Mondialismo americano
Centro Studi Federici - 15-03-2003
Alcune persone hanno espresso un giudizio negativo sulla posizione del
nostro Centro studi nei confronti del prossimo attacco militare degli USA
all'Iraq, considerandola simile a quella dei catto-comunisti.
Il recente articolo del "Corriere della Sera" che proponiamo ricorda la
convergenza d'interessi tra gli Alleati angloamericani e l'Unione Sovietica
di Stalin durante la seconda guerra mondiale. Al termine del conflitto le
potenze Alleate, e in particolare gli USA, consegnarono i Paesi dell'Europa
dell'Est al criminale Stalin, per poi proclamarsi baluardo anticomunista
dell'Europa occidentale. Oggi lo schema si ripete con l'Islam: il potere
mondialista - che ha negli USA il proprio braccio armato - favorisce
l'espansione islamica in Europa e nello stesso tempo si proclama baluardo
dell'Occidente contro i musulmani. Il Mondialismo americano che dichiara
guerra a un Paese arabo come l'Iraq (retto da un dittatore per molti anni
finanziato dagli stessi USA) dove i Cristiani godono di piena libertà, è lo
stesso potere che stringe alleanza con governi fanaticamente anticristiani
come l'Arabia Saudita.


---------------------------------------------------------------------

Gli anni 1940-45

SI ACCENDE UNA POLEMICA SULLE STRAGI DELLA POPOLAZIONE TEDESCA

Uno storico denuncia i crimini degli Alleati
Bombardamenti spietati per aiutare l'Urss

(di Geminello Alvi)

Per anni e anni l'essere inglesi o tedeschi pareva soltanto il rimasuglio di
un fuoco che guerre e ideologie avevano ormai quasi del tutto sopito. E
invece riprende a bruciare, per effetto di un vento che almeno dal crollo
del Muro soffia e accende giorno dopo giorno quanto sotto le ceneri
credevamo estinto. La globalizzazione avrebbe dovuto confonderci, omologare
ancora più le culture tra loro, in una multicultura anglofona di consumi e
internet. Invece adesso le civilizzazioni e la loro memoria paiono tutte
ricercare una loro forma perduta. Come riconferma in questi mesi in Germania
anche il libro di Joerg Friedrich, Der Brand, Deutschland in Bombenkrieg
1940-45 (L'incendio, la Germania sotto le bombe). Uno scritto potente che
rompe con quanto le ideologie fino a ieri prescrivevano, e ricerca una
diversa memoria del passato.
Con questo libro di storia sulla Germania infatti si dice quanto tutti
sapevano ma nessuno, tanto meno nelle università o sui giornali, osava dire
volentieri ad alta voce: che Hitler e i suoi non furono i soli criminali
della Seconda guerra mondiale. Churchill e gli aerei inglesi dal cielo coi
loro bombardamenti premeditarono vari stermini della popolazione civile
tedesca.
Un'ecatombe che non ebbe i suoi moventi soltanto nella ritorsione agli
stermini della Luftwaffe. E neppure tanto nella volontà di distruggere le
industrie. Alle città tedesche venne dato fuoco, come immensi formicai da
eliminarsi, anche per il calcolo di compiacere Stalin. E fu una furia
annientatrice che almeno nei cieli superò persino quella di Hitler.
Bruciando, soffocando, smembrando, stritolando come delle formiche, tra
420.000 e 570.000 civili tedeschi. Un'ecatombe, Friedrich non lascia un
altro nome per definirla, che superò il male che coi bombardamenti i
tedeschi fecero agli inglesi. Non soltanto perché la Luftwaffe lanciò 103
mila tonnellate di bombe contro gli 1,3 milioni di tonnellate degli alleati.
Ma perché in una sola notte di bombe la Royal Air Force riusciva a uccidere
dieci volte più civili di quanti non ne erano morti a Coventry per le bombe
tedesche. E tra il 1942 e la fine della guerra ci furono molte di quelle
notti. A Kassel il 3 ottobre 1943, per esempio, 479 aerei inglesi
scaricarono 1.350 tonnellate di bombe, ma non vi fu sterminio bastevole,
perché caddero fuori bersaglio e l'attacco dovette ripetersi. Così il 22
ottobre partirono in missione 444 aerei con 1.631 tonnellate di bombe
lanciate prima per demolire le case, poi per incendiarle. Qualche decina di
minuti: più di 10 mila morti, dei quali 2.000 bambini. Carne bruciata o
sfranta per almeno dieci volte quella del bombardamento tedesco di Coventry.
La Germania ne riprende memoria. E il professore Friedrich, l'accademico più
politicamente corretto immaginabile fino al giorno prima, si trova a
parlarne con i toni degli ebrei per l'Olocausto. Proprio lui, che aveva
censito in altri suoi lavori i crimini della Wehrmacht in Russia, si trova a
usare i toni e gli stessi sdegni che sembravano concessi soltanto a ebrei o
antifascisti. E dai quali i tedeschi erano esclusi, o piuttosto si
autoescludevano, fino al crollo del Muro.
Lo sterminio restava nella memoria dei bambini nelle cantine e nei più cupi
lamenti dei vecchi e nelle chiese lasciate sventrate delle città tedesche.
Ma il silenzio di storici e giornali imponeva di non badarvi. Non conveniva
all'Occidente parlarne. Semmai era solo la Ddr a compiacersi del tema. Ma al
libro Bombenkrieg gegen Deutschland (Bombardamenti sulla Germania) di Olaf
Groehler, edito dopo che il Muro era da poco crollato, non si era badato
tanto. Dodici anni, il crollo delle due torri e matura l'effetto di quel
vento che ridesta dalle ceneri la diversità delle culture e le riporta alla
memoria di sé. Ecco la Germania stordita, a volersi distinguere per la prima
volta da una vulgata consueta della storia.
E i giornali di lingua tedesca anche loro sorpresi a parlarne. Talora
cercando quasi il pretesto per minimizzare, biasimando come Die Zeit il
linguaggio, appunto da olocausto, di Friedrich. Oppure, come lo svizzero
Neue Zuercher Zeitung, tentando di dirsi che il libro non sarebbe
revisionista, anche se gli è semanticamente vicino. O magari dicendo, come
la Frankfurter Algemeine Zeitung. che il libro non porta alla luce niente
che non fosse già risaputo. Tutti modi per arrampicarsi sugli specchi.
Perché il libro è revisionista proprio perché dice quanto era impensabile
anni fa che un accademico tedesco dicesse: che i tedeschi furono anche
vittime. Proprio quanto hanno subito capito con praticità i giornali
inglesi, sdegnandosi per il libro di Friedrich.
Anche per loro i miti degli anni '90 non valgono più quanto quelli della
loro memoria più profonda. Così in una recente inchiesta della tv Winston
Churchill è arrivato primo nella classifica del più grande inglese; la
principessa Diana soltanto terza. Ovvio quindi lo sdegno con Friedrich che
fa degli atti dell'inglese più grande quelli di un criminale di guerra.
Eppure il libro è anzitutto un resoconto del dolore che le bombe
provocarono, e trascura molti perché. Tra i quali uno che, se
approfondito,non avrebbe messo gli inglesi in una posizione più favorevole.
La sempre più intensa guerra aerea dal 1942 obbedì infatti solo in piccola
misura alla ritorsione per il terrore delle bombe su Londra. Fu piuttosto la
cambiale che gli inglesi pagarono all'Unione Sovietica. Per far fronte
all'invasione tedesca Stalin pretendeva un venticinque, trenta divisioni
dall'alleato inglese. Una physical absurdity per il pratico Churchill. Ma
doveva pur quietare il suo infido alleato. La guerra aerea contro le città
tedesche divenne la compensazione ai russi per le 150 divisioni tedesche che
essi continuavano a impegnare. In Nord Africa contro gli alleati ce n'erano
meno di dodici.
E così Churchill dissipò l'ira di Stalin spiegando che la Raf avrebbe
colpito non solo i centri industriali, ma afflitto anche la popolazione
civile tedesca. Pur di annientare il morale della Germania si sarebbe
ridotta in cenere ogni città. Il che fece il suo effetto: "Stalin smiled and
said that would not be bad", Stalin sorrise e disse che così poteva andare,
come venne registrato nel protocollo del loro incontro.
La Germania fu incendiata dal cielo e 55.000 aviatori inglesi, il 44 per
cento, finirono immolati con dieci civili tedeschi per uno. Un incubo a cui
la Germania ripensa: e con la questione irachena distinguersi dagli inglesi
e ripensare sono per i tedeschi in questi mesi tutt'uno. Né quella dei
bombardamenti è l'ultima volta in cui la Germania potrebbe scoprirsi
vittima. Un altro dubbio è la triste sorte di tanti soldati tedeschi
consegnatisi prigionieri ai vincitori.
Un conto che prima o poi verrà rifatto.
Il libro di Joerg Friedrich, "Der Brand, Deutschland in Bombenkrieg 1940-45"
è edito da Prophylaeen Verlag, Muenchen (592 pagine, 25).

(Dal "Corriere della Sera" del 9/03/2003)

------------------------------------------------------------------------

"Centro studi Giuseppe Federici"
via Sarzana 86
47828 San Martino dei Mulini (RN)
Tel. 0541.758961 - Fax 0541.757231
Email:
discussione chiusa  condividi pdf