Non uno di meno
Scuola Er - 26-03-2003
"Una proposta utile e realizzabile che amplia e qualifica le opportunità formative per tutti e per tutta la vita"

Approvato dalla Giunta Regionale il progetto di legge su scuola e formazione.


Una proposta di legge regionale per non lasciare indietro nessuno. Per consentire a tutti i ragazzi e le ragazze di arrivare al diploma o alla qualifica professionale. Per impedire che i giovani della nostra regione siano costretti troppo precocemente - e definitivamente - a scegliere tra l'istruzione o la formazione professionale, tra un percorso di istruzione e l'avvio al lavoro.
Dopo una consultazione iniziata a fine settembre - che ha visto la partecipazione diretta ad incontri e seminari di oltre 2000 persone - il progetto di legge regionale su scuola e formazione professionale è quasi giunto al traguardo. I tempi dell'approvazione consentiranno l'applicazione delle norme - o comunque una prima sperimentazione delle stesse - già a partire dal prossimo anno scolastico 2003-2004. Il progetto di legge che verrà presentato al consiglio regionale, dalle prime formulazioni ad oggi, ha tenuto conto di quasi 200 tra pareri e osservazioni raccolti nel corso delle audizioni, nonché dei numerosi incontri che si sono tenuti nel territorio.
È stato dunque un lungo percorso, quello del progetto di legge, che ha consentito al testo di arricchirsi, grazie ai contributi dei protagonisti della scuola e della formazione professionale. Gli articoli del pdl sono il frutto di un lavoro collettivo del resto non ancora concluso: è ancora possibile emendare, migliorare. La giunta promuoverà e parteciperà ad incontri per continuare il percorso di ascolto che l'assessore Bastico ha voluto avviare nell'autunno scorso. "Abbiamo voluto costruire una legge utile e realizzabile - afferma l'assessore Bastico - che sostenga la scuola e la formazione professionale a raggiungere l'obiettivo, per noi fondamentale, di innalzare il livello di sapere per tutti e per tutta la vita." O, per dirla col titolo stesso del progetto di legge, per raggiungere "l'uguaglianza delle opportunità di accesso al sapere, per ognuno e per tutto l'arco della vita, attraverso il rafforzamento dell'istruzione e della formazione professionale, anche in integrazione fra loro".

Il biennio integrato, alternativa alla scelta precoce e al doppio canale

Il progetto di legge intende accompagnare il percorso dei ragazzi al termine della scuola media con un biennio formativo integrato che, a seconda dell'istituto scolastico prescelto, conterrà insegnamenti di cultura generale, competenze trasversali e contenuti professionalizzanti. Un positivo intreccio tra sapere e saper fare che si basa anche su stage e tirocini, su azioni orientative e percorsi più personalizzati. "A 13 anni - spiega l'assessore Bastico - è impossibile fare una scelta consapevole circa il proprio futuro. Per questo l'obiettivo del biennio integrato - prosegue l'assessore - non è solo quello di dotare tutte le ragazze e i ragazzi di una cultura di base che possa consentire loro l'apprendimento di saperi che rafforzeranno la loro identità di cittadini consapevoli, ma anche quello di permettere ai giovani di poter cambiare idea, passando dal sistema dell'istruzione a quello della formazione o viceversa. Senza un'offerta formativa integrata di base, chi a 13 anni inizia un percorso nella formazione difficilmente potrà tornare sui suoi passi: troppo onerosi sarebbero i debiti formativi da recuperare per poter rientrare nel sistema dell'istruzione". Con tale percorso, che prevede il reciproco riconoscimento delle competenze acquisite e dei crediti formativi, sarà realisticamente realizzabile un meccanismo di "passerelle " tra un sistema e l'altro. "Il biennio integrato - spiega Bastico - eviterà inoltre la creazione di un doppio canale tra istruzione e formazione, sfuggendo al rischio di creare una scuola di serie A (l'istruzione, ovvero il sistema dei licei) ed una di serie B (le scuole professionali e tecniche)".


L'integrazione tra istruzione e formazione professionale

La strategia di integrazione, finalizzata al superamento dei canali formativi separati tra loro, è uno dei punti caratterizzanti l'intero progetto di legge. È volta a connotare l'offerta formativa attraverso un forte intreccio tra conoscenze teoriche e applicazioni pratiche; a rafforzare il valore della cultura tecnico-professionale e a introdurre metodologie di apprendimento basate su concrete esperienze e sulla conoscenza degli ambienti e dell'organizzazione del lavoro, al fine di rafforzare la formazione alla cittadinanza, la maturazione di scelte consapevoli e le possibilità occupazionali delle persone. L'integrazione è la premessa perché i crediti formativi comunque conseguiti possano essere utilizzati anche in altro percorso formativo, senza ricominciare da zero e senza disperdere gli sforzi compiuti. L'integrazione è elemento presente nell'intero sistema formativo, concretizzandosi sia nell'obbligo formativo, sia nella formazione superiore (IFTS) sia nella formazione post-laurea (master di I° e di II° livello) sia nell'educazione degli adulti.

La continuità della didattica

La proposta di legge regionale punta a costruire progetti di continuità tra il nido e la materna, e tra la materna e le elementari, progetti che siano capaci di differenziare i percorsi educativi a seconda dei ritmi individuali di crescita. La stessa idea di continuità viene proposta anche per sostenere i bambini nel passaggio dalle elementari alle medie. Strumenti importati per realizzare tale continuità sono gli istituti comprensivi, di cui si propone un'ampia diffusione sul territorio regionale, e la progettualità didattica congiunta tra docenti. "Crescere e imparare - commenta l'assessore Bastico - non è una gara, ma viceversa un percorso che deve portare tutti al traguardo. Attraverso la continuità dei cicli didattici vogliamo favorire il rispetto dei ritmi di crescita di ogni bambino".

La scuola fuori dalla scuola

Il pdl prevede che anche fuori dalla scuola, in particolare per i ragazzi che si trovano in difficoltà, vengano creati percorsi che li sorreggano nell'apprendimento con il coinvolgimento dei servizi socio-educativi del territorio, del privato sociale e degli enti di formazione. In particolare saranno realizzati progetti di continuità scolastica tra scuola ed ospedale; di recupero scolastico, formativo e di orientamento per adulti in carcere; di recupero scolastico e di reinserimento nel percorso formativo per adolescenti con problemi di disagio sociale, mentale o collegato a dipendenze; di recupero scolastico e formativo, oltre che di orientamento, per adulti inseriti in comunità per tossicodipendenti. Spiega l'assessore Bastico: "Non lasciare indietro nessuno, cioè ridurre al minimo la dispersione scolastica e formativa, consentendo anche agli adulti percorsi di recupero, è un obiettivo difficile. Per questo abbiamo previsto strumenti di supporto alla scuola anche fuori dalle aule. La scuola di questa regione ha già fatto molto in questa direzione: la dispersione scolastica in Emilia-Romagna è intorno al 10%, 1/3 rispetto alla media nazionale. Tuttavia bisogna continuare lungo questa strada: non è ammissibile che ancora oggi ci siano ragazzi e ragazze senza istruzione, senza titoli spendibili sul mercato del lavoro, abbandonati a un futuro a rischio di sottoccupazione ed emarginazione".

L'alternanza scuola-lavoro: l'impresa formativa

Il progetto di legge riconosce, quale metodologia didattica, l'apprendimento in ambiente lavorativo, attraverso tirocini, stage e alternanza scuola-lavoro. Tuttavia, non tutti gli ambienti di lavoro possono diventare luoghi di apprendimento. Perciò la Regione, in accordo con le parti sociali, definisce i requisiti che le "imprese formative" devono possedere. Tali requisiti sono riferiti in particolare all'eccellenza dei risultati ottenuti nella gestione aziendale, alla propensione al miglioramento continuo e alla valorizzazione delle risorse umane, alla disponibilità di personale di supporto all'apprendimento, alla dotazione di tecnologie avanzate. "Conoscere il mondo del lavoro - commenta l'assessore - le sue relazioni, i temi della sicurezza, argomenti su cui il sistema scolastico è assai carente, è di straordinaria rilevanza per formare cittadini consapevoli".

Il libretto formativo personale

Il progetto di legge stabilisce che ogni persona ha diritto ad ottenere il riconoscimento e la certificazione delle competenze acquisite. Tale riconoscimento può essere utilizzato per conseguire un diploma, una qualifica o un inquadramento professionale. Per questo la Regione promuoverà accordi tra sistema formativo e parti sociali per la definizione di procedure comuni per il riconoscimento, la certificazione e l'individuazione degli ambiti di utilizzazione delle diverse competenze.
Le certificazioni che una persona ottiene nell'arco della sua vita sono iscritte, a richiesta degli interessati, in un libretto formativo personale rilasciato all'atto della prima iscrizione a una attività di istruzione o di formazione professionale successiva alla terza media. Poiché il progetto di legge persegue l'obiettivo che l'istruzione e la formazione siano per tutti e per tutto l'arco della vita, questo nuovo documento personale potrà contenere anche gli attestati di frequenza relativi a percorsi di istruzione non scolastica, ovvero le competenze e i crediti comunque acquisiti e documentati.

Non smettere mai di imparare

Dalla scuola alle università della terza età, dagli atenei ai Comuni, dagli enti di formazione alle associazioni di volontariato: sono questi i soggetti che concorrono a dar vita al sistema dell'educazione per adulti, ovvero alle opportunità di istruzione e formazione per tutto l'arco della vita (tutte iscrivibili nel libretto formativo personale) e non solo nelle fasce di età tradizionalmente dedicate all'apprendimento. "Creare un sistema che consenta di non smettere mai di imparare - spiega l'assessore - significa consentire il recupero di coloro che, da giovani, si sono dispersi. Significa aggiornare le proprie competenze professionali o di istruzione, migliorando la propria occupabilità e la competitività delle imprese".


Gli strumenti per realizzare la legge/1: la valorizzazione delle risorse umane

Il progetto di legge si propone di sostenere le attività di qualificazione del personale della formazione professionale e dei docenti in servizio nell'istruzione. Sono istituiti assegni di studio annuali da destinare al personale della formazione professionale e al personale della scuola, che utilizzano un periodo di aspettativa detto "anno sabbatico".

Gli strumenti per realizzare la legge/2: la valorizzazione delle autonomie scolastiche

La valorizzazione delle autonomie scolastiche e dei soggetti della formazione è strumento ed obiettivo centrale del progetto di legge. Per questo la Regione si impegna a trasferire alle autonomie scolastiche ogni competenza che a sua volta lo Stato le avrà trasferito in materia curricolare e didattica. "Questa autonomia - spiega l'assessore Bastico - che è garanzia di libertà di insegnamento, consente di costruire percorsi formativi personalizzati e adeguati all'inserimento nella vita sociale e nel mondo del lavoro, a livello locale, nazionale ed europeo".
A sostegno delle autonomie vengono istituiti centri di servizi e di consulenza (Csc) che possono essere gestiti da enti locali, e reti o consorzi di scuole. I Csc possono avere natura plurisettoriale o specialistica e offrono i propri servizi alle scuole, alla Regione, agli enti locali e all'Amministrazione scolastica.
Autonomia dei soggetti non si configura, nel progetto di legge, come isolamento o peggio competizione. Al contrario si sostengono accordi, modalità concertative e gestioni attraverso reti di soggetti.

Gli strumenti per realizzare la legge/3: Concertazione e partecipazione sociale

Il governo del sistema formativo si basa sulla collaborazione istituzionale, sulla concertazione e sulla partecipazione sociale. Per quanto riguarda la collaborazione istituzionale sono previsti, a livello regionale e provinciale, organismi di confronto tra Regione, autonomie scolastiche, enti locali, università e enti di formazione professionale. La concertazione avviene in organismi paritetici con le organizzazioni sindacali e datoriali maggiormente rappresentative. La partecipazione sociale verrà realizzata con l'istituzione di consulte regionali - degli studenti e dei genitori - e attraverso gruppi di lavoro per la valorizzazione delle competenze e delle esperienze dei docenti nella definizione degli indirizzi di programmazione regionale.



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