A proposito di valutazione ...
Omer Bonezzi - 27-03-2003
A Paestum abbiamo ragionato sulla valutazione. Lo abbiamo fatto avendo di fronte un fatto nuovo, la legge Moratti che prevede un apposito art. 3 su “Valutazione degli apprendimenti e della qualità del sistema educativo di istruzione e di formazione”. In questo articolo si parla di valutazione, degli apprendimenti e si sostiene che la “certificazione delle competenze da essi (alunni) acquisite”, sono affidate ai docenti interessati. Come mai il legislatore ha sentito il bisogno di scrivere in una legge quanto in realtà era già naturalmente proprio del docente: la gestione della valutazione? E intanto, mentre si afferma ciò, si scrive che “l'Istituto nazionale per la valutazione del sistema di istruzione effettua verifiche sulle conoscenze e abilità degli studenti”. In sostanza si rende obbligatoria da parte dei docenti la somministrazione dei test decisi dall’ Invalsi. La valutazione diventerà per i docenti la somministrazione di test decisi altrove? D’un sol colpo viene limitata,e consegnata ad un ente esterno, la gestione della valutazione degli apprendimenti e quindi viene limitata la libertà d’insegnamento attraverso la compressione dell’azione valutativa dei docenti. Nessuno potrà più sottrarsi, anche se le prove dell’INVALSI saranno lesive dell’autonomia didattica della scuola, autonomia garantita dal titolo V della Costituzione. L'esame di Stato poi, nella versione Moratti, “considera e valuta le competenze acquisite dagli studenti e si svolge su prove organizzate dalle commissioni d'esame e su prove predisposte e gestite dall'Istituto nazionale per la valutazione del sistema di istruzione, sulla base degli obiettivi specifici di apprendimento del corso ed in relazione alle discipline di insegnamento dell'ultimo anno”. Qual è il senso di questo intreccio tra esame e competenze acquisite? Si è depotenziato in tutti i modi il ruolo e la funzione dell’esame di Stato, che deve certificare un diritto riconosciuto dalla Costituzione, si è inseguito un modello valutativo frantumato per depotenziarne il significato. Una battaglia antica contro il valore legale del titolo di studio viene condotta senza tregua dalla Confindustria che è consapevole che l’istruzione, se è un diritto, deve essere certificata dallo Stato, se diventa una merce può benissimo non esserlo. L’invalsi si occuperà poco della valutazione della qualità del sistema, molto della valutazione degli apprendimenti. Il sistema che nascerà sarà invasivo e talmente cementato con la certificazione finale che sarà impossibile separarli. Per la prima volta viene tentata l’operazione di separazione tra l’azione educativa e la sua valutazione. Oggi svolge il ruolo di valutazione l’INVALSI, domani - perchè no?- questo ruolo potrà essere svolto da agenzie private. In fondo nella logica di mercificazione universale che caratterizza i sostenitori della globalizzazione del commercio tutto si tiene, compresa la privatizzazione della certificazione delle competenze. Riteniamo quest’articolo di legge un colpo alle pratiche di autoanalisi ed autovalutazione delle scuole, siamo alla nullificazione delle buone pratiche che il decreto sull’autonomia aveva liberato. Con un decreto attuativo l’INVALSI verrà rifondato e piegato ai suoi nuovi fini. Un organismo così delicato da chi sarà diretto? Con quali criteri di validità scientifica e correttezza politica saranno scelti gli indicatori? Quali garanzie di trasparenza saranno date al mondo della scuola? Il prossimo anno saranno circa 9700 le scuole che aderiranno ai progetti di valutazione dell’Invalsi, che si è presentata come agenzia di servizio delle scuole dell’autonomia. Molte scuole sperano di trovare informazioni di natura comparativa per poter meglio sviluppare le proprie capacità di autonalisi e di autovalutazione, ma dovranno fare i conti con l’art . 3 della legge Moratti.

Sul tema della valutazione in questi anni abbiamo sentito di tutto. Si è parlato di valutazione di sistema, di valutazione di istituto e di autovalutazione, di valutazione degli apprendimenti e di valutazione degli insegnanti. Una grande parola che comprende troppe cose. Non neghiamo l’importanza della valutazione ma, per attuarla, occorre chiarire le ragioni politiche che chiedono una seria valutazione. Anche il forum mondiale dell’educazione ha recentemente chiesto che ci fosse un buon sistema di valutazione della scuola. Dobbiamo decidere insieme cosa vogliamo valutare e perché. Siamo alla quadratura del cerchio, si tende a privatizzare la conoscenza, che è una ricchezza illimitata, alla stregua di risorse limitate, come la terra. E’ questo un processo difficile, perché non è facile ingabbiare le conoscenze. La ragione ce la spiega bene un proverbio cinese che recita: “Se ciascuno di noi due ha un uovo e ce lo scambiamo, ognuno di noi avrà un uovo. Se ciascuno di noi due ha un’idea e ce la scambiamo, ognuno di noi avrà due idee.”
I processi valutativi fanno i conti con lo stesso quadro di problematicità. Se si pensa ad una valutazione di controllo della elaborazione intellettuale essa è condannata al fallimento. In passato è stata tentata un idea così “rispecchiante” della valutazione. Era apparentemente apolitica, non aveva individuato le ragioni politiche interne ed esterne al sistema della valutazione. Era quindi strumentale a riprodurre l’esistente, riprodurre le differenze sociali dei soggetti e delle scuole. Potremmo definire questo tentativo come un tentativo aziendalista di promuovere, tramite la valutazione, una perniciosa idea della competizione, un’ idea di cui si possono trovare tracce nella convinzione che il mercato sia il massimo regolatore della vita e della società. Stiglitz, premio Nobel, in un bel libro ci dimostra che non è così. Di questo modello ne sanno qualcosa gli insegnanti inglesi, che, alle prese con questa attività di certificazione, ritengono che essa renda assolutamente odioso il loro mestiere.
Ebbene noi non vogliamo una valutazione rispecchiante, non vogliamo sanzionare i più bravi per il gusto di affermare delle gerarchie e con esse una ideologia. Un altro bel libro: La fine della società della Competizione di Alfie Kohn, sociologo americano, illustra e spiega come nella società della conoscenza, davvero non più fordista, sia impossibile agire con una logica competitiva. La competizione è rimasta una ideologia e come tutte le ideologie è destinata a lastricare di sofferenze le strade al suo passaggio. Noi vogliamo invece una valutazione promozionale, cooperativa, utile per fare coincidere i fini impliciti della scuola con i fini espliciti: quelli previsti nella Costituzione. Vogliamo perciò una valutazione corretta politicamente, ogni indicatore che l’INVALSI vorrà proporre dovrebbe passare al vaglio di una bella discussione di merito. Vogliamo delle mappe semplici ed efficaci, perché la valutazione deve diventare uno strumento per fare scuola, non la ragione del fare scuola, come accade nei paesi anglosassoni. Infine sempre per segnalare quali nuovi patologie produca una cultura dei test è significativo ciò che scrive Alfie Kohn sui disastri della scuola USA. Kohn ci parla di test surreali, affidati ad agenzie esterne, e ci dimostra che dei buoni compilatori di test che vivono in attesa di compilare altri test possono arrivare alla fine degli studi capaci di superare test ma incapaci di saper scrivere. Affidare tutte le verifiche oltre che le valutazioni a dei test sta creando problemi non piccoli alla scuola USA. Crediamo che la legge Moratti, espropriando della prerogativa della valutazione gli insegnanti, compia un atto lesivo di un diritto Costituzionale. Pensiamo che un sistema cogente così centralizzato della valutazione, come prevede l’art 3, umili l’indipendenza professionale dei docenti e le prerogative delle scuole autonome. C’è materia per chiedere ad un Tribunale della Repubblica un chiarimento. Crediamo che un’altra valutazione sia possibile, deve però essere politicamente corretta e trasparente. Per questo riteniamo che il centro della valutazione debba essere la scuola dell’autonomia didattica, per cui vanno favorite e rivendicate tutte le esperienze di autonalisi e di autovalutazione che appartengono alle nuove prerogative delle scuole. L’autovalutazione la vogliamo difendere ed implementare anche perché dalla nostra abbiamo la Costituzione Italiana. Non siamo contro la valutazione, siamo per una valutazione ecologicamente compatibile ed antiaziendalista.


interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Isa Cuoghi    - 30-03-2003
Caro Bonezzi, sono d'accordo con quanto scrivi.
La valutazione la ritengo importante soprattutto come auto-valutazione del percorso che sta facendo l'insegnante, per poter correggere e dimensionare l'intervento didattico in base alle risposte dei bambini.
Vorrei però anche chiederti cosa ne pensi di tutto quell'impianto valutativo che Berlinguer aveva predisposto per le scuole, al tempo in cui era ministro per il centrosinistra.
Mi riferisco alle schede di valutazione (se ben ricordo cambiate per 3 volte in 3 anni) ed anche a tutti quegli input sui diversi stili di programmazione.
Anche allora vennero mandate alle scuole senza consultare nessuno.
Non nego che la figura di Berlinguer fosse molto superiore come capacità e cultura di quella del ministro attuale, (che nelle scuole evidentemente non ciè mai entrato, e nemmeno si è informato..lo dimostra molto bene la sua riforma..) ma non credi che il vizio di imporre alle scuole qualcosa di pre-definito in altri luoghi sia un metodo da contestare e contrastare anche quando a proporlo sono gruppi politici affini al nostro pensiero?
Un saluto, ciao
Isa Cuoghi

 Marivanna    - 30-03-2003
Alla fine dell'articolo...t'avrei voluto abbracciare!! E' ciò su cui si discuteva proprio nella nostra scuola , martedì...E se ,diventassimo tutti disobbedienti?!
Un insegnante sarda arrabbiata!
Marivanna

 franco ricci    - 01-04-2003
E le vertecchiate della riforma Berlinguer? Non mi pare sia cambiato molto.

 Claudia    - 02-04-2003
E il Portfolio? Certifica le competenze, o meglio autocertifica perchè ormai nella valutazione ci entrano tutti , tranne i docenti e i consigli di classe.
E poi la solita buffonata: valutazione biennale nella legge appena approvata, anzi no, siccome siamo seri (AN), annuale, se no gli studenti si impegnano solo alla fine del biennio!
Più leggo cose, più mi viene voglia di mollare tutto.
Del doman non c'è certezza, le prese di posizione della ministra sono più mutevoli del tempo in primavera. Speriamo arrivi presto l'estate!