breve di cronaca
I bimbi iracheni: “Non vale la pena di vivere”
Il Nuovo - 01-04-2003

Il 40% dei piccoli iracheni dichiara che, con l'incubo del conflitto e 12 anni di embargo, la vita non ha senso. L'Onu annuncia: metà delle vittime dell'attacco a Baghdad saranno bambini.


BAGHDAD – Metà delle vittime irachene del conflitto contro Saddam Hussein sarà composta da bambini. Il 40 per cento di loro, regolarmente minacciato dalla guerra e sottoposto a 12 anni di sanzioni, dichiara agli psichiatri: “Non vale la pena di vivere”. Non solo. Il 46% de piccoli crede di non vivere tanto a lungo da diventare adulto e il 72% teme che qualcosa di terribile stia capitando a lui e alla sua famiglia. Questo il tragico scenario redatto da medici, psichiatri, studiosi ed esperti di diritto umanitario e di interventi d’emergenza che, dal 19 al 26 gennaio scorso, hanno intervistato oltre cento famiglie a Baghdad e dintorni. L’analisi, redatta dall’International Study Team e sostenuta da numerose organizzazioni non governative statunitensi, canadesi e norvegesi, paragona la condizione degli attuali 13 milioni di bimbi iracheni rispetto agli stessi minori della prima Guerra del Golfo. Il risultato è sconcertante: la vulnerabilità dei più piccoli è, oggi, molto più alta rispetto al 1991.


I bambini, vittime predestinate.
Rispetto a una decina di anni fa, ad esempio, oltre mezzo milione di bambini soffre oggi di malnutrizione. Dal 1990, infatti, la mortalità infantile al di sotto dei cinque anni è triplicata. Ben il 70 per cento di loro, poi, soffre di diarrea e malattie respiratorie. In caso di guerra, e indipendentemente da un eventuale bombardamento missilistico, la possibilità di sopravvivenza si riduce al minimo. Anche perché, insistono gli analisti, la distruzione del sistema di distribuzione dei viveri durante un conflitto armato avrebbe tragici effetti sullo stato nutrizionale dei bimbi. Secondo l'Unicef , nel 2002 il 23% dei minori era cronicamente malnutrito, contro il 18% del 1991.

Sanità a picco, emergenza a rischio.
Peggiorato, rispetto al 1991, anche il sistema sanitario iracheno. Lo rivela la stessa Onu secondo cui, in caso di attacco, gli ospedali finirebbero le scorte di medicine in sole tre settimane, mentre almeno mezzo milioni di civili avrebbe un’immediata necessità di assistenza. Rispetto ai 450 milioni di dollari a disposizione del budget sanitario iracheno, su una popolazione di meno di 20 milioni, oggi Baghdad può investire in Salute solo 20 milioni di dollari, mentre gli abitanti sono aumentati di almeno tre milioni di unità. Non solo. A essere messo a dura prova è anche il sistema idrico del Paese. Solo il 60 per cento degli iracheni, oggi, ha accesso all’acqua potabile.

Gli incubi della guerra.
Ma i danni non saranno solo fisici. Un’equipe di neuropsichiatri infantili ha messo in evidenza l’impatto psicologico di una guerra sui più piccoli, continuamente minacciati da una guerra imminente e da 12 anni di embargo. Molti bambini, secondo gli studiosi, soffrono di depressione e di incubi permanenti, mentre il 40 per cento di loro sostiene che non valga la pena vivere. La stessa percentuale, puoi, dichiara di avvertire un forte senso di solitudine. Insonnia (38% degli intervistati), difficoltà a concentrarsi (35%) e aggressività (36%) sono solo alcuni dei sintomi dello stato mentale dei più piccoli.

Le testimonianze dei piccoli .
Incertezza, paura, dolore continuo. Ecco cosa provano i bambini iracheni, ascoltati dagli psichiatri giunti in Iraq. "Ho paura, ogni giorno, che tutti possiamo morire - dice Hind, 13 anni -. Cosa posso fare, se rimarrò solo?". E ancora: "Un mucchio di bimbi iracheni morirà - dice Aesar, 10 anni, immaginando di mandare un messaggio a Bush - e tu lo potrai vedere in tv". Nell'immaginario infantile, poi, la guerra prende forma. "Hanno pistole e bombe - racconta Assem, 5 anni - e l'aria diventerà fredda e calda. E noi bruceremo molto". Ma i sogni, quelli belli, almeno per i bimbi rimangono. E il 66% si dice, alla fine, "molto ottimista del futuro", anche se il 43% pensa "spesso" alla guerra".

Melissa Bertolotti
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 ilaria ricciotti    - 01-04-2003
Molti di noi adulti possono essere orgogliosi dell'affermazione di queste piccole vite. Siamo proprio degli adulti esemplari degni di rispetto. Dovremmo vergognarci per le sofferenze che staimo causando a numerosi bambini; dovremmo vergognarci di non essere all'altezza di regalare loro un sorriso; dovremmo vergognarci di averli fatti nascere per poi incutere in loro il desiderio di morire.
Tutto questo è stramaledettamente schifoso ed inaccettabile.

 ilaria ricciotti    - 02-04-2003
Acora una volta sono meravigliata di una categoria che sta a contatto con i giovani ed i bambini e che non ha nulla da commentare in merito a questa e ad altre tematiche. E' chiaro che ci interessa molto di più il nostro orticello, che sta subendo uno scossone sismico, piuttosto che intervenire anche su tematiche dolorose ed umilianti per l'umanità come questa.
Non ho parole per esprimere il mio disappunto.