breve di cronaca
Legge 1306: discussione finale in Senato
Parlamento.it - 13-03-2003
SENATO DELLA REPUBBLICA
—————— XIV LEGISLATURA ——————



354a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO

SOMMARIO E STENOGRAFICO


MERCOLEDÌ 12 MARZO 2003

(Antimeridiana)

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Presidenza del vice presidente DINI,

indi del presidente PERA,

del vice presidente FISICHELLA

e del vice presidente SALVI




Verifica del numero legale


MANZIONE (Mar-DL-U) . Signor Presidente, intervengo solo per chiedere di verificare preventivamente la presenza del numero legale.


PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).


Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).


Il Senato è in numero legale.


Seguito della discussione e approvazione del disegno di legge:

(1306-B) Delega al Governo per la definizione delle norme generali sull’istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) (Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale)


PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 1306-B, già approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati.

Ricordo che nella seduta pomeridiana di ieri si è concluso l'esame degli articoli nel testo comprendente le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati.

Passiamo alla votazione finale.


MARINO (Misto-Com). Domando di parlare per dichiarazione di voto.


PRESIDENTE. Ne ha facoltà.


MARINO (Misto-Com). Signor Presidente, non posso non ricordare le scelte del Governo che precedono questo provvedimento legislativo. (Brusìo in Aula).


PRESIDENTE. Colleghi, vi prego di ridurre le conversazioni bilaterali affinché si possa ascoltare il senatore Marino, come gli altri che lo seguiranno.


MARINO (Misto-Com). Con l’ultima finanziaria ammontano a ben due miliardi di euro, circa 4.000 miliardi di vecchie lire, i tagli nel triennio 2003-2005; 40.000 insegnanti in meno, 7.000 unità di personale non insegnante in meno, nessuno stanziamento per l’edilizia scolastica e così via.

Questo disegno di legge di delega per la definizione di norme generali sull’istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale, così come ci viene restituito dalla Camera dei deputati, non quantifica né assicura la copertura finanziaria agli interventi previsti nel settore, rinviando il tutto all’entrata in vigore di specifici provvedimenti legislativi che stanzino le occorrenti risorse finanziarie e questo, secondo una giurisprudenza ormai consolidata in Commissione bilancio, è in contrasto con l’articolo 81 della Costituzione.

Al di là delle questioni già sollevate con la pregiudiziale di costituzionalità (respinta per ovvie ragioni politiche, non certamente per ragioni di ordine giuridico, dalla maggioranza), le stesse modifiche apportate nell’altro ramo del Parlamento costituiscono l’ammissione che questo disegno di legge è attualmente privo di supporto finanziario, e quindi esso resta quel che si definisce, in tali casi, un provvedimento-manifesto, di sola propaganda.

Come ha ricordato la senatrice Soliani nella sua relazione di minoranza, sottoscritta anche da noi Comunisti italiani e nella quale ci riconosciamo pienamente, è stata respinta la proposta del centro-sinistra di reperire le risorse fin d’ora necessarie alla copertura finanziaria del provvedimento. In particolare, è stata respinta la proposta di un incremento uniforme delle aliquote sui redditi da capitale, per far fronte a quegli interventi in materia scolastica che riteniamo indispensabili ed alternativi a quelli indicati nel disegno di legge delega del centro-destra per la definizione del sistema educativo di istruzione e formazione, peraltro sulla base di principi e criteri direttivi del tutto vaghi, generici e quindi elastici.

Ecco perché i Comunisti italiani voteranno contro questo disegno di legge, per gli obiettivi stessi che esso si prefigge, che a nostro avvisto mettono a rischio la qualità ed il futuro stesso del sistema scolastico pubblico dopo i colpi e i tagli già arrecati con la finanziaria del ministro Tremonti.

Esprimiamo un dissenso profondo sulle linee di fondo di questa vera e propria controriforma Moratti - così come è stato ampiamente illustrato in sede di discussione generale dai colleghi che mi hanno preceduto -, le quali, con l’abbassamento dell’obbligo di istruzione a tredici anni e mezzo anziché a quindici, mettono in discussione la stessa funzione della scuola pubblica come strumento di elevazione culturale, sociale e civile delle classi lavoratrici.

Non possiamo inoltre non collegare questo provvedimento legislativo a quello cosiddetto sulla devolution, che ove malauguratamente per la stessa coesione nazionale del nostro Paese venisse definitivamente approvato, comporterebbe una diversa tutela dei diritti fondamentali, quelli della salute, dell’istruzione, della sicurezza, a seconda della Regione di appartenenza, e quindi a seconda della maggiore o minore quantità di risorse disponibili da parte di ciascuna Regione.

Ecco perché il voto contrario. Se non si dovesse investire con adeguate risorse finanziarie sulla scuola, sull’università, sulla formazione, sulla ricerca scientifica, in una parola sulla cultura, che costituisce un obiettivo primario di ogni Paese civile e moderno, anche alla luce dei problemi che pone il processo di globalizzazione, questo nostro Paese resterà indietro, non solo rispetto agli altri Paesi europei. Si finirà così per compromettere il futuro delle nuove generazioni alle quali in concreto sarà negato l’accesso a livelli superiori di istruzione o, quanto meno, sarà reso più arduo pervenire a un’istruzione più rispondente alle esigenze che la realtà del mondo moderno impone.

Di qui il voto contrario dei senatori del Partito comunista italiano all’approvazione di questo provvedimento legislativo. (Applausi dai Gruppi Misto-Com, Misto-RC e DS-U).


SODANO Tommaso (Misto-RC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.


PRESIDENTE. Ne ha facoltà.


SODANO Tommaso (Misto-RC). Signor Presidente, signora Ministro, Rifondazione comunista voterà contro la delega sulla riforma dell’istruzione che il Governo chiede al Parlamento, così come ha fatto in prima lettura, ma se possibile in modo ancora più determinato, alla luce delle modifiche apportate dalla Camera.

Come abbiamo già sostenuto nel corso del dibattito, è fin troppo evidente che la riforma che voi proponete ha il solo e unico obiettivo di rendere residuale la scuola pubblica che, nata come istituzione della Repubblica, è ormai destinata, contro il dettato costituzionale, ad assumere i caratteri della scuola privata.

Le modifiche della Camera dimostrano che mancano le risorse finanziarie per rendere credibile qualsiasi ipotesi di riforma, a prescindere dal merito che pure contestiamo. Le risorse finanziarie sono insufficienti a garantire le ipotesi di riforma proposte dal ministro Moratti e dimostrano che per questo Governo la scuola non è una priorità, ma un settore in cui apportare tagli e fare economie, non programmare nuovi investimenti.

Le due ultime finanziarie varate da questo Governo hanno ridotto sensibilmente le risorse per la scuola, passando dai 258 milioni di euro del 2001 ai 214 milioni del 2003, ai 198 milioni previsti per il 2004. Va aggiunto il decreto taglia spese che riduce significativamente le spese correnti nelle scuole.

Le conseguenze dell’azione del Governo sono rappresentate dalle riduzioni degli organici di insegnanti e personale ATA, minori risorse per l’aggiornamento degli insegnanti, abolizione delle misure di sostegno alla gratuità dei libri di testo e per contrastare la dispersione scolastica, con gravi ripercussioni soprattutto sulle fasce deboli.

Il Governo poi ha presentato come fortemente innovativa la possibilità dell’anticipo dell’accesso alla scuola dell’infanzia, su cui pure permane un nostro giudizio negativo, ma che ha creato molte aspettative nelle famiglie, le quali verranno deluse perché la copertura prevista per gli anni 2003-2005 è praticamente insignificante, garantendo un numero di accessi molto basso rispetto alla platea dei potenziali richiedenti. Con quali criteri saranno accolti o respinti i bambini? Il rischio è che nella scuola regneranno l’incertezza, il caos, la confusione o, peggio ancora, la discriminazione sociale o l’ineguaglianza in funzione della residenza.

Il disegno di legge con le modifiche della Camera contribuirà ad accrescere le difficoltà che il mondo della scuola nelle sue articolazioni sta vivendo da anni.

Tutte le proposte qui contenute configurano infatti una forte dequalificazione della scuola pubblica, fino a mettere in discussione la sua stessa esistenza, e ripropongono nel contempo una concezione aziendalistica, supportata dall’ideologia industriale della didattica breve, riservata ai soggetti più svantaggiati o di estrazione sociale cosiddetta medio-bassa, in vista di una disponibilità al lavoro precario, saltuario e flessibile.

Con la separazione tra istruzione e formazione professionale si ripristina di fatto una divisione classista della società, si istituzionalizza per legge la selezione dei giovani tra scuola, formazione professionale ed apprendistato, con l’aggravante che questo tipo di formazione non garantisce più nemmeno il posto di lavoro, come poteva accadere negli anni ‘50-60, ma si riduce ad una mera alfabetizzazione della manovalanza ultraflessibile che la formazione pagata dallo Stato e gestita direttamente dalle aziende dovrebbe garantire.

È una scuola che non rimuoverà gli ostacoli di ordine economico e sociale, in palese contrasto con il dettato costituzionale. Noi, invece, proponiamo come principio irrinunciabile il carattere nazionale e unitario del sistema scolastico, soprattutto a fronte di tendenze politiche che puntano alla disgregazione del tessuto culturale del nostro Paese, e l’eliminazione della separazione tra istruzione e formazione professionale.

Alla separazione dei percorsi scolastici tra istruzione e formazione professionale, contenuta nella delega, noi contrapponiamo quindi un sistema nazionale di educazione e di istruzione che elimina il doppio canale tra il sistema dei licei e quello della formazione professionale, tra la scuola del fare e la scuola del sapere, mantenendo un carattere unitario dell’istruzione nazionale, pilastro irrinunciabile, secondo noi, per una moderna democrazia.

Per tali ragioni Rifondazione Comunista riconferma il voto contrario al provvedimento in esame, perché riteniamo che la scuola non trarrà alcun vantaggio da questa riforma, così come i giovani e la società non trarranno vantaggio a lungo da questa scuola.

La nostra opposizione continuerà fuori da queste Aule; saranno i movimenti sociali a fermarvi e a ridare voce e speranza al mondo della scuola, agli insegnanti, agli studenti e a tutto il personale, per una vera riforma democratica in grado di garantire una scuola pubblica unitaria, per tutto e per tutti. I senatori di Rifondazione Comunista voteranno, pertanto, con convinzione contro il disegno di legge in esame. (Applausi dai Gruppi DS-U, Verdi-U e Mar-DL-U).


GABURRO (UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.


PRESIDENTE. Ne ha facoltà.


GABURRO (UDC). Signor Presidente, signora Ministro, onorevole Sottosegretario, colleghi, finalmente siamo qui ad approvare la legge delega sulla riforma della scuola: una legge attesa dagli elettori (ai quali abbiamo promesso, assieme ad altre, questa riforma importante, delicata e strategica), dagli insegnati, dalle famiglie, dagli studenti, dalle Regioni, dalle comunità locali, da molte associazioni interessate alla crescita della scuola, dalla società italiana.

Sono significative le affermazioni del professor Luciano Corradini, presidente nazionale dell’UCIIM, un protagonista del mondo della scuola, un uomo di cultura e un politico di centro-sinistra, già sottosegretario alla pubblica istruzione negli ultimi Governi della sinistra. Afferma il professor Corradini: "Il disegno di legge Moratti rappresenta una svolta perché rimette in moto il processo riformatore, salvando profili importanti della scuola, aprendo nuove possibilità per la formazione professionale e rendendo possibile il passaggio dall’attenzione ossessiva per l’ingegneria istituzionale all’attenzione concreta ai curricoli, alla didattica e all’educazione".

I nuovi emendamenti introdotti in seconda lettura dalla Camera dei deputati specificano meglio esigenze e garanzie di copertura finanziaria che stanno a cuore a tutti, in primo luogo al Governo e alla maggioranza, per la nostra filosofia di politica economica e finanziaria.

La battaglia dell’opposizione è stata molto dura fin dall’inizio in 7a Commissione, nonostante il grande impegno di equilibrio istituzionale e di disponibilità del presidente Asciutti, che ringrazio sinceramente.

Ricordo espressioni critiche piuttosto pesanti del tipo: questa riforma sarà un altro articolo 18, per cui, a mio avviso, questo colpo di coda sulle garanzie di copertura finanziaria non rappresenta le vere ragioni dell’opposizione. Le ragioni vere sono di natura diversa; sono quelle addotte nei dibattiti e negli emendamenti presentati dall’opposizione in Commissione e in Aula nel corso della prima lettura e sono di due ordini: innanzitutto, una diversa concezione, idee diverse sull’istruzione e, ancora di più, sulla valenza educativa dell’istruzione e della formazione, sulla responsabilità primaria e inalienabile della famiglia e dei genitori nei confronti dei figli.

La Casa delle Libertà, pur nella varietà delle sue diverse esperienze e sensibilità, si riconosce in una concezione unificante della società e dell’educazione che possiamo sintetizzare nei valori dell’umanesimo personalista.

Ma c’è un secondo ordine di ragioni che ci divide dall’opposizione. Sono ragioni di carattere essenzialmente politico: il fatto che questo Governo di centro-destra, questo Ministro e questa maggioranza della Casa delle Libertà riescono ad approvare e quanto prima ad attuare la riforma della scuola. Un fatto, almeno per alcuni, non facile da accettare, come se nei confronti del mondo della scuola la cultura e la politica di sinistra avessero una specie di diritto acquisito, conquistato sul campo negli ultimi anni o forse negli ultimi decenni.

Noi apprezziamo le direttrici fondamentali della legge delega; in primo luogo la chiara e forte affermazione della valenza educativa dell’istruzione e della formazione; l’innalzamento del diritto-dovere a diciotto anni di età; la valorizzazione dell’autonomia e del decentramento; l’obiettivo della qualità come criterio fondamentale della nuova politica scolastica; l’introduzione significativa dell’alternanza scuola-lavoro. E in questo contesto si colloca il nuovo e importante riconoscimento della formazione professionale che rappresenta uno dei cardini della riforma.

In Italia, la mancanza di una valida alternativa agli studi liceali priva troppi giovani di talune opportunità di formazione che valorizzino le loro inclinazioni, attitudini e capacità e consentano loro di mantenere un rapporto positivo con il sistema della formazione. Avviene troppo spesso che i ragazzi, costretti alla frequenza dell'unico canale liceale, preferiscono abbandonare completamente gli studi e alimentare quella dispersione scolastica che rappresenta il vero punto di crisi del sistema italiano e che ne minaccia la credibilità e la legittimità presso i giovani e le loro famiglie.

Da questo punto di vista, abbiamo affermato ancora - ma desidero ricordarlo - che l’obbligo scolastico, se disgiunto da un vero successo educativo, è un non senso. La nuova strutturazione dei percorsi educativi parte dal principio che la differenziazione e la personalizzazione delle offerte, per dare ad ognuno la possibilità di crescere culturalmente nel modo più congeniale, è più efficace del tentativo di omologazione di tutti i percorsi. Questo non deriva prima di tutto dalla necessità del mercato del lavoro, di cui bisogna peraltro tenere conto anche nel progettare i percorsi scolastici, ma dalla necessità di permettere a tutti i giovani di soddisfare l’obbligo di formarsi fino a diciotto anni di età, trovando percorsi adatti e personalizzati.

L'unica via dei percorsi di tipo liceale, per di più selettiva in base a parametri che valorizzano soltanto alcune capacità di una persona, rende vano il diritto-dovere di formarsi.

Fondamentali e innovative sono le proposte della legge delega sulla formazione degli insegnanti. Le università sono chiamate in termini nuovi ad impegnarsi per consolidare e far crescere la qualità della scuola, obiettivo prioritario per la crescita complessiva della società.

La qualità della scuola è un obiettivo fondamentale della riforma, che mette in mora una politica scolastica che, apparentemente ispirata alla solidarietà, ha sovente prodotto appiattimento, sprechi, non qualità. Basti pensare che nel nostro Paese non esiste alcuna carriera per gli insegnanti e nessun reale premio per il merito didattico. La qualità sarà l'indirizzo guida della futura politica scolastica del Paese.

I centri di eccellenza per la formazione degli insegnanti scaturiscono da una nostra proposta mirante a dare un nuovo contributo alla qualità del nostro sistema scolastico.

Il disegno di legge che stiamo approvando traccia un quadro di princìpi nell'ambito dei quali dovranno essere precisati i contenuti didattici.



Presidenza del presidente PERA


(Segue GABURRO). Il nostro auspicio è che tutti i rappresentanti delle diverse forze politiche siano disponibili ad accettare l'invito rivoltoci qualche giorno fa dal Ministro, che ringrazio sinceramente, di dare il nostro contributo ai contenuti dei decreti attuativi, nella convinzione che è in gioco il bene più prezioso della nostra società.

Lo sviluppo equilibrato dell'autonomia consentirà di superare tante difficoltà, mentre occorrerà dedicare particolare attenzione al personale docente e a tutto il personale della scuola, cui, in gran parte, viene affidata la riforma.

Bisognerà infine coinvolgere le famiglie e le loro associazioni non perché assumano compiti e ruoli ad altri spettanti, ma perché nella riscoperta delle loro responsabilità partecipino a riempire di passione educativa le strutture e gli ordinamenti.

Le riforme si realizzano e vivono se sono pervase da forti ragioni ideali e sostenute da persone motivate e preparate. Crediamo che la sfida dell'avvenire troverà nella scuola italiana e nella politica che la riguarda grandi motivazioni e che non mancheranno docenti, dirigenti e personale che, pur nelle difficoltà del momento, che non nascondiamo, perseguiranno con coraggio il compito di istruire, educare e formare.

La riforma della scuola sarà il cuore del complessivo impianto riformatore che i partiti afferenti alla Casa delle libertà e sottoscrittori del programma elettorale di legislatura stanno realizzando. In quel programma ci riconosciamo e crediamo con spirito di servizio alla scuola e al Paese, proprio perché radicati nei valori formativi del cristianesimo e della democrazia.

Per queste ragioni politiche e di merito noi dell'UDC voteremo con convinzione a favore di questa fondamentale riforma della scuola. (Applausi dai Gruppi UDC, FI e AN).


VALDITARA (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.


PRESIDENTE. Ne ha facoltà.


VALDITARA (AN). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, oggi è un giorno importante: la legge Berlinguer-De Mauro sta per essere abrogata. Lo spettro che si aggirava per la scuola italiana è stato dissolto.

Una legge inapplicabile e nefasta contro cui insorse la scuola e quasi tutto il sindacato. SNALS, CISL, UIL, GILDA ne chiesero a gran voce il ritiro. Persino la CGIL fu costretta a riconoscere alcune criticità. Noi prendemmo l'impegno solenne con gli elettori di abrogare una legge che avrebbe dato il colpo di grazia alla qualità del nostro sistema di istruzione.

Sulla riforma Moratti i sindacati hanno posizioni diverse: ferocemente contraria la CGIL, cinghia di trasmissione del nuovo conservatorismo cofferatiano, quello che vorrebbe un'Italia ingessata, incapace di competere, quello che contrasta il processo di modernizzazione in atto nel Paese, e che in questo Parlamento ha coerenti rappresentanti; direi anzi che la linea della totale contrapposizione sulla riforma della scuola l'hanno data proprio i duri e puri, quelli dello scontro frontale con il Governo sempre e comunque, la palla al piede di una sinistra che non sa liberarsi dal retaggio passatista e ideologico.

Non ostili, invece, tutti gli altri sindacati, pur con alcune riserve sui singoli punti. La maggioranza della scuola italiana ha dunque isolato la CGIL. D'altro canto, proprio sui temi caldi dell'anticipo, del maestro prevalente e della sperimentazione, sondaggi di media indipendenti testimoniano un grande consenso tra le famiglie e una buona accettazione fra gli insegnanti. Questo ci fa ritenere che siamo sulla buona strada.

Sono due riforme certamente diverse: la nostra vuole essere la scuola delle opportunità, vuole valorizzare i talenti; la vostra è la scuola della massificazione che soffoca le individualità, che finisce con il perdere per strada alcuni.

In questi giorni abbiamo assistito allo spettacolo penoso di una opposizione a corto di argomenti, ma dotata di un'arroganza e direi di un'autolatria che non conosce il senso del ridicolo; una opposizione che ha avuto la sfrontatezza di arruolare la maggioranza nelle file degli oppositori alla riforma e che ha incentrato la polemica sulla pretesa mancanza di copertura finanziaria. Bella faccia tosta per chi ha sostenuto la legge Berlinguer che non prevedeva - quella sì! - nessuno stanziamento, per chi esplicitamente faceva dire al relatore Donise che non vi era bisogno di risorsa alcuna.

Ma che bravi maestri dell'illusionismo: quando le riforme le fate voi non hanno bisogno di soldi, quando le fa il centro-destra i soldi sono sempre inadeguati. Mi viene un dubbio. Non è che voi pensavate forse di finanziare la vostra riforma con il più grande taglio di organici della storia della scuola italiana, perché un anno in meno voleva dire tagliare almeno 80.000 cattedre!


CAMBURSANO (Mar-DL-U). Comiziante!


VALDITARA (AN). Ma guardiamo se è vero che questa riforma è solo un grande ordine del giorno. Se leggiamo con onestà il testo del disegno di legge vediamo che per la realizzazione di gran parte del suo impianto non sono necessarie ulteriori risorse. Ritornano le elementari di cinque anni, ben distinte dalle medie di tre; vengono potenziate le medie sotto il profilo dei contenuti; ritornano i cinque anni pieni dei licei; ritorna il voto di condotta; si cancella il principio che possano esistere debiti formativi senza mai una verifica; si cambiano le regole per la formazione e il reclutamento degli insegnanti.

Discorso a parte è quello relativo all'attuazione del doppio canale, il sistema che dovrebbe dare finalmente una forte dignità alla formazione professionale. A questo proposito ciò che conta ai fini della verifica dell'adeguatezza delle risorse è il fatto che rimane invariato l'obbligo formativo per 12 anni, posto che le risorse sono legate in primo luogo al numero degli alunni coinvolti. Il Governo si è del resto impegnato a riversare tutte le risorse presupposte dalla legge n. 9 del 1999 su questo nuovo capitolo. Dunque delle due l'una: o voi eravate consapevoli che il vostro obbligo formativo avrebbe in realtà lasciato per strada molti giovani e allora era la vostra, nei fatti, una scuola classista e della diseguaglianza, oppure i costi in termini di personale e di strutture, se li giudicavate sufficienti allora, dovreste giudicarli sufficienti anche adesso.

Argomento diverso è l'anticipo. Voi ve ne intendete di salti nel vuoto! Il Ministro ha sostenuto che la maggior parte dei costi della riforma è legata all'anticipo. La legge stanzia 125 milioni di euro su tre anni. La senatrice Acciarini ha calcolato una cifra più che doppia. Fa molto piacere tanta acribia nel calcolo, dopo la famosa onda anomala che non avrebbe dovuto consentire la realizzazione della riforma Berlinguer. Per essere un calcolo serio immagino che la senatrice Acciarini abbia ipotizzato che tutti i genitori iscrivano in anticipo i propri figli. Già sappiamo peraltro che così non sarà, dunque il costo dovrebbe essere alla fine comunque inferiore. Ma vi è di più: nei suoi calcoli non ha tenuto conto che con un ordine del giorno accolto dal Governo alla Camera si è deciso che la data del 28 febbraio anziché del 30 aprile, come limite per poter iscrivere i propri figli al primo anno dell'asilo e delle elementari, è destinata a valere non solo per il prossimo anno. Si ha dunque un abbattimento ulteriore dei costi. Va poi aggiunto che, secondo dati del Ministero, le prime classi delle elementari sarebbero già oggi ben al di sotto del numero di iscritti massimo consentito dalla legge.

Su altri punti occorrono invece, certamente, nuove risorse: l'alternanza scuola-lavoro e la valutazione della qualità del sistema educativo, in primo luogo. La legge prevede tuttavia una delega molto dilatata nel tempo, proprio per poter realizzare in modo graduale ma integrale la riforma. Il Governo e in particolare il Presidente del Consiglio si sono d'altro canto impegnati pubblicamente a trovare le risorse necessarie perché anche su questi punti la riforma possa essere compiutamente attuata. Noi siamo certi che questi impegni saranno mantenuti.

L'opposizione di centro-sinistra ha voluto scorgere nella mancata partecipazione al dibattito di esponenti della Casa delle Libertà sugli emendamenti approvati dalla Camera un presunto nostro imbarazzo a votare il disegno di legge Moratti.

Il senatore Bevilacqua in Commissione ha già risposto a queste speculazioni. Io denuncio il carattere strumentale delle vostre affermazioni.

II dibattito in sede di prima lettura è stato, come avete riconosciuto, di alto livello ancorché viziato dal vostro ostruzionismo che ha impedito di avviare un vero dialogo. Il testo ritorna ora dalla Camera con una sola significativa modifica: il comma 8 dell’articolo 7, che prevede che i decreti delegati, la cui attuazione determini nuovi o maggiori oneri finanziari, possano essere emanati solo dopo che con apposita legge siano state stanziate le occorrenti risorse.

E' un comma forse superfluo, ma di grande trasparenza. E' una garanzia per la serietà del percorso riformatore. Il comma fa esplicito riferimento all'ipotesi di esigenze nuove, non previste.

La senatrice Acciarini aveva preconizzato che in Commissione bilancio l'opposizione avrebbe denunciato la mancanza di copertura della legge che ci accingiamo ad approvare. È curioso che le parole della senatrice siano state contestuali alla votazione della Commissione bilancio che all’unanimità ha dichiarato che la legge non presenta problemi di copertura finanziaria. Ciò rivela il carattere strumentale di certe critiche.


PIZZINATO (DS-U). Non è vero!


VALDITARA (AN). Date queste premesse, noi tutto quello che avevamo da dire su questa riforma lo abbiamo detto a suo tempo. Discutere ancora sarebbe stato irresponsabile; avrebbe significato far perdere altro tempo alla scuola italiana, che ha bisogno finalmente di uscire dall’incertezza, che vuole sapere quale sarà il suo destino. Noi non abbiamo inteso partecipare al gioco di chi ha voluto prendersi una rancorosa, piccola vendetta facendo slittare di qualche giorno l'approvazione della riforma.

Diverso è il discorso sulle risorse da destinare ad interventi per una scuola dì qualità. Voi avete fatto una spregiudicata mistificazione imputando al solo finanziamento della riforma le risorse auspicate per il prossimo quinquennio da un ordine del giorno della maggioranza per tutta una serie di obiettivi strategici.

Con questo ordine del giorno ribadimmo che per ricostruire la scuola italiana occorreva investire risorse significative nella valorizzazione professionale dei docenti, e dunque nella carriera docente, nella edilizia scolastica, nel diritto allo studio e anche nella riforma. Occorreva inoltre avviare un processo di equiparazione degli stipendi degli insegnanti italiani alle medie europee. Tutto questo non era frutto di demagogia, ma proveniva da chi nella scorsa finanziaria si era adoperato per far passare due principi importanti: quello del rimborso delle spese di autoaggiornamento e quello del totale reinvestimento nella scuola dei risparmi in essa realizzati, da chi si era adoperato per rendere i tagli compatibili con le esigenze di una scuola che non perdesse in efficienza, da chi in questa finanziaria ha garantito quasi mille miliardi in più all’università ed alla ricerca.

La crisi economica accentuatasi dopo 1' 11 settembre, e in particolare il fatto che in tutto l'Occidente la ripresa non si sia ancora determinata, ha indubbiamente reso più difficile reperire risorse fresche.

Il Governo, nell’ultima finanziaria ha previsto una serie di razionalizzazioni nel campo della scuola e il loro totale reinvestimento nella valorizzazione del personale per quasi 1000 miliardi di vecchie lire. Per l'edilizia scolastica c'è qualcosa in più; 250 miliardi di vecchie lire sono stati destinati da questa legge alla riforma. In via indiretta, grazie all’abbassamento delle imposte, la busta paga del personale della scuola è aumentato di qualche decina di migliaia di lire al mese. Si chiuda ora il contratto del personale della scuola senza esitazioni! Notiamo che le cifre contenute nella bozza di contratto hanno trovato il consenso dei sindacati.

Abbiamo avuto occasione di dire che tutto questo può solo considerarsi come un primo segnale di buona volontà, certamente ancora non sufficiente. Ma di fronte a questo voi cosa proponete? Siete consapevoli che la congiuntura non è facile, che le risorse sono scarse e allora lanciate una proposta irresponsabile. Proponete di aumentare le tasse sui redditi da capitale degli italiani. Siamo alle solite: colpite i piccoli risparmiatori, proponete di bastonare ancora di più chi avete già bastonato negli anni scorsi. Voi che con la legge Berlinguer stavate per ammazzare la scuola, ora vorreste ammazzare l'Italia!


PAGANO (DS-U). Senatore Valditara, perché dice tante idiozie? Non se ne può più!


VALDITARA (AN). Approvata la riforma inizia la fase più delicata: quella della sua applicazione. Vi sono alcuni punti fermi per noi irrinunciabili. L'applicazione dell’articolo 5 sulla strutturazione delle lauree specialistiche è uno di questi. La difesa del liceo classico e del liceo scientifico come licei non specialistici è un'altra. I licei dureranno 5 anni pieni; qui non si azzardi qualcuno, in sede di attuazione dei decreti, a riproporre per il quinto anno formule del tipo "anno zero o anno ponte", perché altrimenti saremmo costretti a farne un caso politico. Il quinto anno è anno pieno. E' ora di riaffermare con forza il primato della politica: le riforme devono essere fatte da chi è stato eletto dal popolo per esprimere sensibilità, aspirazioni, valori: le riforme non le fanno consulenti, funzionari o dirigenti.

La vera sfida si aprirà sulla configurazione del doppio canale, che non potrà discostarsi da quanto già si è fatto in Trentino-Alto Adige e che dovrà contenere nel ramo professionale anche elementi culturali, senza i quali è in gioco la stessa unità culturale della nostra nazione.

Ad un'opposizione che voglia essere finalmente riformista, mettendo in minoranza le sue componenti conservatrici e reazionarie, noi offriamo una occasione di dialogo. Un'opposizione matura e responsabile difficilmente si potrà sottrarre a questa offerta anche perché, dopo tutto il processo di riforme avvenuto negli ultimi anni, sarebbe velleitario per chiunque immaginare a breve di rivoluzionare nuovamente la scuola italiana. Che piaccia o no, la scuola per i prossimi dieci anni sarà quella che si costruirà sulla base della legge che noi ora andiamo convintamente ad approvare! (Applausi dai Gruppi AN e FI. Congratulazioni).


MORANDO (DS-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.


PRESIDENTE. Ne ha facoltà.


MORANDO (DS-U). Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole Ministro, ho l'onore di svolgere questa dichiarazione di voto a nome dei Gruppi dell'Ulivo: l'UDEUR, lo SDI, la Margherita, i Verdi, i Democratici di Sinistra. E vorrei cominciare dicendo che non è del tutto esatto quello che è stato affermato, a partire dalla relazione del senatore Asciutti, e cioè che la Camera avrebbe cambiato la norma approvata in prima lettura soltanto per quello che riguarda la copertura finanziaria della legge delega.

Più precisamente si deve dire, signor Presidente, che alla Camera la maggioranza ha meglio formalizzato - mi spiace, senatore Valditara, è proprio scritto così - la scopertura attuale della legge finanziaria poiché ha stabilito al comma 7 dell'articolo 7 che lo schema di ciascuno dei decreti legislativi debba essere corredato non - senatore Valditara - da una generica relazione tecnica del Ministro competente, ma dalla relazione tecnica elaborata ai sensi della legge n. 468 del 1978, il che significa una relazione tecnica che rechi la controfirma del Ministro dell'economia, o meglio, del funzionario dirigente che svolge in quel Ministero la funzione di redazione delle relazioni tecniche.

In secondo luogo, al comma 8 dell'articolo 7, la maggioranza alla Camera ha stabilito che i decreti legislativi potranno essere emanati solo e soltanto dopo l'entrata in vigore della legge finanziaria che rechi le risorse necessarie a consentire l'emanazione dei decreti delegati stessi. Nella sostanza, senatore Valditara, altro che modifica superflua, come lei in un empito di ottimismo, che mi è sembrato un po' di tipo fideistico, ha affermato! (Commenti del senatore Valditara).

Tutto ciò nella sostanza vuol dire molto semplicemente in primo luogo che i principi e i criteri direttivi degli articoli da 1 a 4 di questa legge sono - lo ha detto la maggioranza - certamente onerosi, cioè potranno essere applicati soltanto determinando oneri a carico del bilancio dello Stato. E proprio perché sono onerosi, e nessuno nella maggioranza e nel Governo, signora Ministro, sa quanto onerosi, il Parlamento dice al Governo che i decreti delegati si potranno fare soltanto quando questa onerosità verrà qualificata attraverso la relazione tecnica elaborata ai sensi della legge di contabilità nazionale. In secondo luogo, quella modifica, con il secondo comma dell'articolo 7 modificato, dice che oggi - ed è la maggioranza che lo dice - nel bilancio a legislazione vigente, nel bilancio in vigore, per finanziare quanto previsto dagli articoli da 1 a 4 non c'è un solo euro, signora Ministro.

Quindi, il Governo non potrà emanare i decreti legislativi in via che chiameremo di tipo ordinamentale, cioè il Governo non potrà procedere, grosso modo, nel modo seguente (mi scuso per l'approssimazione): predispongo i decreti, la parte di quei decreti che è onerosa non verrà attuata, ma io, Governo, i decreti li emano; potrò attuare la parte onerosa soltanto quando la legge finanziaria dell'anno di riferimento avrà recato le risorse finanziarie. No: la modifica introdotta dalla Camera dice chiaramente che non potete procedere nemmeno in via ordinamentale; dovete fare i decreti delegati ed emanarli solo dopo che la legge finanziaria dell'anno di riferimento avrà recato le risorse necessarie.

È di questo, presidente Asciutti, che noi abbiamo parlato; di questo hanno parlato la relatrice di minoranza e le senatrici e i senatori dell'Ulivo che hanno preso la parola nel corso di questa terza lettura del provvedimento al Senato. Noi abbiamo parlato esattamente del rapporto tra la norma che definisce non la copertura, ma la scopertura attuale della legge e l'attuazione degli articoli da 1 a 4.

Recita infatti, signor Presidente, l'articolo 1: "(…) il Governo è delegato ad adottare," - attenzione - "entro ventiquattro mesi (…) uno o più decreti legislativi (…)", secondo i princìpi e criteri direttivi che seguono. E giù, princìpi e criteri direttivi che abbiamo già visto essere onerosi, per ammissione della maggioranza.

Si dice: "entro ventiquattro mesi", e il dibattito che stiamo facendo, signor Presidente, ruota tutto attorno a questo punto, molto semplice, molto chiaro: ci saranno, signora Ministro, entro ventiquattro mesi le risorse necessarie? Tutto ruota attorno a questa domanda e lei non ci ha rassicurato, signora Ministro, ignorandola.

Qui, in questa lettura del provvedimento, bisognava molto semplicemente, ripeto, rispondere a questa domanda: ci saranno entro ventiquattro mesi le risorse necessarie? Noi, non ricevendo risposte dal Governo e dalla maggioranza, abbiamo provato a darci una risposta da soli e abbiamo cominciato a rispondere con grande certezza sui primi nove mesi di questi ventiquattro, e la risposta è: no, nei primi nove mesi di questi ventiquattro certamente le risorse non ci sono, perché in questi nove mesi è in vigore una legge finanziaria e una legge di bilancio, quella attualmente vigente, che non reca le risorse necessarie. Anzi, signora Ministro, signor Presidente, io ho qui i dati (e purtroppo in una dichiarazione di voto così breve, non posso citare le voci) sugli effetti del decreto taglia spese, (sono documenti del Ministero dell'economia, naturalmente). In questi nove mesi, signora Ministro, lei deve fare i conti con gli effetti del decreto taglia spese sulle unità previsionali di base del bilancio del suo Ministero, e lei sa quanto siano pesanti questi effetti, perché (citerò soltanto il dato di carattere generale) lei ha subìto, sulle somme disponibili ancora alla fine dell'anno 2002, un taglio del 6,1 per cento, riferito all'impegnabilità, e, per quello che riguarda i pagamenti (così almeno voi, quando fate le riunioni con i presidi che vi chiedono come mai non hanno i soldi per sviluppare coerentemente le iniziative di autonomia, sapete anche cosa rispondere), il suo Ministero ha subìto un taglio alla voce investimenti, signora Ministro, del 14 per cento (sto leggendo i dati relativi all'attuazione del decreto taglia spese del suo Ministero, non so se il senatore Valditara li ha visti, a proposito di coperture o scoperture finanziarie). In ogni caso, lei sul 2003 registra gli effetti pesantissimi indotti dal "taglia spese" del 2002.

Lei mi dirà che sul 2003 gli effetti del decreto taglia spese ancora non ci sono. È vero, ancora non ci sono ma, come nella famosa barzelletta dei miracoli, al Ministero dell’economia si stanno attrezzando: hanno già emanato una memoria per attuare immediatamente questa volta il decreto taglia spese, senza aspettare la fine dell’anno, poiché temono che i Ministeri di spesa si attrezzino ed esauriscano le voci di bilancino prima che possa intervenire la mannaia del decreto taglia spese.

Quindi nel 2003 lei non solo non avrà le risorse aggiuntive per fare i decreti legislativi delegati, relativi agli articoli da 1 a 4, ma dovrà fare i conti con il taglio orizzontale indotto da un’ulteriore applicazione del decreto taglia spese.

Veniamo al prossimo anno. Nel 2004, colleghi, signora Ministro, le risorse per emanare i decreti delegati ci saranno. Abbiamo visto che nel 2003 certamente non ci sono; per il 2004 la risposta è più problematica, non ho la medesima certezza che posso avere a proposito di una risposta negativa per il 2003; in quest’ultimo caso è già stabilito: non ci sono i soldi. Per quanto riguarda il 2004, invece bisogna fare una piccola valutazione che riguarda la politica di gestione del bilancio del Governo del centro-destra nel suo complesso.

Come lei sa, signor Presidente, le condizioni oggi prevedibili di finanza pubblica non fanno pensare che il 2004 sarà un anno particolarmente prospero per la finanza pubblica italiana.

Vorrei però concentrare l’attenzione dell’Aula del Senato su qualcosa che mi sembra assai più probante, ovvero sull’improbabilità, purtroppo, dell’esistenza delle risorse necessarie per attuare i decreti legislativi delegati previsti da questo provvedimento.

Noi, signori colleghi della maggioranza, abbiamo attualmente in discussione in Parlamento, o già approvate, la legge delega per la riforma del fisco, la legge delega per la riforma previdenziale, la legge delega per la riforma degli ammortizzatori sociali e del mercato del lavoro ed infine il finanziamento delle cosiddette grandi opere della legge Lunardi. Quattro provvedimenti di enorme importanza.


PRESIDENTE. Senatore Morando, capisco la sua hybris finanziaria, ma le faccio notare che ha abbondantemente oltrepassato il tempo a sua disposizione.


MORANDO (DS-U). Signor Presidente, sto svolgendo la dichiarazione di voto a nome di tutti i Gruppi dell’opposizione. Diversamente, se ciascuno dei Gruppi l’avesse fatta per proprio conto, si sarebbe andati avanti molto più a lungo. Lei quindi dovrebbe favorire che da parte dell’opposizione si svolga un'unica dichiarazione di voto.


PRESIDENTE. La sto abbondantemente favorendo, infatti.


MORANDO (DS-U). Queste quattro leggi sono tutte scoperte, con lo stesso meccanismo per cui è scoperto il provvedimento che stiamo discutendo: per ora soldi non ce ne sono, per il futuro provvederanno le leggi finanziarie.

Siamo certi, colleghi della maggioranza, signori del Governo, che la priorità fisco-previdenza-istruzione-grandi opere sarà riconosciuta proprio all’istruzione? Noi vorremmo che fosse così, tant’è che abbiamo presentato una proposta di modifica di questa legge per avere le risorse immediatamente disponibili, unificando le aliquote di prelievo sulle rendite finanziarie. Voi avete respinto tale proposta che era rivolta, signora Ministro, a garantire - naturalmente abbiamo corso anche qualche rischio - che lei potesse davvero emanare i decreti delegati entro i 24 mesi previsti. Avete fatto male a respingere quella proposta. Infatti adesso sarete molto deboli nella competizione entro il Governo ed entro la maggioranza per far riconoscere alla pubblica istruzione quella priorità che la politica economica di questo Governo non le ha fino ad oggi riconosciuto.

Per queste ragioni, noi non possiamo approvare questa legge anche se consideriamo le modifiche introdotte dalla Camera tutto sommato chiarificatrici del contesto entro cui ci muoviamo. Non la possiamo approvare soprattutto perché, dal momento che nei 24 mesi prossimi non riuscirete ad emanare decreti delegati per mancanza di risorse, noi avremo una scuola che continuerà in una situazione di grave instabilità, come quella che l’ha caratterizzata nel corso di questi ultimi due anni. La scuola italiana ha bisogno di stabilità; l’instabilità che voi le garantite fa male alla scuola e fa male al Paese. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Verdi-U, Misto-Udeur-PE, Misto-Com e Misto-SDI . Congratulazioni).


FAVARO (FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.


PRESIDENTE. Ne ha facoltà.


FAVARO (FI). Signor Presidente, signori colleghi, forse la logica e anche il Regolamento del Senato potevano indurci a limitare la discussione alle modifiche introdotte dalla Camera, che non cambiano sostanzialmente il testo originario, modifiche che saranno apprezzate in quanto introducono ulteriori garanzie parlamentari rispetto all’articolo 81 della Costituzione, modifiche che sono state apportate con un intervento bipartisan dalla Camera dei deputati. Si è preferito allargare il discorso e io credo anche arricchirlo, in seguito alle modifiche della Camera; un dibattito che continua fra tutti coloro che si interessano di scuola e che noi riteniamo opportuno continui anche quando saremo chiamati a discutere sui decreti applicativi.

Preferisco dare per acquisite le considerazioni della maggioranza sui punti fondamentali della riforma; ne abbiamo già discusso a lungo e credo che le posizioni siano chiare. Ne cito soltanto poche.

I due canali, l’istruzione professionale affiancata a quella liceale, due canali con pari dignità e con la possibilità di passaggio dall’uno all’altro: noi qui facciamo una scommessa importante sulla qualificazione e valorizzazione del canale tecnico-professionale, che in Italia manca da troppo tempo, un canale che deve poggiare sull’innalzamento dei livelli di cultura, di professionalità, di competenza dei ragazzi che frequenteranno con la prospettiva non esclusiva di un inserimento immediato nel mondo del lavoro.

L’alternativa scuola-lavoro, che segna e implica un cambiamento culturale: anche questa è una delle grandi conquiste della riforma. Oggi la scuola, con le sue metodologie, i suoi contenuti culturali, sembra quasi incentivare la fuga dal lavoro, come se fosse una condanna e non una risorsa fondamentale anche nella costruzione dell'identità di ciascun giovane cittadino.

E poi l’obbligo scolastico sostituito da un diritto-dovere, non ridotto all’obbligo scolastico, come da troppe parti è stato detto: tutti i cittadini italiani per dodici anni almeno dovranno seguire itinerari d’istruzione e di formazione.

Quindi - è stato sottolineato anche da altri - la questione, su cui la riforma insiste, della formazione degli insegnanti. Nell’ultimo numero de "Il Mulino", Alessandro Covelli e Paolo Ferrantini, sotto il titolo "Scuola, il cambiamento da condividere", sostengono che sulla riforma "nessuno dispone a priori delle soluzioni in assoluto corrette" e che "una classe dirigente all’altezza del compito dovrebbe fare propria un’attitudine riformatrice coraggiosa e insieme cauta, capace di proporre soluzioni a termine verificabili e quindi soggette a correzioni nel corso d’opera. Un approccio galileiano, appunto, che nel provare e riprovare, sperimenti le capacità di comporre continuamente le analisi dei problemi e le risposte adottate con una realtà mutevole e differenziata". Gli autori citati poi parlano della necessità di un’impostazione laica, sperimentale e non ideologica.

In base a queste considerazioni, più che tornare su cose già dette, che riguardano un provvedimento condiviso dalla maggioranza, e che ci auguriamo tra poco sarà approvato definitivamente dall’Assemblea, vorrei guardare avanti, a ciò che ci aspetta. Il lavoro che ci aspetta non sarà meno impegnativo di quello che ci ha occupato finora. Questa maggioranza - e qui va un ringraziamento al Ministro, che ha seguito la riforma con significativa presenza, e al sottosegretario Aprea, che non è mai mancata nelle discussioni in Commissione e in Aula - ha fatto di tutto per approvare non un documento di indirizzi, come qualcuno ha detto, ma una riforma sostanziale (prendo il termine "riforma sostanziale" dagli interventi del senatore Cortiana in Commissione), approvata non alla fine, bensì nella prima parte della legislatura, con la legittima aspettativa di gestire anche la seconda parte, quella dei decreti legislativi e del reperimento delle risorse.

La senatrice Soliani ha rappresentato il confronto tra questa riforma e il mondo della scuola come una minaccia. Noi vogliamo invece considerare questo momento di confronto come un arricchimento, qualcosa che vogliamo: vogliamo confrontarci con il Paese, nelle scuole, dialogando al di fuori di slogan e di ideologismi, senza i toni da crociata che hanno caratterizzato certi atteggiamenti e interventi dell’opposizione in questo dibattito.

Tra l’altro, le modifiche apportate dalla Camera dei deputati richiederanno un nuovo esame del Senato per quanto riguarda i finanziamenti, non però per tutti i provvedimenti conseguenti, ma soltanto per quelli che comporteranno oneri. Vi sono, quindi, moltissimi provvedimenti che potranno essere adottati senza tornare all’esame dell’Assemblea. Si potranno così verificare lo stato di attuazione e la validità della riforma, con spirito galileiano, laico, non ideologico e con la volontà di dare risposte adeguate ad una realtà in rapidissima evoluzione, come hanno scritto i due autori che ho citato prima.

Il problema delle risorse è centrale e serio; esso dipende dalla situazione generale del Paese, ma anche dalla razionalizzazione della spesa all’interno del comparto scuola. È un’opera che il Governo sta svolgendo con grande impegno, senza la pretesa di fare miracoli, attuando anche scelte impopolari come quelle su cui insistono oggi i giornali, ma che noi riteniamo utili per la scuola.

L’Italia non spende per ciascuno dei suoi studenti meno degli altri Paesi europei; spende però peggio. Già il precedente Governo, nella finanziaria per gli anni 1998, 1999 e 2000, previde la riduzione del personale, al fine di recuperare fondi da investire in qualità. Ma la legge votata rimase lettera morta, le economie non ci furono, vennero invece assunti altri precari e con la legge n. 124 del 1999 furono trasferiti allo Stato i bidelli comunali, con conseguente aumento di organici e di spesa.

Il Governo oggi sta attuando la razionalizzazione dell’organico votata dal Parlamento; c’è poi l’impegno di tutto l’Esecutivo (e noi ci crediamo, perché vediamo come il Governo sta mantenendo gli impegni assunti in passato a proposito di scuola) e di tutte le forze che lo sostengono a trovare i fondi necessari alla riforma.

La mancanza di risorse finanziarie è argomento serio, da non trascurare, per la minoranza e anche per la maggioranza; un argomento serio per il Paese, che ci preoccupa non da oggi. In Commissione, però, quando si è trattato di recuperare risorse per la scuola e per la ricerca, c’è sempre stata un’ampia convergenza e credo ci sarà anche in futuro.

Questa maggioranza non ha agito come la maggioranza precedente, che presentò una riforma senza norme di copertura finanziaria, sostenendo di poterla finanziare con la riduzione del numero degli insegnanti (così è scritto nel documento di accompagnamento).

La legge di riforma che ci apprestiamo a votare mira a mettere ordine, finalmente, in una serie di sperimentazioni selvagge nate dalle sollecitazioni più diverse, che hanno dato vita, sulla scorta di un decreto del Presidente della Repubblica del 1974 e di un altro del 1999, ad una riforma strisciante su cui mai il Parlamento si è pronunciato, né in termini di decisioni, né in termini di controllo o di valutazione: una riforma senza orientamento, che ci ha portato ad avere una scuola media superiore con circa 700 indirizzi diversi.

D’altra parte, qui dentro e altrove siamo convinti della necessità di uscire al più presto da un clima di incertezza che pesa negativamente sulle famiglie degli alunni e su questi ultimi, e che soprattutto condiziona pesantemente gli insegnanti, senza la cui collaborazione non è possibile attuare alcuna riforma. Al ruolo degli insegnanti, alla loro formazione e al loro aggiornamento è dedicato un articolo della legge delega. Siamo convinti che non si può avere una scuola efficiente senza una classe insegnante preparata e motivata.

Oggi la categoria soffre più di tutti il clima di incertezza che inevitabilmente precede la riforma… (Forte brusìo in Aula).


PRESIDENTE. Colleghi, non è possibile procedere in questo modo: c’è troppo brusìo. Rispettate il senatore Favaro, per cortesia.


FAVARO (FI). Per uscire da questo clima di incertezza, per iniziare a mettere ordine e logica in una scuola che vive troppo su sperimentazioni non programmate, è opportuno votare oggi la riforma. Ciò consentirà di dare rapida e completa attuazione anche ad altri provvedimenti approvati nel passato, che dovrebbero contribuire a formare il volto nuovo della scuola italiana.

Penso all’autonomia scolastica, sancita dalla nostra Carta costituzionale, poi all’attuazione completa dell’articolo 118 della Costituzione, che stabilisce: "Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l’esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato".

Il decentramento amministrativo deve riguardare anche la gestione del personale della scuola, secondo quanto è già avvenuto in quasi tutti i Paesi europei, come la Francia e la Svezia, e secondo quanto già avviene, del resto, dal 1996 nelle province di Trento e Bolzano. Questo avrà come conseguenza l'eliminazione di uno dei timori presenti tra gli insegnanti: molti di loro temono infatti di essere "declassati" a dipendenti degli enti locali. Questo, soprattutto, libererà il Ministero da incombenze gestionali improprie e gli consentirà di essere il controllore, il garante della qualità di un sistema scolastico pluralista e democratico, la cui efficienza e qualità interessa tutti.

Con questi impegni e prospettive, Forza Italia voterà convinta in favore del provvedimento in esame. (Applausi dai Gruppi FI, AN e UDC. Congratulazioni).


PERUZZOTTI (LP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.


PRESIDENTE. Ne ha facoltà.


PERUZZOTTI (LP). Signor Presidente, in merito al disegno di legge di delega al Governo per la definizione delle norme generali sull’istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale esprimo il voto favorevole della Lega Nord. (Applausi dai Gruppi LP e FI).



Votazione nominale con scrutinio simultaneo


PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento, indíco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del disegno di legge n. 1306-B nel suo complesso.

I senatori favorevoli voteranno sì; i senatori contrari voteranno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).


Il Senato approva. (v. Allegato B) (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC e LP. Molte congratulazioni vengono rivolte al ministro Moratti).


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