Questioni di sesso
Giovanna Bertazzoli - 11-03-2003
Agli Onorevoli Deputati
Bianchi Clerici - Lussana – Ercole
Ai Quotidiani locali e nazionali
Alle Organizzazioni Sindacali


Nel corso dei millenni, le Donne hanno conquistato il riconoscimento di avere un’anima, hanno superato il pregiudizio scientifico circa l’inferiorità del loro cervello, hanno conquistato il diritto al voto (in Italia dopo la Liberazione), hanno raggiunto la pari dignità e l’uguaglianza dei diritti (sancita dalla Costituzione italiana all’articolo 3), hanno ottenuto la non preclusione (almeno formale) ad alcuna carriera, ma molta strada resta alle Donne da fare, in Italia e nel resto del mondo, lungo questo cammino non sempre progressivo e lineare.

Ciò premesso, l’OdG 9/3387/28 della Camera dei Deputati approvato il 18 febbraio 2003 in collegamento con la Legge di Riforma della scuola, lascia perlomeno interdetti.
L’OdG recita testualmente che “ impegna il Governo a studiare forme di incentivi, costituzionalmente compatibili, al fine di incoraggiare il reclutamento di insegnanti maschi, in particolare nel ciclo secondario.”. Una simile richiesta e un impegno così palesemente anticostituzionale, oltre che di segno contrario al programma UNESCO “Education For All” (3 novembre 2002) non è motivato dai richiedenti firmatari (tali onorevoli Bianchi Clerici- Lussana – Ercole) da loro personali misoginie, ma da considerazioni che esprimono tanto la loro non conoscenza del mondo della scuola, quanto il loro disprezzo verso le insegnanti che nella scuola lavorano.
Come donne, come lavoratrici, come insegnanti ci sentiamo offese da considerazioni che legano la presenza femminile nella scuola “all’orario di lavoro meno impegnativo rispetto ad altre professioni”. (cfr.stesso OdG)

L’orario di lavoro attualmente in vigore non è un part-time: prevede settimanalmente, come orario di lezione, 25 ore nella scuola materna, 22 + 2 nella scuola elementare, 18 ore nella scuola media inferiore e superiore; a queste ore vanno aggiunte circa 80 ore annue legate agli impegni di tipo collegiale (Collegio Docenti, Consigli di classe), le ore non quantificate legate agli atti dovuti, quali gli scrutini e i colloqui con le Famiglie, le ore di lavoro sommerso e non riconosciuto, ma qualificato, derivante dalla preparazione delle lezioni, dalla correzione dei compiti, dagli autoaggiornamenti -spese a carico - e dal lavoro aggiuntivo, quale partecipazione a Commissioni di lavoro (per Progetti, ..). Quindi un lavoro quantificabile almeno attorno alle 35 ore settimanali, cui bisogna aggiungere la fatica psicologica di un lavoro che si svolge e si basa sulla relazione interpersonale non soltanto fra pari (adulti), ma sul rapporto educativo-formativo con bambini, preadolescenti, adolescenti, giovani, con tutta la complessità che ciò richiede sul piano professionale del sapere disciplinare e della sensibilità umana, della preparazione psicologica che ciò comporta.

Troviamo poi ingeneroso addebitare alla presenza delle Donne difetti e limiti della società italiana: la sotto-considerazione della scuola, i bassi salari non europei, le riforme non fatte, le contraddizioni sociali accumulate. Noi crediamo invece che debba andare agli insegnanti che nella scuola lavorano, sì in gran parte Donne, il merito di aver fatto compiere alla Scuola della Repubblica percorsi di qualità che anche all’estero ci riconoscono.
Lamentare l’assenza dei “Padri” (nella società, in famiglia, non solo a scuola!) è come scoprire l’acqua calda e scoprire l’acqua calda è indicare la necessità di modelli maschili di riferimento, ma, ci chiediamo, perché proporre come rimedio una strada sessista che lascia alle insegnanti-donne i gradini “più bassi” (!!!) della scuola e prepara corsie preferenziali e privilegi di accesso ai gradi “più alti” (!!!) per gli insegnanti-maschi ?
Viene da chiedersi se gli onorevoli deputati, estensori di cotanto OdG, e il governo, che lo assume, non abbiano alla fine in mente di aggiungere ai guasti del loro progetto di Riforma della scuola ulteriori guasti, quali:

1) La realizzazione della concezione che vede la scuola dell’obbligo declassata rispetto alla scuola superiore

2) la discriminazione salariale fra uomini e donne: cioè continuare a sottopagare il lavoro delle insegnanti per riservare soltanto agli insegnanti, di sesso maschile, i tanto sbandierati stipendi europei
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Brescia, 24 febbraio 2003


Mirella Castagnoli ( ins. Scuola elementare)
Maura Bertolazza (ins. Scuola elementare)
Alessandra Gaffurini (ins. Scuola media)
Paola Silvia Guerra (ins. Scuola media)
Elena Cassani (Ins Scuola media superiore)
Giovanna Bertazzoli (Ins Scuola media superiore)
Giuliana Coccoli (Ins. Scuola materna)
Giovanna Sanasi (Ins.Scuola materna)


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 Elena Bulgarelli    - 16-03-2003
Approvo il tono e il contenuto della lettera inviata ai deputati misogini. Se oggi la scuola non interessa agli uomini è perchè veramente lo stipendio è avvilente e gli uomini non sono votati al sacrificio.
Che una donna sia sottopagata è "culturalmente" accettabile dalla nostra società, che lo sia un uomo no. In realtà il nostro lavoro deve essere riconosciuto per quello che vale, e vale molto, indipendentemente dal sesso di chi lo compie.