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8 marzo: donne contro i fondamentalismi
LE DONNE AFGHANE NON VESTONO BENETTON

Lettera aperta alla stampa





Abbiamo visto sulle vostre pagine le splendide foto di bambine e ragazze
afghane, ritratte dalla Benetton a pubblicizzare il nuovo corso della
politica afghana rispetto alle donne. Le immagini hanno un forte impatto
emotivo, l'accostamento burqua-volto scoperto e/o le didascalie non lasciano
dubbi: oggi le ragazze sarebbero libere di trovare un lavoro, di andare a
scuola, di rientrare dall'esilio.

Noi e voi sappiamo che non è così.

Certamente conoscete quanto noi gli ultimi rapporti di Human Rights Watch,
che potete consultare comodamente sul loro sito , o persino
tradotti in parte in italiano sui nostri siti (www.wforw.it ;
www.ecn.org), visto che la stampa si guarda bene dal
pubblicarli. Potete rivolgervi ad Amnesty International, o anche ai vostri
stessi corrispondenti che sono certamente ben informati.

Perché allora ospitare sulle vostre pagine una campagna pubblicitaria che
nega e nasconde quello che è oggi più che mai necessario denunciare con
forza?

La "liberazione" delle donne è stato uno dei principali falsi obiettivi dei
bombardamenti americani in Afghanistan. Le donne afghane, attraverso le loro
organizzazioni quali tra le altre Rawa ed Hawca, si sono opposte
strenuamente a questo massacro e sono state ignorate. Hanno denunciato senza
ambiguità che i nuovi padroni dell'Afghanistan, i signori della guerra
insediati dal governo americano e mai liberamente eletti dalla popolazione,
sono dei criminali. Essi hanno provocato centinaia di migliaia di morti
negli ultimi trenta anni, hanno devastato, torturato e calpestato i diritti
e la dignità umana delle donne quando erano al governo prima dei talebani.
Contro di loro Rawa chiede da anni un processo internazionale per crimini
contro l'umanità e l'accurata documentazione per realizzarlo è già pronta e
disponibile da anni. Peccato che non si trovi ne' un giornale ne'una forza
politica, neppure qui in Italia, disposto a sporcarsi le mani con questa
storia poco edificante.

In tutte le province dell'Afghanistan le scuole riaperte a beneficio dei
riflettori occidentali vengono assalite da bande di fondamentalisti e non
sono poche quelle che sono state costrette a chiudere di nuovo.

Dobbiamo ricordarvelo noi che la sharia è in vigore ovunque, le carceri sono
piene di donne che fuggono alla violenza domestica, i suicidi per sfuggire
ai matrimoni forzati non diminuiscono, in molte regioni è nuovamente
proibito alle donne circolare senza un parente stretto maschio? Le donne
vengono arrestate e sottoposte a visite ginecologiche forzate, non riescono
a raggiungere scuole, posti di lavoro, università a causa delle restrizioni
rigidissime sulla libertà di movimento. Forse non è evidente a chi gira solo
per Kabul, ma chi mette un piede fuori dalla capitale entra in un territorio
fuori da ogni controllo.

Sta per arrivare l'8 marzo e qui in Italia ci saranno compagne a sostegno di
Rawa. Per favore, evitate di pubblicare, magari accanto a un articolo
corretto e ben informato come certo siete in grado di fare, qualche bella
foto pubblicitaria capace di spazzare via, con un'occhiata, fiumi di
inchiostro.


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 ilaria ricciotti    - 07-03-2003
Quest'anno festeggiare noi donne dovrà avere un sapore diverso e speciale: noi dovremmo stringerci le mani e tutto il mondo recintare.
C'è bisogno di tutta la nostra forza e di tutta la nostra sensibilità, per far sì che ogni donna sia se stessa qui e là.
Ilaria