Chi ha paura dell'uguaglianza?
Aliusi Tosolini - 17-03-2003
La nuova scuola non prevede l’uguaglianza?
Note sui materiali della sperimentazione



Dal 9 agosto sul sito del Ministero dell’Istruzione, in evidenza, sono stati pubblicati i materiali riferiti alla sperimentazione della riforma scolastica che è partita in 250 scuole elementari italiane. Successivamente i materiali sono stati assunti dal Decreto Ministeriale n. 100 del 18 settembre 2002 (tutti i TESTI sono reperibili nella sezione apposita del sito ufficiale del Ministero ).

Il 6 novembre 2002 è stata pubblicata la versione aggiornata delle Indicazioni nazionali per le scuole dell’infanzia e per la scuola Primaria (ex Elementari) e le corrispettive Raccomandazioni per l’attuazione.

Si tratta di documenti corposi, ampi, densi, spesso molto particolareggiati. Non è intenzione di questa breve nota entrare nella discussione sui documenti quanto piuttosto segnalare una vistosa (… non so come chiamarla…) .. diciamo anomalia, confermata anche in sede di pubblicazione in cartaceo de “I documenti della sperimentazione nella scuola dell’infanzia e nella scuola Primaria” (Annali dell’istruzione, n. 5-6, Le Monnier editore)

Il documento dedicato alle Indicazioni per la scuola Primaria (dove sono esplicitati "i livelli essenziali di prestazione a cui tutte le scuole primarie del Sistema Nazionale di Istruzione sono tenute per garantire il diritto personale, sociale e civile all’istruzione e alla formazione di qualità") si apre con una attenta disanima sul perché la scuola ex elementare si definisca Primaria. Le ragioni elencate sono 5, tutte molto significative: culturale, gnoseologica ed epistemologica, sociale, etica, psicologica. Per ognuna di esse il testo fornisce una breve descrizione. E’ così possibile ritrovare (a fondamento delle motivazioni sociali ed etiche) il riferimento alla Costituzione, ed in particolare agli articoli 3 e 4 che da sempre costituiscono il punto di partenza di ogni ridefinizione della scuola nell’ Italia repubblicana.

Leggendo una prima volta il testo licenziato il 24 luglio dal Ministero dell’Istruzione non mi ero tuttavia accorto di un particolare di non poco conto.

Riporto integralmente il passo:

"La terza [ragione, ndr] è sociale. Essa assicura obbligatoriamente a tutti i fanciulli le condizioni culturali, relazionali, didattiche e organizzative idonee a "rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale" che limitando di fatto la libertà e la giustizia dei cittadini, "impediscono il pieno sviluppo della persona umana" indipendentemente dal sesso, dalla razza, dalla lingua, dalla religione, dalle opinioni politiche e dalle condizioni personali e sociali (art. 3 della Costituzione). Senza quest’opera di decondizionamento che la scuola primaria è chiamata a svolgere sarebbero largamente pregiudicati i traguardi della giustizia e dell’integrazione sociale".

Leggo e rileggo, qualcosa non torna. Leggo e rileggo ancora. Mi pare che manchi qualche cosa, che qualche cosa non torni. Credevo di sapere a memoria il Terzo articolo della Costituzione ma non mi ci ritrovo leggendo il testo ministeriale. Manca qualcosa…Forse se ne è già accorto anche chi mi sta leggendo.

Si, manca la parola uguaglianza.

Il testo integrale dell’art.3 della Costituzione (in rete è reperibile sul sito del Quirinale ) è infatti il seguente:

"Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese
".

Rileggete il testo sottolineato: al posto di eguaglianza è stata inserita la parola giustizia.

La stessa cosa è confermata nella pubblicazione a stampa, di cui riporto il passo nell'immagine seguente:




Inizialmente, era estate, ho pensato ad una banale svista (seppure grave), magari determinata dalla ripetizione della parola giustizia con cui si chiude il testo ministeriale citato. Poi però, leggendo e rileggendo, scopro che non si può, oggettivamente, dire che il testo ministeriale citi erroneamente l’art. 3 della Costituzione: infatti il passo incriminato (che limitando di fatto la libertà e la giustizia dei cittadini) non è messo fra virgolette ma è, diciamo così, redazionale. Le virgolette della citazione che delimitano il testo dell’art. 3 della Costituzione si chiudono infatti dopo sociale per aprirsi prima di impediscono. Eppure, se si va a rileggere il testo ministeriale, non ci sarebbe in realtà motivo di aprire e chiudere le virgolette…. se non per il fatto che al posto di uguaglianza si è inserita la parola giustizia, anche se la frase perde completamente di senso e suona decisamente male. Si tratta quindi di una scelta consapevole, di un atto pensato e voluto (in caso contrario non si aprirebbero e chiuderebbero le virgolette proprio prima e dopo il passo che ha subito così sostanziali modifiche. E che si tratti di una scelta voluta è confermato da un altro documento.

Sono infatti da poco uscite anche le “Indicazioni nazionali per i piani di studio personalizzati nella scuola secondaria di primo grado”
Anche per le scuole secondarie di primo grado (in sostanza le scuole medie) viene citato l’art. 3 della Costituzione. E sembra che l’errore di citazione sia svanito. E invece no: sparisce “giustizia” ma non riappare “uguaglianza”. Ecco il testo, ripreso dalla sezione “Scuola della prevenzione dei disagi”“:

"Così essa (scuola) mira a «rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale» che, limitando di fatto la libertà, «impediscono il pieno sviluppo della persona umana» indipendentemente dal sesso, dalla razza, dalla lingua, dalla religione, dalle opinioni politiche e dalle condizioni personali e sociali (articolo 3 della Costituzione)".

E anche in questo caso l’omissione non sembra essere casuale, dato il preciso taglio che è stato operato nell’articolo costituzionale.

Restano alcune domande.

1. Sono io che esagero con cipiglio filologico ed esegetico sopravalutando quella che in realtà è solo una banale svista, oppure si tratta di una cosa seria?

2. Se è un banale errore perché non è stato corretto?

3. Perché l’ipotetico errore è stato corretto solo a metà nel testo sulle medie?

4. Chi scrive questi testi (che non essendo firmati sono di diretta responsabilità del Ministero) conosce la Costituzione? Se si: perché non corregge? Se no: perché lavora per un Ministero della Repubblica Italiana che si fonda su quella Costituzione?
5. La costituzione si può cambiare in questo modo?
6. e…. da ultimo: chi ha paura dell’uguaglianza?


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 rita lugaresi    - 24-03-2003
La ringrazio. Non credo che la sua sia mera pedanteria. Si tratta di essere vigili.
Sovrabbondanza di parole, penuria di significati.
Ritocchini, luoghi comuni, slogan che si sostituiscono all'esercizio del pensiero, mistificazioni,oblii...
Ringrazio quanti ancora riescono ad essere vigili.