La parola ai bambini
Noemi Lovei - 27-02-2003
Chi per caso, ha conservato il numero di marzo, anno 1991 de “il Giornale dei Bambini”, ed ha voglia e tempo di rileggerlo, ci troverà le parole giuste con cui accompagnare oggi le manifestazioni per la pace o esprimere la propria presa di posizione in difesa di un mondo senza violenze e guerre “giuste” o “ingiuste”.
Sono parole pensate e scritte da bambini, parole preziose che ora valgono come documento scritto ovvero testimonianza storica e fanno riflettere.
Dodici anni fa era in corso un’altra guerra nella regione del Golfo Persico, e allora, tantissimi bambini hanno scritto o mandato i loro disegni al Giornale dei Bambini sulla guerra e sulla pace. È triste che i loro testi siano diventati in questi giorni nuovamente attuali.
(Chissà quanti dei bambini che nel 1991 hanno espresso il loro desiderio di pace, hanno partecipato in questi giorni, ormai maggiorenni, alle manifestazioni di pace in tutto il Paese?)
I brani che seguono sono tratti dalle pagine di quel giornale fatto per e in gran parte dai bambini, i cui testi hanno un linguaggio semplice ma significativo, con disegni belli e suggestivi e soprattutto argomenti importanti ed interessanti.




TELEGRAMMI AI POTENTI

Cari amici del Giornale dei Bambini, siamo una classe IV° a tempo pieno di Arco (Trento). Vi mandiamo una proposta di pace che speriamo si diffonda anche in altre scuole: ai “Grandi” che ci mandano messaggi di guerra, noi mandiamo telegrammi di speranza, di consiglio, di preghiera, di pace.


A George Bush, Casa Bianca,
Washington (Stati Uniti)


Noi desideriamo un mondo senza
guerre, senza armi… Non sarebbe più
intelligente, invece che inventare armi
chimiche, cercare carburanti che
non inquinano? Rifletti, dipende da
questo il destino del mondo.
Ti chiediamo di far pace con l’Iraq,
usiamo il cervello invece delle armi,
perché questo mondo è già abbastanza
inquinato e non serve inquinarlo di più.


A Saddam Hussein, Bagdad, Iraq

Si può dire no alla Guerra! Noi
aspettiamo di sentire questa frase da lei.
Vale di più la vita o il petrolio?
Noi la scongiuriamo di annullare la
guerra, che non risolve niente…
Molta gente del suo stato morirà e
lei sarà dispiaciuto.



SCRITTI SULLA PACE


C’è la guerra perché ci sono molti
paesi poveri e molti paesi ricchi…

Maddalena


Io sono triste per tutte quelle persone
che si trovano là dove è scoppiata la
guerra: tante persone saranno morte,
specialmente bambini. Io non volevo
che succedesse ciò, io volevo la pace.

Lara


A me la guerra dà un senso di tristezza
perché non si risolve niente con le
armi. La pace è felicità, gioia, vita,
libertà, giocare assieme, riunirsi,
parlare, discutere, ridere.

Francesco


Quando gioco e quando studio non
penso alla guerra, forse perché non
so cos’è realmente. Certe notti sogno
che la guerra scoppia in Italia; mi
sembra di sentire le marce dei soldati
e di vedere i carri armati. Se potessi
parlare con i soldati alleati e arabi
direi loro di smettere la guerra perché
tutti i bambini del mondo vogliono
andare a scuola e giocare in pace.
La pace per me è bella e indescrivibile:
vorrei che scoppiasse la prima pace
mondiale.

Samuele


Io vorrei che il mondo fosse fatto come
l’ho sognato l’altra notte: c’erano
i cannoni che sparavano patatine fritte
e durante le battaglie le armi
spruzzavano acqua… Per me la pace
è ciò che conta nella vita: è l’obiettivo
a cui gli uomini dovrebbero puntare.
La pace vuol dire volersi bene,
amarsi, rispettarsi e non odiarsi.

Simone



PENSIERI DI PACE

I testi che seguono sono frutto di un lavoro collettivo
svolto sulla pace nella scuola media “Olivetti” di Torino.
Vi hanno partecipato tutti i ragazzi della scuola e vi
proponiamo una piccola sintesi delle loro riflessioni.

Guerra
guerra pazza
spietata.
Madri
con il cuore spezzato
non hanno più lacrime
gridano
basta!

Giuseppe Miniera


La gente ha paura
non vuole
urla
No!
Piange
prega per i combattenti.
È la prima volta che la vivo
sarà anche l’ultima?

Alessandro Sodde


Guerra,
lunga e sofferta guerra,
non importa
chi la vincerà
o chi la perderà,
le conseguenze le pagheremo tutti.
Eppure c’è un rimedio:
la pace.

Giovanni Marcias


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