In classe che si fa?
Rolando A. Borzetti - 21-03-2003
----- Original Message -----
From: saramastro@virgilio.it
To: edscuola@yahoogroups.com
Sent: Friday, March 21, 2003 8:35 PM
Subject: [edscuola] Cari colleghi



Sarà capitato anche a voi in questi giorni drammatici. Trovo estremamente difficile descrivere la sensazione che si prova trovandosi di fronte a classi di liceali che, diversamente dal solito, aspettano pazientemente che tu salga in cattedra, poi ti seguono con lo sguardo e rimangono in silenzio, in attesa di qualsiasi cosa tu voglia dire a proposito della guerra in Iraq.

Vorrebbero chiedere tante cose, ma forse temono di mostrarsi sprovveduti e disinformati o forse temono risposte frettolose e sbrigative. Così, parlano con i loro silenzi, con i loro sguardi. Aspettano un nostro cenno all'argomento. Sicuramente non hanno affatto bisogno di lezioni preconfezionate sul tema ma avvertono l'esigenza di raccogliere il maggior numero possibile di "chiavi di lettura" per tentare di interpretare quanto sta accadendo e farsene un'idea propria.

Questo risulta difficile anche a noi adulti, uomini, donne, genitori, insegnanti. Forse basterebbe lasciar parlare semplicemente la storia, non quella "di parte", ma passando in rassegna i fatti storici più o meno noti, più o meno dimenticati.

Consapevoli di non poter nemmeno provare a pensare ai tanti giochi di potere che si celano dietro questa guerra e che ci resteranno per sempre oscuri, noi docenti, come possiamo rispondere a questi segnali di disorientamento dei nostri alunni che si manifestano con gesti provocatori o, al contrario, con un disinteresse di chi preferisce mascherare le proprie insicurezze?!!

Sembrano dirci: Questa guerra, giusta o ingiusta che sia, purtroppo è cominciata. Non si è riusciti a fermarla. Le conseguenze saranno assolutamente imprevedibili. E poi, se c'è una guerra in corso, significa che la diplomazia internazionale ha fallito. Fatto grave, gravissimo.
Adesso che si fa?

Noi educatori siamo chiamati professionalmente e moralmente, in questo momento in particolare, a promuovere nelle scuole il confronto che è occasione di crescita per tutti. Ma allora come comportarsi? Dire che il presidente degli Usa sta combattendo... il terrorismo. con un'operazione denominata Colpisci e terrorizza???!!! Ma cos'è allora il terrorismo?
Esistono per caso un terrorismo buono ed uno cattivo? Uno accettabile e l'altro intollerabile?

Secondo me, abbiamo quantomeno il dovere di far riflette su questo i nostri alunni..


Sara
interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 ilaria ricciotti    - 23-03-2003
Mi meraviglia moltissimo che dei giovani si parli in questi termini, quando sono proprio loro a dare , il più delle volte l'input a noi veterani , vetusti e "saggi " professionisti. Se non parlano, vuol dire che noi non siamo stati tanto bravi a stimolare quelle abilità epresse dai criteri ministeriali : produzione orale, saper commentare un fatto ed esprimere le proprie opinioni.

 Artemia    - 23-03-2003
Il problema non consiste tanto nel commentare o meno l'arroganza e la prevaricazione di una nazione potente o le ragioni dell'altra parte, quanto la novità di questa guerra che si combatte attraverso i media. Quello che colpisce negativamente, direi in maniera devastante , sono le immagini che raggiungono ciascuno di noi in tempo reale, scatenano, accanto all'orrore delle immagini, il "gusto" di conoscere sempre più notizie, proprio come se assistessimo ad un qualsiasi spettacolo .