breve di cronaca
Pacifisti in Usa e nel mondo
Rai speciale Iraq - 21-03-2003
Manifestazioni negli Usa, 500 arresti a San Francisco



Pacifisti Usa

San Francisco, 21 marzo 2003
Più di 500 persone sono state arrestate a San Francisco, dove migliaia di persone hanno manifestato contro la guerra in Iraq.


"Se questo accadesse in ogni città, delle due l'una: o verrebbe imposta la legge marziale, oppure la guerra avrebbe fine", ha detto uno studente dell'università di Berkeley che si era incatenato insieme a 16 compagni lungo una delle strade principali della città.

Migliaia di persone hanno manifestato in altre città americane. A Washington più di cento dimostranti hanno bloccato il Key Bridge, che collega la zona di Georgetown con la Virginia, e la polizia ha arrestato tre persone, mentre le altre si sono disperse pacificamente per poi radunarsi di nuovo, un'ora dopo, intorno al Lafayette Park, nei pressi della Casa Bianca, sotto una pioggia battente.

A New York, l'associazione Famiglie dell'11 settembre per un domani pacifico ha condannato quella che ha definito una guerra illegale e immorale.


Hanno radunato centinaia di migliaia di persone le manifestazioni contro la guerra che si sono tenute ieri in tutto il mondo e che hanno preso di mira le ambasciate e le rappresentanze diplomatiche americane. Centinaia di manifestanti si sono dati appuntamento questa mattina a Roma in diversi punti del centro storico. I concentramenti più numerosi in piazza Venezia e in piazza della Repubblica dove sventolano le bandiere della pace.

Ieri, già tre ore dopo il lancio del primo missile Cruise su Baghdad la gente era scesa in piazza in Asia e Australia, e le proteste si sono susseguite sull'onda del fuso orario in Europa, Medio Oriente e Stati Uniti.

La mobilitazione di ieri in Italia

In Italia mobilitazione generale in quasi tutte le città: lavoratori, studenti, famiglie. 150mila a Milano, 100mila a Roma, dove l'ambasciata americana è stata circondata da mura virtuali di fieno, a simboleggiarne l'isolamento. I sindacati hanno proclamato scioperi immediati: ieri due ore al pomeriggio, ma già dal mattino si sono fermate varie fabbriche al nord e i cantieri navali di Genova e Porto Marghera. Un impegno destinato a continuare.

Le manifestazioni di ieri nel mondo

A Berlino erano più di 60mila a manifestare contro la guerra, al grido di "Fermiamo la guerra del petrolio" e "Yankees go home", mentre a Parigi più di 40mila persone, in massima parte studenti, hanno sfilato davanti all'ambasciata americana.

A Londra la polizia ha disperso un sit-in con migliaia di persone in piazza del Parlamento; c'erano anche molti ragazzi delle scuole medie. "Siamo venuti amanifestare per la pace - ha detto una ragazzina quattordicenne, Tellulah Belly: - siamo la generazione futura, e devono starci a sentire".

In Spagna alcune centinaia di dimostranti si sono riuniti di fronte all'ambasciata americana.

In Grecia, circa 10.000 persone hanno invaso il centro di Atene.

In Egitto e Siria la folla ha chiesto l'espulsione degli ambasciatori americani e al Cairo la polizia ha disperso con gli idranti migliaia di persone che volevano assaltare la missione diplomatica Usa. "Questa guerra è peccato - gridava un tassista. - E' peccato perché sarà la gente comune a soffrire. Non è peccato per Saddam, che è stato troppo ostinato: è proprio una capa tosta".

In Belgio, il premier Guy Verhoftstadt ha espresso la "profonda delusione" del proprio paese per l'attacco all'Iraq la polizia ha usato gli idranti per disperdere più di duemila persone che dimostravano davanti all'ambascata americana di Bruxelles.

A Ginevra le forze dell'ordine hanno lanciato lacrimogeni per disperdere una analoga protesta davanti alla missione diplomatica Usa, mentre a Madrid migliaia di persone, tra le quali alcune celebrita' del cinema, si sono radunate al centro della citta' per esprimere la loro contrarieta'
all'attacco; la polizia in assetto antisommossa ha sparato proiettili di gomma per disperderle e almeno due persone, riferisce El Mundo, sono state prese a manganellate rimanendo ferite.

Dall'altra parte del pianeta, una manifestazione con migliaia di partecipanti ha paralizzato il traffico a Melbourne, seconda città dell'Australia: 40.000 persone sono scese in piazza.

A Calcutta un migliaio di persone che issavano striscioni su cui era scritto "Americani guerrafondai, finirete all'inferno" hanno cercato di assaltare il centro culturale americano: almeno 12 poliziotti e sei dimostranti sono rimasti feriti negli scontri.

In Mauritania i manifestanti hanno assaltato il copmplesso dell'agenzia umanitaria World Vision, spaccando vetri e fracassando le auto parcheggiate nei dintorni.

Gli unici scontri veri e propri davanti a una sede diplomatica britannica si sono registrati a Beirut, dove un migliaio di manifestanti sono stati
innaffiati con l'acqa a pressione di una autobotte dei pompieri, quando hanno scavalcato le barriere che cicondano la missione. La polizia ha disperso la folla con i manganelli.

Nella Striscia di Gaza, mille donne e bambini palestinesi hanno sfilato in corteo nel campo profughi di Rafah, sventolando bandiere irachene e issando ritratti di Saddam; hanno anche dato fuoco a bandiere israeliane e americane.

Il sentimento antiamericano era forte anche in Malaysia e Pakistan, paesi musulmani nei quali l'attacco all'Iraq viene considerato il primo atto di una campagna che ha lo scopo di sottomettere il mondo islamico e di assumere il controllo delle risorse petrolifere.

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