, giorno dopo giorno, con le immagini e la paura di una guerra che solo i più piccoli relegano in un mondo geografico e mentale lontano. Gli alunni della Livio Tempesta, il più grande circolo di scuola elementare di Taranto, hanno declinato la parola pace in mille forme diverse per respingere la guerra ed esorcizzare i timori. I quaderni, le pareti delle aule e dei corridoi, le finestre, persino le porte, sono tappezzate di cartelloni, ritagli di giornali, disegni, sagome di oggetti che veicolano messaggi di pace e di speranza. La porta di un'aula è rivestita di immagini in bianco e nero che rievocano le tinte fosche dei destini martoriati di tanta gente. La contrasta la porta adiacente, illuminata dai colori della vita.
A scuola si parla di guerra, lavorando sulla pace. La parola «guerra» è messa in minoranza. Tutt'al più trova spazio nella canzone «La guerra di Piero» di Fabrizio De André, su cui sta lavorando l'insegnante Maria Luciana Sansone. Ma le immagini che la tv manda in onda sono ormai sedimentate nella mente di questi uomini e donne di domani. I bambini - come le più recenti indagini nazionali confermano - sono sempre più incollati davanti al video. Vogliono sapere. Cercano risposte alle loro domande. Lo spartiacque è intorno ai 9/10 anni: a quell'età, improvvisamente, si è in grado di comprendere che le immagini in tv non sono una fiction o un gioco virtuale, bensì la realtà. Che insidia e minaccia chiunque. Per questo, con la schiettezza che appartiene a quest'età, affermano: «Abbiamo paura». Ma cosa colpisce loro? E quali sollecitazioni nascono nelle loro giovani menti? In V B, Michaela è dispiaciuta soprattutto «per quelle persone che muoiono». Ciro è colpito da «quei bambini che prima avevano una casa e ora non ce l'hanno più». Raffaele guarda spesso la Tv col suo papà assillandolo con tanti perché, e si dice rattristato «per quella gente che soffre sotto i bombardamenti» e «quegli americani che sono rimasti intrappolati».
Gianmarco si sforza di capire le cause e poi si chiede «se l'obiettivo era inizialmente Bin Laden, cosa c'entra ora l'Iraq?» Giuliana teme che il conflitto in atto «possa diventare una guerra santa ed a quel punto essere tanto più difficile e lunga». Ilaria, a volte, deve confortare la sorella più piccola che le chiede il perché di quelle immagini in tv e, al pari di mamma e papà, anche lei le dice: «non è niente». «E invece - prosegue - la realtà è un'altra. Perché non si sono arresi? Lo so che ci sono interessi economici. O forse c'è ancora dell'altro?» «Ci si poteva mettere d'accordo», è il parere di Giuseppe. Paolo è colpito soprattutto nel vedere «quella povera gente che non trova più acqua e corre per disperazione». Arianna ha impressi «quei volti coperti: immagini dolorose che preferisco non vedere». Silvia, in compagnia del papà, si spinge a vedere cosa riferiscono le emittenti straniere e ciò che la colpisce sono i bombardamenti.
In V A, il clima non è diverso. Naomi ormai preferisce i tg ai cartoni: «Voglio informarmi e mi dispiace tanto per quei bambini». Raffaele ha una sua opinione su chi è innocente («chi non vuole la guerra») e su «chi no» («i militari di Saddam»). E prosegue: «Mi hanno impressionato le immagini di cattura e di maltrattamenti degli americani». Incalza Francesca: «Sì, la guerra mi interessa. Mi interessano quelle persone che vivono in Iraq e gli americani che da un momento all'altro potrebbero morire. Io direi di abbandonare i motivi economici e pensare di più al popolo». Stefano è colpito da ciò che fanno i kamikaze. Hermes si chiede come facciano ad ammazzare tanti innocenti. Francesco è impressionato dal «coraggio di coloro che vanno in guerra e che subiscono anche maltrattamenti». Federica si dice stupita del fatto «che le famiglie non piangano i loro figli che vanno a fare i kamikaze». Sulla stessa scia, Simona: «Saddam da soldi alle famiglie di chi si lascia esplodere. Ma come si può vendere la vita di un figlio?» La loro insegnante, Maria Gabriella Di Giulio, aggiunge: «Quello che i ragazzi ancora non possono comprendere è il legame tra gli interessi economici, che costantemente ci sforziamo di ricercare in ogni fenomeno storico, e la necessità di ammazzare tanta gente. Per loro, per noi, l'interesse per la gente è prevalente».
In IV B, Ilaria sa che «la guerra distrugge le famiglie e la vita» e non vorrebbe vedere più immagini di «quelli che colpiscono ed uccidono». Alessandro si dice rattristato dai «volti dei marines catturati». Angelica: «Quando guardo la tv, penso che si tratta di fuochi d'artificio. Invece, sono bombe». Gianmarco (III F) dice che «la guerra è ingiusta e non risolve nulla» e che vorrebbe «vedere tutt'altre immagini in tv». Roberta (III F): «Muoiono tante persone per colpirne delle altre. Sono brutte quelle immagini di tanta gente morta distesa per terra». Nelson e Maria Teresa (II A) a volte guardano il tg con mamma e papà. La guerra? Sì, è lì in tv. E' una cosa vera o no? Un «sì» poco convinto resta soffocato nel loro sorriso.



Maria Rosaria Gigante

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