Rachel
Emanuela Cerutti - 19-03-2003
BORN IN THE USA
MURDERED IN THE ISRAEL




"Voglio proprio scrivere alla mia mamma e dirle che sono testimone di un cronico, insidioso, genocidio e che ho paura, e sento messo in discussione il mio fondamentale credere nella bontà della natura umana . Tutto questo deve finire. Penso che sia una buona idea per noi tutti cercare di ridurre in qualche modo ciò che accade e dedicare le nostre vite a far cessare tutto questo. Non credo sia estremismo fare qualcosa".
(Al Hewar)


Un'attivista americana di 23 anni, appartenente al International Solidarity Movement è stata schiacciata dai bulldozer israeliani, mentre tentava di bloccare la demolizione di una casa palestinese da parte delle truppe israeliane. Potevano spostarla, potevano arrestarla.... hanno preferito la via piu' semplice: "L'hanno coperta di sabbia e poi l'hanno investita". Uccisa, morta... travolta da un bulldozer.







Molto probabilmente, la presenza continua di interpositori di pace inizia a diventare troppo fastisiosa per il piano di cancellazione di un popolo del governo sionista di israele.
A niente sono servite le sue proteste, le proteste di chi era vicino e ha visto tutto. La guerra contro il terrorismo deve continuare, cosi anche i bulldozer. Avanti fino alla vittoria... e gli unici risultati restano pero' quelli di un popolo martoriato da un'oppressione militare senza precedenti.
Case distrutte quotidianamente, famiglie cacciate, intere generazioni di persone uccise o arrestare per essersi opposti con un sasso alla distruzione della propria citta', impossibilita' di movimento, coprifuoco che durano settimane, scuole e ospedali inutilizzabili... ma questa e' una guerra, e tra un po' arrivano anche gli americani. bando alle ciance, e' ora di finirla.
(Fori Sociali)





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 ilaria ricciotti    - 19-03-2003
Non ho più parole. Il mio cuore è triste. Sta rallentando il suo battito. Anch'io sono morta con Rachel e tutte le altre donne, bambini, anziani e uomini che moriranno.
Questa guerra mi ha paralizzato la mente, le mani, il corpo. Ed allora anch'io, come tanti altri comincio a credere che non tutti gli uomini hanno un' anima; che non tutti gli uomini sono fondamentalmente buoni.
Soprattutto coloro che hanno sposato la violenza, che tempo fa li ha cremati, ridotti in polvere e che ora non permette loro di perdonare, di ascoltare, di convivere con i diversi. Essi non rispettano i più deboli: hanno masticato bene le radici del male, di quel male che ha indotto tutti gli uomini di pace a ricordare ciò che loro sembrano aver dimenticato. Le mani che hanno condotto quel buldozer che ha fatto crollare una casa, seppellendo tra le sue macerie Rachel sono imbrattate di sangue. Un sangue che non potrà più essere lavato. Il Sommo Pontefice ha affermato: "CHI NEGA LA VIA DELLA PACE E' RESPONSABILE DAVANTI A DIO" ed alla STORIA dell'intera umanità aggiungo. I criminali di guerra verranno sempre disprezzati e perseguiti dalla loro coscienza, supposto che ne abbiano una.
Dopo questo sfogo immediato, consequenziale ad una notizia e ad un'immagine di vita , provo rancore, rabbia, pietà per queste ed altre mani assassine che non si fermeranno, che bombarderanno, che seppelliranno sotto le macerie altre vite, altre Rachel o Yasmin o Helmi o Johan, o Gymmy, o Giuseppe e tanti nomi ancora che non potranno più sorridere.
Tutto ciò è disumano, aberrante ed incredibile.