E adesso la Riforma a noi!
Gianni Mereghetti - 12-03-2003
Finalmente dopo ottant’anni la scuola può avviare un processo di riforma! Ora che Governo e Parlamento hanno portato a termine quanto di loro competenza, c’è solo da augurarsi che le aule scolastiche non vengano occupate dal dibattito ideologico che ha dominato in questi anni i luoghi del potere: sarebbe la fine della riforma, come lo sarebbe se il Ministero della Pubblica Istruzione non avvertisse decisivo per la riforma sia realizzare una vera autonomia e un’altrettanto efficace parità, sia garantire agli insegnanti una condizione di libertà professionale che oggi non hanno e agli studenti e alle loro famiglie la libertà di scelta della scuola, sia restituire alle discipline la loro importanza nella crescita della persona.

C’è quindi da sperare che, superato il momento del confronto politico, ci si paragoni con la realtà della scuola, costruendola! A questo scopo vorrei chiedere al ministro e agli oppositori di questa riforma una cosa sola: lasciate che siano i soggetti che entrano in classe ogni mattina a costruire una scuola nuova, ossia più rispondente al bisogno di educazione e di istruzione degli studenti! Basterebbe questo per realizzare una vera riforma!


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 ilaria ricciotti    - 13-03-2003
"Finalmente dopo ott'antanni" quelli che hanno dato l'anima per migliorare le sorti della scuola pubblica italiana saranno soddisfatti di essere riusciti a proporre quello che covava dentro di loro : una con-tro-ri-for-ma. Dovrebbe essere chi ci lavora a riformare la scuola, qualcuno sostiene,
ma questo, con tale riforma avviene?
Siamo stati per caso noi operatori scolastici informati?
O piuttosto, da tempo, molti decreti erano già preparati?
Che dire poi della sostanza?
Essa si trova depositata globalmente soltanto in una stanza.
Perchè non si fa un sondaggio,
per sapere quanti operatori, genitori, studenti e cittadini
sanno con chiarezza ciò che è ancora soltanto in rodaggio?

Una riforma scolastica completa, chiara, minuziosa, democratica, eccellente, acculturata, dove si sperimenta di tutto e di più, dove i bambini avranno modo di essere formati, per diventare veri uomini e donne, bravi professionisti e professioniste, non l'avevo mai letta, nè l'ho mai sperimentata. Ma, come qualcuno ha detto, c'è sempre una prima volta.
Spero tanto che questa però sia l'ultima.


 alessandro monaco    - 16-03-2003
Se interpreto bene il suo pensiero vuol dire: " si stava meglio prima!".
Ma lo sa che la riforma, o per meglio dire la legge delega, avrà come conseguenza un taglio di posti in organico e non è coperta finanaziariamente? chi li paga i maggiori oneri derivanti dal maggior afflusso di alle scuole dell'infanzia ed elementari? mio nonno? Questo lo chima dibattito ideologico? Lei vuole chiudersi nella sua auletta e lavorare in pace e basta? E qualli che perderanno il posto olavoreranno peggio perchè avranno più bambini da educare a parità di stipandio e condizioni ambiente non le interessano? Certo questo è un dibettito fuorviante, di pericolose organizzazioni sindacali marxiste-leniniste...certo...certo. Sveglia!!!!!!!!!!!!


 Gianni Mereghetti    - 16-03-2003
Una riforma della scuola è democratica, se crea le condizioni perchè insegnanti, genitori, studenti diventino protagonisti della scuola.
Nella riforma Moratti, che ha delle precondizioni in alcuni interventi legislativi di Berlinguer, queste condizioni ci sono: adesso tocca a noi, donne e uomini della scuola, perseguirle.
Del resto una riforma non è buona se è di sinistra, come non è buona se è di destra, ma se è in funzione del bene degli studenti.
Per questo mi chiedo se non sarebbe più ragionevole abbandonare la diatriba ideologica-politica e mettersi a lavorare per togliere la scuola allo stato e restuitirlo ai suoi legittimi proprietari, ossia ad insegnanti, genitori e studenti!

 Gianni Bozzo    - 16-03-2003
Finalmente ritorna il voto il condatta!
A quando il ripristino delle bacchettate sul dorso delle mani per gli alunni indisplinati?

 Paolo Gallana    - 16-03-2003
Tre rapide considerazioni:

Io non condivido l'idea che la scuola italiana sia stata ferma 80 anni. Chi lavora dentro la scuola e vuole vedere ciò che è avvenuto ben sà che la scuola è cambiata si è trasformata, soprattutto le elementari avevano fatto dei grandi passi avanti, così come molto è cambiato nell'Istruzione tecnica e professiona. Certo senza un disegno compiuto, con esperienze anche contrastate e contrastanti. Ma disegnare la scuola italiana come immobile, vuol dire non essere capaci di guardare alla realtà.

Io non condivido l'impostazione di questa riforma. Non ritengo che a 13 anni si possa scegliere tra canale liceale e istruzione e formazione professionale (molti studiosi sostengono che lo sviluppo delle capacità logico analitiche avviene entro i 15 anni). Le passerelle, ben lo sappiamo, sono scarsamente efficaci quando si tratta di affrontare in pochi mesi materie che i coetanei hanno sviluppato in due o tre anni. Temo che la scelta tra un canale e l'altro dipenderà prevalentemente dal gruppo sociale a cui appartiene la famiglia dello studente.

Sarebbe un errore ora cercare di sabotare la riforma. Occorre utilizzare tutti gli spazi che offre per rendere il servizio scolastico migliore possibile e per risolvere con i fatti i problemi che il testo normativo apre. Dobbiamo fare in modo che le ragazze e i ragazzi comunque ottengano quanto di meglio si può loro offrire per la loro crescita umana, culturale e professionale.

 mm    - 17-03-2003
Finalmente dopo ottant’anni la scuola può terminare un ciclo e tornare indietro al punto da cui era partita! Complimenti al legislatore.

 Paola Lanna    - 28-03-2003
Leggendo la risposta data il 16.03.'03 mi sento di poter aggiungere qualcosa.
In primo luogo dovremmo vedere come legittimi proprietari della scuola "gli alunni" in quanto su di loro cadono le scelte degli adulti, siano di destra o di sinistra. La scuola accoglie qualsiasi colore politico; per quanto riguarda la creazione di condizioni affinché le varie componenti scolastiche diventino protagoniste della scuola, mi chiedo quali condizioni si creano per far "stare bene" l'individuo a scuola? Mi riferisco soprattutto al "bambino" (sono una docente di scuola dell'infanzia): ci chiediamo cosa ne pensano i politici, cosa ne pensano i genitori, cosa ne pensiamo noi docenti ma ci siamo chiesti quali potrebbero essere le aspettative di un bambino che esce dalla scuola dell'infanzia per entrare nella scuola dei "grandi"?
Ora tocca a noi, è vero, siamo quelli che da anni con i bambini condividono la quotidianità ma i responsabili di questi "bambini" ci daranno ascolto? Seguiranno il consiglio dei docenti o saranno abbagliati da un anticipo voluto per dei convincimenti forse neanche dimostrabili?