breve di cronaca
«Questa riforma è incostituzionale»
Il Manifesto - 13-03-2003
INTERVISTA

Parla Chiara Acciarini (Ds): «La cosa più grave è l'azzeramento dell'obbligo scolastico»
«Il ministro Moratti lancia oggi un messaggio molto forte di selezione sociale. Alla sinistra il compito di creare gli anticorpi culturali per difendere la scuola»

CINZIA GUBBINI
ROMA

Chiara Acciarini è stata la relatrice di minoranza per i Ds durante la discussione della riforma Moratti, ma ha anche trascorsi lavorativi nella scuola (era preside), e quindi la sua reazione all'approvazione della riforma Moratti è particolarmente allarmata: «Spero che nessuno vada in giro a dire che c'è qualcosa da salvare. Questa è una legge tutta da rifare».

L'Ulivo ha annunciato che troverà il modo di sollevare eccezione di costituzionalità sulla legge. Quali sono i punti?

Siamo convinti che questa legge presenti dei profili di incostituzionalità. Innanzitutto sulla questione più grave, che è anche quella che avrà un effetto immediato, e cioè la cancellazione dell'obbligo di istruzione. L'articolo 34 della costituzione, infatti, parla di istruzione obbligatoria per almeno 8 anni. Moratti sostituisce al concetto di obbligo di istruzione il diritto-dovere all'istruzione e alla formazione, e tra l'altro nel testo si sostiene di «ridefinire e ampliare» il concetto espresso dalla costituzione. Ora, io non ho mai visto una legge ordinaria che ridefinisce i concetti costituzionali, se fosse così staremmo freschi. E poi c'è l'articolo 81 della costituzione, l'aspetto cioè della copertura finanziaria del decreto, che non esiste. E, infine, l'assoluta nebulosità dei principi direttivi, in palese contrasto con l'articolo 76 della costituzione. E non parlo di nebulosità tanto per dire. Sono rimasta molto colpita dagli annunci televisivi del ministro, che promette la reintroduzione del maestro prevalente. Nel testo non ve n'è traccia.

Secondo lei, a cosa mira questa riforma?

Penso che la destra abbia le idee molto chiare, e sbaglia chi dice che si tratta di un disegno incoerente. La riforma punta a qualcosa di molto preciso: innanzitutto che la scuola media diventi il punto finale del percorso scolastico per una parte dei ragazzi. Si tratta di un sistema di selezione sociale, c'è poco da fare. Nel far questo si raggiunge anche il risultato di trasformare la scuola media in una scuola a sua volta selettiva. Avremo una terza media per chi andrà al liceo e una per chi si orienterà alla formazione professionale. E' chiaro, inoltre, che ci si accinge a ridurre il numero di ore di insegnamento garantite a tutti, una parte dell'orario sarà "a domanda", che con il tempo si trasformerà in una parte dell'orario a pagamento. E, infine, si mura alla destrutturazione territoriale, dietro l'angolo c'è la devolution.

Secondo lei come reagirà il mondo della scuola?

Qualcuno dice che la scuola era molto più agitata quando era in approvazione la riforma Berlinguer. In realtà io non ne sono convinta. Credo piuttosto che oggi come oggi sia molto più difficile bucare il video con istanze come questa. Tuttavia credo che la scuola sta aspettando di capire, anche perché si sono ricevuti messaggi contraddittori, per esempio che non essendoci le risorse finanziarie sarà difficile combinare qualcosa. Ma, tanto il 12 aprile, che nei passaggi dei decreti attuativi, la scuola protesterà con forza. E voglio tornare sull'abrogazione dell'obbligo all'istruzione. La sfida di tenere i ragazzi a scuola almeno per 9 anni, magari per 10, è una grande lotta per la democrazia. Oggi, invece, si dà un messaggio molto chiaro al paese, un messaggio di selezione. C'è un grande lavoro da fare a sinistra, un lavoro innanzitutto culturale, che accompagni i processi di scelta che si determineranno nel paese.

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 Giuseppe    - 16-03-2003
Si hai detto bene, bisogna lavorare tantissimo tutti, docenti, genitori e studenti democratici, meglio e più di loro, questa è la vera risposta innovativa, bisogna lavorare con l'alternativa in mano della cultura che caratterizza un certo modo di pensare e di vedere il mondo, bisogna distinguersi dal modus operandi della sopraffazione, dell'aggressività, dell'arroganza e della sopraffazione. Qualcuno lo sta già facendo, la sinistra le ha tutte queste potenzialità, le deve mostrare e non deve aver timore come ha fatto adesso di manifestarle senza spersonalizzarsi come ha fatto negli ultimi anni.