breve di cronaca
Uomini in fuga: l’insegnante è donna
Uomini in fuga dalle docenze del Friuli occidentale. Il rapporto è ormai di uno a tre
Nella scuola pubblica
l’insegnante è donna



L’ambizione di gestire l’azienda scuola aumenta negli ultimi anni per la fascia dei circoli didattici provinciali (10 donne al vertice su 22 scuole autonome pari al 45 per cento), è alla pari nelle medie (6 istituti su 12 complessivi hanno la dirigente e si ammoscia per il settore superiori (un’unica dirigenza rosa all’Itg Pertini di Pordenone contro 14 affidate ai capi di istituto, cioè appena il 6,6 per cento). Leve del comando ancora in mano agli uomini, mentre tra i precari cala la squadra “azzurra”. Tinte rosa tra i supplenti incaricati in cattedra nell’annata 2003-2004: 100 per cento femminile alle materne, 97,09 alle elementari e 76,7 nelle medie di primo e secondo grado. Idem per i precari dell’area Ata: sono donne nell’87,34 dei casi. L’universo dei saperi si trasforma progressivamente in galassia matriarcale, anche a livello nazionale.
Declino del maschio e femminilizzazione della docenza già nei lontani anni Ottanta, quando le insegnanti rappresentavano già il 69 per cento delle cattedre. Nel 1999-2000 i vertici si dilatavano al 75,5 per cento e la virilità si fa oggi evanescente. Con problemi annessi psico-pedagogici rispetto ai modelli di “genere” che gli insegnanti trasmettono agli allievi, soprattutto maschi. Come dire, trauma per la costellazione della personalità in evoluzione? Fare l’insegnante è una professione scansata come un pericolo dagli uomini (ripetiamo, mal pagata e in costante sottrazione di prestigio sociale) e prediletta per tradizione dalle donne (con le opportunità che offre di conciliazione tra lavoro e famiglia), ma l’incidenza esagerata in aula potrebbe costare caro alla crescita psicologica degli studenti maschi. Un handicap, secondo i “celoduristi” storici della Lega che hanno chiesto per la riforma della scuola, al vaglio del Parlamento, chiare garanzie di pari opportunità per i docenti maschi. Reclutare maschi in cattedra è l’ordine di scuderia: perché non cominciamo dall’aumento degli stipendi?

Chiara Benotti

Uomini in fuga dalle cattedre statali. Ciao maschio, se all’estinzione sopravvive mediamente un uomo ogni 3 donne. Molto meno nell’area delle materne (declino dell’insegnante maschio proporzionale allo strapotere delle presenze femminili pari al 99,97%). Il crescendo della “valanga rosa” in cattedra continua nella fascia elementare con il 94,9% delle maestre, poi frena leggermente alle medie inferiori (le prof agguantano il 73,4% dei posti) e raggiunge il minimo storico d’annata 2002-2003 alle superiori (donne pari al 56,3%). Prevalenza spinta dell’altra metà del cielo anche nel settore Ata, in cui il primato si attesta al 74,36 (tante soprattutto le collaboratrici, mentre per il settore assistenti tecnici aumentano i maschi). Uomini decisi al “fuggi fuggi” per un sacco di ragioni: dalla depressione economica in busta paga alla prospettiva quasi nulla di carriera, meno che nell’area della dirigenza. Resiste il fortino dei poteri maschili (3 mila euro mensili alimentano l’affezione alla scuola) e le donne manager dell’istruzione di Stato si spartiscono una fetta della torta che è stoppata al 34,7 per cento: sarà soltanto una questione di tempo e il sorpasso è annunciato?



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