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La tragedia irachena narrata dalle donne
al-Aljazeera - 26-03-2003


La copertina del nuovo libro della scrittrice e giornalista irachena In'am Kajehji parla da sola: è una donna irachena con gli occhi tristi. Il libro si intitola “La tragedia irachena narrata dalle donne” ed è uscito questa settimana in lingua francese.

Il testo comprende le descrizioni dell’Iraq attraverso gli occhi di alcune intellettuali: sono racconti di vita quotidiana prima dei conflitti, poi durante la Prima e la Seconda Guerra del Golfo ed, infine, del paese attuale.


Le fonti sono molteplici e sono state tutte tradotte dall’arabo in francese dalla stessa In'am Kajehji. Esse sono sia opere di poesia sia racconti brevi sia brani tratti da interi romanzi. Tra le altre, ha tradotto e citato la poetessa Rìm Qays Kubba e le scrittrici Bathina an-Nasari, Latifa ad-Dulaymi e May Muzaffir. E, inoltre, ha tradotto ed incluso, in questo suo lavoro, diverse scrittrici irachene residenti all’estero: è il caso della poetessa Lami'a 'Abbas 'Amara che è emigrata negli Stati Uniti, di Hayfa Zanghane che risiede attualmente a Londra e della scrittrice Nahà ar-Radi che vive a Beirut.

La scrittrice denuncia le difficoltà di produzione e di pubblicazione alle quali deve far fronte un intellettuale in Iraq, dove c’è persino materialmente penuria di carta e di inchiostro, a causa dell’embargo. Per questo, ogni scrittrice deve arrangiarsi come può: di solito cerca di stampare e di diffondere le proprie opere da sola attraverso un computer e allo stesso modo crea da sé una copertina, vendendo infine il proprio libro in media a tremila dinari equivalenti a circa mezzo dollaro.

In'am Kajehji ha affermato che l’idea era inizialmente nata come semplice ricerca presentata alla Conferenza sulla Donna e l’Arte Creativa svoltasi recentemente al Cairo e che, solo grazie all’incoraggiamento di alcune intellettuali europee appassionate di letteratura araba, il libro ha potuto vedere la luce.

La scrittrice irachena ha inoltre aggiunto e sottolineato: “Con quest’opera voglio mandare un chiaro messaggio al lettore francese ed europeo: l’Iraq non è giacimenti petroliferi, non è terra di guerre o fabbrica di armi di distruzione, come i mezzi di informazione vorrebbero farci credere. L’Iraq sono 26 milioni di uomini, donne e bambini che vivono una situazione storica difficile della quale nessuno intende tener conto”.


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