breve di cronaca
Resterà la bocciatura ogni anno?
Corriere della Sera - 01-04-2003


Pronta a sparire la valutazione biennale prevista dalla riforma Moratti. La novità sarà nei decreti attuativi


ROMA - Riforma all’insegna del rigore. Chi ha delle insufficienze gravi sarà bocciato a giugno. Non potrà più contare su «debiti formativi» o «sei rossi». La «sentenza» del consiglio di classe non potrà essere rinviata, in previsione di un possibile recupero. Non sarà concessa neppure la possibilità di posticipare il giudizio alla fine dei bienni didattici previsti dalla stessa riforma. Ad anticipare come funzionerà la valutazione è il responsabile scuola di An, Giuseppe Valditara. Il parlamentare ha chiesto, in nome della serietà della scuola, che sia fermato alla fine di ogni anno chi «non ha dimostrato serietà e impegno». E la Moratti gli ha dato ragione: «Il ministro mi ha personalmente assicurato che ritorneranno le bocciature annuali».

LA PROPOSTA - Per il responsabile istruzione di An la riforma della scuola da poco approvata va nella direzione di una scuola più rigorosa, però contiene un rischio: la valutazione, e quindi l’eventuale bocciatura, ogni due anni. Nel progetto di scuola del ministro Moratti non c’è più il debito formativo, ovvero l’insufficienza che è possibile trascinare, come accade oggi, per l’intero corso di studi. E’ previsto invece un nuovo meccanismo di valutazione collegato alla scansione dell’attività didattica in bienni. «Ai docenti - è scritto nella legge di riforma - è affidata la valutazione dei periodi didattici ai fini del passaggio al periodo successivo». I ragazzi con delle lacune hanno 24 mesi per mettersi in pari. Ma se alla fine si ritrovano anche solo con due delle insufficienze dell’anno precedente, allora ripetono. Per Valditara questo meccanismo potrebbe indurre molti giovani a impegnarsi solo nel secondo anno. Col rischio di saltare parti importanti dei piani di studio. E di ritrovarsi con basi culturali piuttosto fragili. Meglio per lo studente e il suo futuro che il pericolo della bocciatura incomba sempre. Ma ora il ministro Moratti e il suo staff dovranno risolvere un problema complicato: i bienni didattici contrastano con le bocciature annuali.

- Aumenterà i numero dei respinti? E’ molto probabile che accada. A meno che, come sostengono fonti non ufficiali al ministero dell’Istruzione, i ragazzi non riscoprano l’interesse per lo studio grazie a nuovi programmi. Se così non fosse, però, ci troveremmo con percentuali di ripetenti abbastanza preoccupanti. L’attuale tasso delle bocciature non è affatto basso. Nel primo anno nei tecnici e nei professionali il 27 per cento dei ragazzi viene respinto. In quello successivo la percentuale scende al 20. Nei licei undici studenti su cento non superano l’ostacolo del primo anno. Dall’esame di stato di terza media il 47 per cento dei ragazzini approda alle superiori con un «sufficiente» che assomiglia molto a un eufemismo. Secondo alcuni esperti, però, l’alto numero di bocciature e i risultati non brillanti negli esami dipenderebbe anche da piani di studio enciclopedici, carichi di discipline e di ore, che non incontrano l’interesse dei ragazzi.


LA CRITICA - Per il pedagogista Benedetto Vertecchi «non c’è nessun legame apprezzabile tra bocciature e qualità dell’educazione». «Credo che si debbano fare due discorsi distinti - ha osservato Vertecchi -. Nei primi otto anni di scuola non ha senso usare lo spauracchio della bocciatura. Il problema semmai è quello di assicurare al bambino fino ai 13 anni un’esperienza di livello qualitativo elevato, costi quel che costi. Dopo è diverso - ha aggiunto il pedagogista -. Ma invece delle bocciature massicce sarebbe meglio reintrodurre gli esami di riparazione, una soluzione meno devastante».


Giulio Benedetti

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