Ritorno al futuro
Arturo Ghinelli - 26-03-2003
Di ritorno dal convegno"Scuola dell'infanzia ed elementare tra involuzione e cambiamento" ho riasunto i miei appunti secondo la categoria tempo






Essere bambini nella scuola dei bambini è una perdita di tempo?
L’intelligenza è una questione di fretta?
Chi saranno quelli che vorranno il posticipo? I disabili e gli stranieri?
Il bambino che è entrato in anticipo quanto potrà capire che è competente ma si è impegnato poco o invece che si è impegnato molto ma non è competente?
Chi entra in anticipo alla materna è obbligato ad anticipare anche l’ingresso alle elementari? Cosa penseranno di sé i bambini che rimangono alla materna rispetto a quelli che vanno alle elementari in anticipo?
I biologi tengono a farci sapere che le galline sono gli animali più precoci.
Le attività di routine della scuola dell’infanzia hanno un aspetto cognitivo, ma anche affettivo, non sono una perdita di tempo.
Il tempo lasciato dalla nuova legge per l’apprendimento della letto-scrittura è un anno solo: la prima elementare ovvero la prima classe della primaria.
I tempi di funzionamento di ciascun ordine di scuola sono almeno due. Ad esempio la scuola dell’infanzia potrà restare aperta per 1000 ore o per 1800.Sono due scuole molto diverse, ad entrambe andranno le stesse risorse?
Chi avrà bambini più piccoli, potrà averne meno in classe?
Quali bambini della stessa classe andranno nei gruppi di recupero o di approfondimento? E per quanto tempo? Stare molto tempo della scuola con compagni dello stesso livello non va bene perché è discriminatorio, ma soprattutto non serve alla crescita di nessuno, perché è provato che apprendiamo per differenza. Quelli che andranno per 200 ore nei laboratori verranno scelti dalle famiglie e per fare che cosa? Informatica o giardinaggio e bricolage?
Negli anni ’70 ogni classe di scuola media,già unica, si divideva in due: i bravi facevano latino e gli altri applicazioni tecniche.
Ma questa legge è qualcosa di molto più inquietante di un ritorno al passato, ha una modernità, magari perversa, ma chiara perché punta sull’individualismo e sulla competitività, perciò parlerei di più di ritorno al futuro.

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