Fuorilegge
Giuseppe Aragno - 19-03-2003

Fuorilegge, certo. E perché non dovrei dirlo? Quarantacinque briganti - tanti sono i paesi della coalizione antirachena – di cui quindici vigliacchi noti solo alla cupola guidata da Bush – armati fino ai denti con armi consentite e vietate – se esistono armi che si possa davvero correttamente definire consentite – fanno cartastraccia del diritto internazionale, gettano il guanto di sfida alle regole della civile convivenza e partono all’assalto.
Nel conto delle vittime è già sin da ora la decantata democrazia borghese, quella che appena pochi anni fa celebrava i suoi fasti all’ombra delle macerie d’una grande utopia.
Convulsioni indecorose – da anni la democrazia occidentale ha il ghigno della morte sul viso emaciato – l’accompagnano alla tomba.
All’orizzonte due blocchi. Presto armati e contrapposti. Un conflitto senza speranze o un nuovo equilibrio del terrore.
Eccolo il terrorismo. Quello vero, non quello costruito a tavolino, pensato, voluto e costruito per suicidare le torri gemelle.
Caduta la maschera delle guerre umanitarie, la menzogna feroce dell’ordine nuovo fa finalmente luogo alla verità e i brandelli insaguinati della legalità planetaria si spandono qua e là sul terreno arrossato. Il medio evo della ragione si apre davanti a noi, come un crepaccio abissale: vi sprofondiamo senza rimedio, senza possibilità di ritorno, preceduti da una giovane pacifista ridotta in poltiglia sanguinolenta da macellai impuniti che non hanno patria né fede, benché si dicano ebrei e facciano rivoltare nelle tragiche fosse comuni i loro nonni sventurati.
Fuorilegge la democrazia contro la dittatura. Non s’era mai visto.
E le nazioni unite, marionette senz’anima, che non servono più nemmeno a coprire una vergogna, non trovano il coraggio di pronunciare alta e solenne la condanna: la guerra non ha il consenso dei della società dei popoli, basterebbe dire e poi aprire il processo davanti alla storia. Condurre i colpevoli alla sbarra. Delegittimarli.
Ma nulla accade e la storia davvero si ferma: qualcuno la uccide.
Fuorilegge.
Anche noi. Anche da noi.
Lo penso e lo dico desolato, di fronte all'inutile fatica di tollerare la pleiade di giudici della Corte Costituzionale ed il presidente degli inni e delle bandierine – lo ripeto: il presidente degli inni e delle bandierine - che un'opposizione imbelle – la stessa che fu malaccorta maggioranza di guerra e si trincerò dietro la foglia di fico della polizia internazionale - non sa mettere davanti alle evidenti responsabilità: i giudici, il presidente, le bandierine e gli inni.
L’antico specchietto per le allodole.
Fuorilegge la guerra, fuorilegge le bande che vanno all'assalto, fuorilegge da noi la maggioranza
che prende impegni fuori dal Parlamento: siamo stati citati tra gli alleati degli Usa dal capobranco transoceanico. Il Parlamento, certo, che non si denunzia al paese, levandosi sopra le regole infrante oltre le miserabili logiche di schieramento.
Fuorilegge la legge, che, partito il branco, sarà una falsità in mano alle toghe nelle aule dei tribunali:
chi ha più il diritto di parlare in suo nome, quando la carta costituzionale - la legge delle leggi, è violata?
Fuorilegge.
Un nuovo oscuro medioevo, con la guerra fatta dai governi contro i popoli, dai legittimati contro i legittimanti, dai delegati contro i deleganti.
Che faranno i popoli e gli uomini del popolo?
Condotti fuori dalle leggi, che faranno i popoli e gli uomini del popolo? Cederanno la sovranità collettiva e i diritti naturali ai profeti della guerra infinita, o faranno guerra alla guerra per ragioni di legittima difesa?
Maledetta la politica che dispera o che fa disperare.
E non ripetetemi, per carità, che le mani qualcuno se le doveva sporcare, perché lo sapete: è ridendo che la iena divora le carogne.

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