E se la smettessimo coi piagnistei?
Corrada Cardini - 07-11-2001
Da qualche settimana ormai leggo gli interventi che appaiono su fuoriregistro, e ne trovo pochissimi che mi convincono: o meglio la maggior parte mi convince, più di quanto lo sia mai stata, che siamo una categoria che definirei eufemisticamente PATETICA.

Da trent'anni vivo nella scuola e una cosa è certa: non siamo da compiangere.

Ho lavorato in scuole sia superiori che medie, ho partecipato attivamente a ogni forma o proposta di sperimentazione o innovazione pur essendo per carattere e formazione una persona portata ad un sano scetticismo, o pessimismo dell'intelligenza.

Una cosa so, che in sala professori non si sente che gente che si lamenta, di tutto, ma che raramente riesce a uscire dalla cura del suo proprio orticello.

Si lavora troppo, gli alunni fanno dannare, i presidi rompono, ci pagano poco, troppe riunioni, mancanza di coordinamento,abbiamo una immagine pubblica schifosa, non siamo valorizzati professionalmente.. Che noia!

L'ultimo scandalo: le funzioni obiettivo: Non si tollera che ci siano persone che svolgono si dice,attività che ogni docente potrebbe svolgere nell'esercizio delle sue funzioni.

Ma dove?nella scuola sono sempre stati alcuni a muoversi, a coordinare, a gestire situazioni nuove,e tenere contatti con l'esterno, ad aggiornarsi veramente; alcuni CHE SAPEVANO FARLO, o CI PROVAVANO.

La scuola ha bisogno di persone che sanno applicare logiche di flessibilità anche professionale al loro lavoro, disposte a contribuire al lavoro degli altri e rispondere ai bisogni di una scuola che sta scommettendo sul suo futuro ..e queste figure servono, e non tutti possono farlo.Ma ammetterlo vorrebbe dire spezzare il fronte della consueta placida autoreferenziale lamentosa schiera dei docenti depressi e depressivi di cui la scuola, lo so con certezza , è piena. Bene, l'ho detto. Saluti.

NB Sarò accusata di lesa maestà?

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Luigi Cona
gcona@libero.it
Lettera a Repubblica, pubblicata il 31 ottobre

Caro Augias, leggendo la lettera del Prof. Sganghero sono stato colto da scoramento. La professione docente non sono le 18 ore di lezione settimanali, con o senza ore aggiuntive per le attività connesse, è il rapporto continuo con i propri, estenuante ma esaltante, è il vedere crescere i ragazzi, come cittadini e come discenti, è l'essere protagonista, non unico ma sicuramente determinante, del loro divenire uomini.
Ma con i giovani non puoi barare, se non ti prendi carico delle loro ansie, dei loro turbamenti, dei loro problemi relazionali, delle loro eventuali difficoltà scolastiche, ma anche delle loro aspettative, dei loro successi, insomma se non ti metti in gioco, vieni smascherato e lì i ragazzi ti mettono in "mobbing" mostrandoti la loro insofferenza, aspettando il suono della campanella, o peggio se operi in realtà cosiddette 'a rischio' faranno "casino" fino a farti maledire il giorno che hai intrapreso questa "gloriosa carriera".


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