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Chiama il vicino «terrone»: condannata
La Provincia Pavese - 18-03-2003

La donna dovrà pagare 6mila euro per il danno morale recato all'uomo
La sentenza è esecutiva. A stabilire l'importo è stato il giudice

l.si.

PAVIA. Sarà pure che la parola «terrone» è entrata nel gergo comune, ma almeno in certi casi resta un insulto meritevole di una condanna e di un adeguato risarcimento. Ne era convinto Vincenzo B. quando querelò la donna che l'aveva apostrofato in quel modo. E il giudice del tribunale, Mario Vocino, è stato dello stesso avviso, infliggendo all'imputata una multa di 200 euro per la violazione del codice penale, e soprattutto il pagamento di una provvisionale di 6.000 euro per il danno.
Vincenzo B., infatti, si era costituito parte civile nel processo per ingiuria contro la trentenne Giada B..
Processi che quasi sempre si concludono ancora prima di cominciare: e cioè con la remissione della querela da parte dell'offeso, in cambio di un risarcimento pecuniario concordato con l'altra parte. Ma evidentemente Vincenzo B. voleva andare fino in fondo, e assistito dall'avvocato Stefano Besani ha fatto valere le sue ragioni davanti al tribunale. Quella frase pronunciata nei suoi confronti dalla Baroncelli, nel giugno di tre anni fa, non l'ha mandata giù: «Non rompere il c... io faccio quello che mi pare. Qui non siamo a Napoli, terroni del c....».
Nel processo - secondo il giudice - i fatti sono stati provati grazie alle testimonianze «credibili e convergenti» dei figli dell'uomo, mentre quello dell'imputata e della madre non lo sono stati altrettanto.
Grazie all'applicazione della legge più favorevole, la condanna penale è stata ridotta a una pena pecuniaria di 200 euro, somma che la donna in realtà non dovrà pagare grazie alla concessione della sospensione condizionale della pena, accompagnata dalla non menzione.
L'imputata dovrà invece pagare subito - essendo immediatamente esecutiva - la provvisionale stabilita dal giudice a titolo di risarcimento del danno, sia pur «modesto», consistitito in una «umiliazione momentanea: che fanno 6.000 euro, più le spese legali fissate in 2.000 euro.
L'utilizzo della parola «terrone» à stato già al centro di controversie giudiziarie. Anche ad alti livelli. Umberto Bossi, per esempio, la rivolse a Di Pietro: «A lui regaleremo la valigia di cartone, perché fa rima con terrone». Ma il procedimento giudiziario si fermò di fronte al no all'autorizzazione a procedere da parte della Giunta della Camera (votato a larga maggioranza, Ds e Ppi compresi), che ritenne la parola «terrone» espressione di un giudizio politico e perciò insindacabile.

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