Il tempo per studiare
Gianni - 03-11-2001
Cara signora Moratti, certamente Ella e' come la moglie di Cesare: al di sopra di ogni sospetto! Ma, probabilmente, non si e' resa conto che il Suo ministero non ha ragion d'essere, non esiste piu': e' la Scuola che non esiste piu', fagocitata dalle enormita' delle fesserie verbali, dai progetti vuoti e senza senso, dalla didattica demagogica di squallidi personaggi privi di qualsiasi cultura, dallo spreco del denaro pubblico, scialacquato in attivita' prive di qualsiasi senso logico e morale! Oggi a scuola (sic!) si fa di tutto meno quello per il quale fu costruito l'edificio: Presidi (io continuo a chiamarli cosi) pagati a numero di progetti, come se fossero venditori di saponette e penne stilografiche e, percio' impegnati a sfornarli in continuazione; colleghi che non sanno o non vogliono piu' fare una lezione dal momento che sono impegnati a "programmare" (parola magica simile all'Araba Fenice: tutti ne parlano nessuno la conosce); alunni che, nella migliore della ipotesi, siedono sopra il banco col cappello in testa, con aria annoiata e scatola cranica vuota. Il tutto in nome dell'autonomia e della liberta', dimenticando che esse sono come il vino: in quantita' ubriacano. Ella e' a conoscenza che esitono corsi serali di Scuola superiore ove non si usano libri di testo e che sfornano diplomati sulla cui preparazione lascio ai benpensanti ogni giudizio? Ella li impiegherebbe ,siffatti prodotti scolastici, nella Sua impresa? Ma, ullalla', c'e' l'autonomia, la panacea di tutti i mali......e stiamo modernizzando la scuola! Io insegno Lettere al Superiore: ebbene, mi arrivano ragazzi dalle medie che non sanno letteralmente leggere, scrivere e far di conto........Sa, cara Signora Ministra, cosa faccio fare loro? Non esegesi dantesca e/o critica storica, ma quelli che mia Madre chiamava i buoni riassunti di una volta, i dettati, la lettura.........Ma io sono fuori moda e i miei capelli un po' brizzolati mi rendono animale in via d'estinzione .Pensi un po' come sono arretrato: in classe non permetto agli alunni di portare il cappello in testa o sedere sul banco e faccio.......mamma mia...ancora lezione, tanta lezione e lavoro che i miei scolari sul medio portano il segno distintivo del callus scribani. E la cosa strabiliante....(per gli altri ma non per me).....
e' che sono seguito, rispettato ed amato........Pensi, signora Moratti, che l'altro giorno ho ricevuto i complimenti di una nuova collega perche' i ragazzi in classe erano....in silenzio. Basta fare il normale per essere un superuomo! Mah..... cose di altri tempi.....ora abbiamo la scuola moderna, legata all'Europa, all'autonomia di programmi, all'uso del computer di cui tutti si lavano la bocca........ Ma forse dimenticano una cosa: che di virtuale c'e' solo la stupidita! Un'ultima proposta: l'esame di Stato (pomposo) lo abolisca, per quello che serve ancora.....Io quando sono di Commissione esterna mi turo il naso.......e mi vergogno, soprattutto perche' sono convinto che la colpa non sia dei ragazzi ma che essi stessi siano delle vittime sacrificali sull'altare della pochezza, della disinformazione, dell'ignoranza e della malafede.Perche' non vado via?Perche' ho solo 28 anni di servizio e, campando del solo stipendio con la famiglia, non credo che prenderei una pingue pensione........ La saluto, Cara Ministra, e buon...lavoro

P.S. A fronte di tanti progetti..........il tempo per studiare?

Prof. Didimo Chierico
Istituto superiore Statale
Taranto
interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 lorenza di Badia Polesine- RO.    - 03-11-2001
Sono un'insegnante elementare con 23 anni di "onorato "servizio alle spalle e mi trovo pienamente d'accordocon le tue considerazioni. Nel mio circolo il famigerato POFha sfornato quest'anno la bellezza di 18 progetti di cui naturalmente molti (10/15) non vedranno la luce ma per i quali lo Stato generoso pagherà il "sudato" lavoro di 5 figure obiettivo.L'esame di Stato! via via subitissimamente via! E' inutile, frustrante, ingiusto e..... costoso.VIA!

 Giuseppe Albano    - 03-11-2001
Dovevo aspettare tanto per leggere finalmente ciò che rappresenta l'incoffessato "grido di dolore" di tanti Docenti con la "D" maiuscola! Bravo Collega! Hai dato voce al vero problema della Scuola: ritrovare il suo ruolo. Vai avanti, non sei solo.... a cominciare da me.
Giuseppe Albano
Taranto

 Prof. Vincenti Salvatore    - 04-11-2001
la Moratti serve a.....Berlusconi:
prima per distruggere la T.V. di Stato, adesso ha il compito di farlo con la suola pubblica.

 Maria Altamura    - 04-11-2001
Nel leggere l'articolo ho sentito una forte sintonia;non avevo il tempo di scrivere e la voglia di dire perchè pensavo di essere una voce fuori dal coro.......
Condivido quanto hai espresso caro collega.
Come docente di religione nelle medie
non so più a che santo votarmi, perchè gli alunni ritrovino il gusto e la gioia dell'apprendere per conoscere, discernere, accogliere o rifiutare.
E' duro fare lezione ma allafine qualcosa resta
se dai qualcosa di te.
Ci auguriamo tempi più creativi e meno stupidi
Buona Domenica
maria Altamura

 Valerio Scorsipa    - 04-11-2001
Il tempo di capire

Insegno matematica e fisica in un liceo scientifico. Ho i capelli, quei pochi che mi restano, brizzolati: opero nella scuola dal lontano 1973, ma non intendo ancora abbandonare la trincea dell’insegnamento. Mi piace ascoltare le teste un po’ “vuote” dei miei alunni, per vedere di che cosa sono piene e come posso stabilire di anno in anno un contatto fruttuoso con loro.
In questi ultimi anni si sono rovesciati sugli insegnanti molti impegni: ne è nata una confusione e anche una lamentazione generale, perché, non nascondiamocelo, venivano incrinate molte certezze senza darne di nuove e sventolando la bandiera di un’Autonomia che sul piano della concreta applicazione trova ancora molte difficoltà ad affermarsi.
“Gianni” è un insegnante bravo e soprattutto stimato, anche perché ragiona con la sua testa e ha il coraggio di far valere le sue idee. Avverto amarezza e solitudine ma non posso tuttavia condividere la "furia" che traspare dal tono del suo intervento. Che cosa dobbiamo fare? Tornare al "calamus"?
Non credo che sia questo il senso che si debba ricavare dalla lettura del suo scritto.
Di mode didattiche ne abbiamo viste parecchie: unità didattiche, didattica breve, moduli, mappe concettuali, Nuove Tecnologie, progetti e progettazione.
L’esperienza insegna che a senso unico non dobbiamo prendere nulla: sensibilità didattica e cultura ci permettono di capire quanto sia negativo chiudere in una razionalizzazione spinta, in uno schema rigido, in un paradigma questioni complesse come l’apprendimento e l’insegnamento. Dobbiamo avere la pazienza che gli aspetti positivi di ogni moda subiscano la necessaria decantazione.
È così anche per i progetti e la capacità di progettare. Nel Liceo in cui insegno si sono confermati e migliorati progetti, che negli anni hanno mostrato di avere un senso, mentre molti altri sono stati eliminati. Abbiamo assistito ad una razionalizzazione del fenomeno in funzione anche delle concrete possibilità di attuazione, in termini di soldi e di tempo.
Perché ritenere un riassunto, un dettato o la lettura e lo scrivere manuale ("callus scribani") attività inferiori? Sono necessari molti anni di formazione per essere un "buon" lettore e un "buon" scrittore.
I ragazzi del biennio hanno bisogno di compiere dunque un percorso in cui trovano spazio lo scrivere, il leggere e il far di conto di collodiana memoria (io sono perfino un difensore della buona grafia, ripristinata da qualche anno nelle scuole elementari francesi). Del resto queste attività non avrebbero senso nel successivo triennio. In ogni caso la questione coinvolge la riforma dei cicli sulla quale non si riesce a capire che cosa intendano proporre gli insegnanti stessi. Sarebbe invece l’ora di un dibattito sulla continuità in verticale.
Scrivere, leggere e far di conto possono sposarsi anche con altri strumenti quali un buon word processor o un foglio eletronico e, in ogni caso, sono attività per le quali è importante creare la motivazione e l’interesse attraverso uno sfondo, un contesto in cui lo studente riesce a trovare e a dare un senso, un significato a quello che fa, almeno ogni tanto. Forse in questa dimensione potrebbe essere pertinente un progetto, anche piccolo, nel quale il giovane rimette in gioco il suo stile di lettura della realtà attraverso la costruzione di un senso critico (la televisione "cattiva maestra") che oggi è sempre più importante non eludere.
Sull’esame di stato concordo. È stato svilito non tanto dalle riforme mancate e poi sopraggiunte, quanto piuttosto dal comune sentire della società, cui purtroppo noi insegnanti ci siamo adattati, mostrando così un evidente punto di debolezza: la nostra autoreferenzialità.
Mi permetto, infine, di dissentire sul fatto che la "stupidità" sia "virtuale, ahi me, non è affatto virtuale anzi spesso è così concreta da far paura.

Prof. Valerio Scorsipa
insegnante di Matematica e Fisica PNI
Liceo Scientifico "Galeazzo Alessi"
Perugia

valerio.scorsipa@tin.it
http://it.geocities.com/vscorsipa/

 Giulio Spagnoli    - 04-11-2001
Caro Didimo Chierico ... e bravo insegnante, onorato e rispettato. Però scusa a me il tuo intervento è sembrato molto un piangersi addosso. No forse è solo un'espressione di narcisismo: volevi farci sapere quanto sei bravo, quanto sei in trincea, quanto lavori in prima linea. Gli altri magari meno ...
L'unica cosa che non capisco è come mai, lavorando in questa valle di lacrime, di frustrazioni e pene non hai mai pensato di cambiare lavoro. Anche prima intendo. Uno bravo come te non dovrebbe fare fatica no?
Io invece sono un insegnante che programma, come tanti del resto, e non se ne vergogna. Che fa progetti e gli piacciono perfino e - pensa un po' - mi piace anche l'attuale formula dell'Esame di Stato. Più di quella precedente!
Se devo lamentarmi di qualcosa penso ai Ministri, sì, ma anche ai Sindacati e un pochino anche a noi docenti, che non siamo tutti stinchi di Santo. Vado a scuola volentieri e non credo che tutto sia uno sfacelo così.
Comunque, tranquillo: può darsi che sia il solito semplice conflitto tra il pessimismo della ragione e l'ottimismo della volontà. Anche se ho il sospetto che il mio modo di pensare sia semplicemente il frutto del mio decadimento morale e intellettuale.
Un'unica cosa: spegami come cavolo faccio a togliermi da questa insopportabile lista; ho provato a farlo seguendo le istruzioni ma ... niente! Eh, la solita tecnica poco affidabile ... oppure ancora una volta io, l'errore umano ...

 calcagno franco    - 04-11-2001
Caro collega, in parte sono d'accordo con il tuo "sfogo" (permettimi di definirlo in questo modo).
In effetti il momento di cambiamento epocale che stiamo vivendo (subendo?) è topico, i ragazzi e le famiglie non lo comprendono e lo utilizzano per la demagogia spicciola e non produttiva, alcuni colleghi ( una minoranza!) sembrano nascondersi nel polverone e si riempiono la bocca di proclami vuoti e inutili, parlando di didattica e metodologia senza aver mai seguito un corso di aggiornamento. La scuola cambia e nessun professionista del settore può permettersi il lusso di non guardare e operare. I cambiamenti provocano sempre sconcerto e ansia ma sono necessari, a noi interpretarli in modo corretto e "didatticamente" funzionale. Non tutti i prof. sono come tu li descrivi.....per ora e per fortuna. BUON LAVORO.

Calcagno Franco
IC Villanova d'Asti
frcalca@libero.it

 Lucio Romano ITC    - 04-11-2001
Cocordo pienamente con quello che dice il collega Didimo. Basta che ci facciano fare il nostro lavoro! Pare che,oggi, nella scuola attuale, sia diventato un optional!
Forse noi insegnanti dovremmo ritornare a riscoprire le vere ragioni del nostro insegnare, ma, qualcun altro che dirige la baracca dovrebbe capire e ascoltare di più la voce di chi crede ancora nella scuola ( pubblica, naturalmente, e nonostante tutto).

 giorgio dellepiane g.    - 04-11-2001
Così a caldo mi si solleva il cuore: le spari grosse ma le spari giuste!
Solo una cosa: non vedo donna Letizia come una controparte peggiore dei suoi predecessori, anzi!
Non dimentichiamoci che la faccenduola del «comparto del pubblico impiego», di una contrattazione e di una serie di appiattimenti assai poco specifici per il mondo della scuola, non li ha certo inventati Letizia medesima.
Ciao e (grrr) tieni duro!
Giorgio d.g.

 Giacomo Ricci    - 05-11-2001
Caro Prof. Didimo Chierico,
non amo donna Letizia e da un po' di tempo a questa parte vado ripetendomi che si stava meglio quando si stava peggio. Ma soprattutto sono convinto del fatto che i metodi di cui riferisci siano ottimi per il tempo in cui tu vivi: quello di Didimo appunto. Autonomia, progetti, programmazione non sono contenuti vuoti. Sono tali per quei docenti, come sembreresti essere tu, che non hanno modo, capacità o voglia per riempirli di significato. il guaio è che la società e i tempi, oggi, non sono quelli di Didimo ... quindi le risposte che dobbiamo alla scuola devono essere altre. Ti invito ad uscire dal guscio, a lasciare la tua rocca di sicurezze, a metterti in discussione, a leggere davvero, nel rischio del cambiamento, il positivo che ci può essere. Se colpevoli ci sono, in questa situazione, non sono i tradizionalisti o gli innovatori, quanto piuttosto i tanti docenti che preferiscono per quieto vivere evitare di scommettere davvero su quello che fanno, a costo di litigare.
Io non amo gli alunni che siedono sui banchi, ma non esito a salirci coi piedi, se serve.
Cogli l'Attimo!!!

 rosella da Bari    - 05-11-2001
Comprendo il pessimismo del collega: condivido il rilievo critico, perché non tutto quello che si fa per 'modernizzare ed adeguarsi alla scuola europea' di fatto implica una promozione di cultura e di sapere. Ma vorrei anche che il collega ripensasse le proprie conclusioni alla luce di considerazioni che meritano una qualche riflessione:
-i ragazzi, gli studenti sono cambiati ed esprimono non solo interessi altri, ma anche strutture cognitive altre, che si sono formate nella età prescolare in una quotidiana attività di consumo delle immagini ( cartoni etc) e spesso prescindendo del tutto dalla informazione scritta, magari privilegiando i video giochi e il PC , con relativo affinamento delle doti intuitive
-a questi interlocutori non può bastare un lavoro finalizzato alla lettura - sia pure intelligente- ed alla scrittura: occorrerebbe perlomeno individuare delle tematiche che, pur partendo dalla cronologia dei programmi, consentano , per analogia e differenza, collegamenti con i loro interessi ' in atto', coinvolgendoli
-questo lavoro non può essere lasciato alla buona volontà dei singoli colleghi, né sarebbe efficace. Quindi diventa necessario 'programmare' in gruppo un lavoro di recupero degli interessi individuali e delle ragioni di impegno collettivo, definendoinsieme le modalità, le metodologie, le fonti, gli obiettivi le forme di verifica ( un Progetto è questo).
Il che significa che, piuttosto che arretrare, guardandosi indietro per esaltare la scuola che fu, ocorrerebbe rimboccarsi le maniche per garantire qualità ed innovazione: binomio possibile, anche se non automatico

 Fabio Della Bordella    - 08-11-2001
Basta con queste lagne! Ne ho le tasche piene di insegnanti che si lamentano delle condizioni di lavoro. Rivolgendosi poi ad un ministro che sembra la massaia di Voghera!

 Roberta    - 08-11-2001
Caro collega
mi trovi perfettamente d'accordo. Sono ormai convinta che si voglia far crescere i nostri ragazzi nell'ignoranza per poterli manovrare meglio, la storia ce lo insegna.
Sono un insegnante di scienze e matematiche nella scuola media, e anche a noi arrivano che non sanno ne leggere ne far di conto. Il nostro impegno è notevole ma spesso vano.

 Bruno Gorgone    - 11-11-2001
Quando una valanga si stacca dall'alto di un pendio è ... .. non dico difficile, ma difficilissimo, anzi impossibile che qualcuno la fermi, specialmente se ... .. l'unico rimedio valido è ... .. fuggire !!

 Corrada Cardini    - 22-11-2001
Abbiamo finalmente, daTaranto, un novello Messia, un fustigatore di costumi, un uomo coraggioso che guarda al passato con il giusto orgoglio di chi ha deciso di fare della sua vita un monumentale monumento ...al callo dello scrivano.
Caro collega, sei incredibile. Se devo pensare in termini di metafora, penso a alla Bella Addormentata , prima del risveglio.. naturalmente.
Mia nonna era maestra, insegnava a ragazzini con le mani "in seconda", e faceva fare pagine di lettere alfabetiche..era una gran donna e sapeva a memoria decine di versi della Divina Commedia. Era anche una brava maestra.
Mia madre era maestra, ora è pensionata, ma era ed è una donna innamorata del suo lavorio,i suoi alunni non erano più soldatini, usava il metodo globale ed era un' ottima maestra,
Io ho insegnato al liceo, e ora alle medie, sono considerata "Tosta", conosciuta anche come RAMBO 2 "La vendetta", lavoro su progetti, organizzo la didattica per moduli, faccio attività di laboratorio informatico : anche io sono considerata brava, e stimata, e amata dai miei alunni ecc..
Tutti i docenti peraltro sono convinti di essere bravi e
speciali..il fatto è che ognuno si costruisce da solo i propri parametri di giudizio per autovalutarsi...
La Bella Addormentata alla fine si è svegliata, immagino che si sia guardata intorno e abbia deciso di capire se qualcosa era cambiato, e se non era il caso di restaurare il castello, e farsi un nuovo guardaroba...

 un ex doc.    - 24-11-2001
perché studiare?

“Uno dei problemi più gravi inerenti alla scuola, rilevati da sempre, è quello della scarsa motivazione allo studio da parte dei giovani e di numerosi insegnanti. La scuola è vissuta, spesso, come imposizione da chi desidera un avvenire di affermazione migliore".

Il lavoro scolastico, che occupa tanta parte della giornata del discente, sottraendogli quasi tutto il tempo che egli preferirebbe impiegare diversamente, viene svolto, in tal caso, con sacrificio e scarsa convinzione, perché non risponde a un'autentica motivazione, né agli interessi di una età naturalmente proiettata verso esperienze di vita vissuta.

Le motivazioni allo studio risultano talvolta generiche: richiami al dovere di non deludere le aspettative di chi sente la necessità di svolgere diligentemente i lavori assegnati per timore di una bocciatura catartica.

Tenuto conto infine che l'età scolare è proprio l'età evolutiva, in cui ogni esperienza di vita ha una sua importante incidenza nella formazione della personalità, si ritiene che una partecipazione scarsamente attiva allo studio da parte di chi vi opera, neutralizzi in gran parte l'importante funzione educativa della scuola.

Che cosa dunque c'è da rivedere nel sistema scolastico, per motivare più profondamente gli adolescenti allo studio?…

Don Lorenzo Milani, il prete di Barbiana, una delle prime voci di contestazione sorte contro la scuola tradizionale, sosteneva che “anche chi si applica e ottiene esiti positivi, non lo fa per autentico interesse allo studio, che dovrebbe essere l’unica spinta a garantire una reale interiorizzazione dei contenuti culturali, ma per arrivismo, cioè per il "soddisfacimento” di un bisogno di gratificazione psicopatico, che colmi il vuoto di un apprendimento, naturale e gioioso.”

E’ ancora così?
Questa è la sfida che tutte le agenzie educative devono accettare perché la nuova scuola non continui a sfornare generazioni di docenti ansiogeni e depressi.

 Pietro Fodra    - 07-11-2003
Si rischia di spostare l'attenzione su un fulcro che non regge l'intera faccenda. La svalutazione della scuola è indice e conseguenza non solo di una riforma insensata che la coinvolge e la inghiotte privandola delle sue funzioanalità, ma soprattutto della non opposizione ad una barriera mediatica che rischia di indebolire il patrimonio culturale nazionale. Nelle strutture didattiche non esiste un filtro in grado di staccare l'adolescente dalla globalizzazione e dalla valutazione acritica della realtà: la ragione intrinseca va forse cercata anche nel fatto che siano i docenti stessi ad essere vincolati ad uno schema mentale fortemente connesso con quello mediatico. Il nuovo studente è inesperto, incapace, svoiato e disinteressato di ciò che gli sta intorno, non fatica per comprendere qualcosa che pensa di aver già compreso o che ancora più brutalmente non ha interessse a comprendere. Funzione della scuola è di catalizzatore sociale, mezzo necessario a fornire un altra versione dei fatti e degli strumenti adeguati per comprendere autonomamente. L'errore più diffuso il continuo aggiramento di temi di attuailtà e politica nella paura di una "compromettente" esposizione personale: la scelta del metodo è di fondamentale importante ma passa in secondo piano se si analizzano i contenuti di un programma didattico che in pratica esclude la storia contemporanea, che fa della letteratura una realtà parallela, che presenta la filosofia come un castello di sabbia. Il passo in avanti consiste nel conivolgere gli studenti, indirizzarli, far nascere in loro ideali e un certo attaccamento alla politica