"Si è divertita, prof!"
Franca Antonia Mariani - 26-02-2003
Una collega, appena tornata, sconvolta, da un viaggio di istruzione a Strasburgo, ha inviato la seguente lettera a Repubblica e Unità.
Ho pensato che potrebbe essere oggetto di discussione e le ho chiesto il permesso di inviarvela, cosa alla quale ha aderito con gioia.
Chiede però che non siano pubblicati i suoi dati per tutelare la studentessa.




Sì, in gita mi sono divertita a trascorrere notti insonni; a curare un'epidemia d'influenza; a telefonare, con il mio cellulare, a medici e ospedali ; ad essere rimproverata, in una lingua straniera che conosco pochissimo, dai portieri degli alberghi per la confusione fatta dagli studenti. E,soprattutto, mi sono divertita a chiamare nel cuore della notte un'ambulanza perché una studentessa era in coma etilico.

Nell'omertà diffusa, nonostante una compagna stesse rischiando la vita, un piccolo squarcio ha fatto intravedere una realtà terrificante: durante le gite scolastiche alla "tradizione" di far confusione, trascorrere le notti insonni, ingozzarsi di Nutella, avere rapporti sessuali si è aggiunta la variante di bere cocktail di superalcolici e sostanze stupefacenti varie, portati da casa per essere sicuri di averne una buona scorta.

E adesso chi farà capire che quest'episodio non è un'eccezione? Chi riuscirà a far aprire gli occhi ad adulti che non vogliono vedere? Il problema dell'alcoolismo tra i giovani non è solo un pezzo di colore con il quale riempire qualche trafiletto di giornali, è già nel nostro quotidiano


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 ilaria ricciotti    - 27-02-2003
Chi dovrebbe far rispettare le regole inerenti la legislatura scolastica e quelle di istituto? Se certi ragazzi in gita scolastica si comportano male, anzi malissimo è perchè gli si permette, il più delle volte, di farlo. E' come quando in classe o fuori di essa, pur essendoci innumerevoli cartelli con scritto VIETATO FUMARE, alcuni insegnanti ed alcuni ragazzi sembra o che non sappiano leggere o che vogliano deliberatamente violare una regola. Se poi a violarla sono proprio coloro che dovrebbero farla rispettare, preside compreso, be' allora non ci si può meravigliare di quello che potrebbe succedere ogni volta che si organizza qualcosa, gite comprese. Gite che sono d'istruzione oltre che socializzanti ed anche divertenti. Io non capisco quei colleghi che si lamentano sempre a posteriori ed in classe non stabiliscono con i loro ragazzi un rapporto di ascolto, di confronto e di rispetto delle regole reciproco, e poi, in determinate occasioni, pretendono dagli studenti il perbenismo, la buona educazione e non vogliono scocciature. I ragazzi, a qualsiasi età sanno chi è l'insegnante autoritario, chi quello autorevole e quello permissivo, e naturalmente si comportano di conseguenza.
Se gli insegnanti, pur avendo discusso con gli alunni il famoso contratto formativo, che tra l'altro non tutti conoscono, la carta delle studentesse e degli studenti che penso non sia stata ancora cancellata,il regolamento d'istituto e notano con rammarico che alcuni studenti vorrebbero sostituirsi all'insegnante e non rispettare quelle regole che anche loro, all'inizio dell'anno, hanno votato all'unanimità, be' vorrà dire che qualcuno deve fermarli. E chi dovrebbe farlo se non vogliono sentire ragioni? A mio avviso gli insegnanti, il preside insieme alle famiglie. Conseguenza: questi alunni non dovrebbero andare in gita , ma rimanere in classe a fare lezione. Questo non è un atto di repressione, ma d'amore nei confronti di coloro che sempre hanno potuto fare tutto ciò che hanno voluto e nessuno mai li ha aiutati a non combinare guai e magari ad andare ad una gita scolastica dimostrando, in base all'età, consapevolezza delle proprie azioni, rispetto per se stessi, gli altri e le cose, maturità e senso di responsabilità.
Tutte le volte che ho fatto una gita di tre giorni con i miei alunni, anche se, come gli altri colleghi, per tre notti abbiamo dormito a scaglioni, ci siamo divertiti tutti insieme. Anzi, noi insegnanti abbiamo assunto un atteggiamento diverso rispetto a quello scolastico: non avevamo più gli occhialini appoggiati sul naso, guardando al di sopra di essi ed aldilà della cattedra se qualcuno copiava o suggeriva. Abbiamo avuto anche degli inconvenienti,è vero, ma sostanzialmente contenuti e superati con il contributo di tutti, ragazzi compresi.
Concludendo posso affermare che rimpiango molto quelle gite, perchè oltre ad imparare cose nuove, abbiamo stabilito delle relazioni interpersonali meno formali, più spontanee e naturali tra di noi e soprattutto nei confronti dei nostri alunni.
Ilaria

 Elena Fait    - 05-03-2003
Non posso che condividere le angosce di F.A.Mariani; a me, ad esempio, è capitato di passare una notte insonne in un pronto soccorso perchè uno studente (involontariamente!) si era quasi tranciato una mano.
Forse però alla base c'è un equivoco di fondo: il viaggio d'istruzione diventa per l'appunto gita scolastica, in altre parole una vacanza aggiuntiva alle fin troppe vacanze di cui già godono gli studenti e non un progetto didattico ben preciso a cui gli studenti (e le loro famiglie) non sono obbligati ad aderire. Alcune esemplificazioni: la mia quinta doveva recarsi a Dublino, troppi euro, e quindi vanno a Praga intruppati con altre due classi e senza obiettivi che non siano quelli indicati da Mariani; avevo proposto un progetto alla mia terza centrato sulla visita alla Firenze dantesca, contestato dalla maggioranza della classe perchè prevedeva l'uso dell'ostello, ho annullato il suddetto viaggio d'istruzione.
Chissà, tanti abitudini scolastiche (vedi autogestione) sarebbero da discutere e rivedere.