Noi sì che possiamo
Aristarco Ammazzacaffè - 25-02-2003

Sottotitolo: we have a dream

Non so voi, ma io son rimasto colpito dalla "Lettera aperta ai docenti italiani" del Nostro Presidente Nazionale dell'ANP di cui continuiamo a sentirci fedeli sostenitori (almeno quanto Chirac di Bush).
Per tutta la lettura sono stato attraversato da una intensa sensazione di rincrescimento: di non essere ancora un docente, e quindi non diretto destinatario di una lettera a dir poco magnanima e vibrante.
Lo schema concettuale della lettera è ovviamente chiaro e persuasivo e può essere così tradotto:

- cari docenti, si sta chiudendo per voi un altro contratto. Ancora una volta, le risorse sono magre e la conclusione decisa dai sindacati tradizionali- i confederali soprattutto - è, purtroppo per voi, scontata. Se credete nei miracoli, noi ne facciamo. Iscrivetevi al nostro sindacato, numerosi e convinti, e noi ci impegniamo a chiedere di tutto, in primo luogo all'on. Aprea, che ci ha sempre ascoltato e ci ha anche promesso tanti miliardi, facendosi anche credere (da noi);

- cari docenti, finora siete stati irretiti e soggiogati dai soliti sindacati, incapaci di "visione strategica e innovatrice" e malati di "fatalismo e conformismo". Attraverso noi potrete finalmente sperare in una - come si dice - interlocuzione speranzosa e avveniristica con la nuova classe governativa che di audacia e innovazione ne sta dimostrando a iosa (avreste mai pensato, ad esempio, ad una legge salva calcio? O a condoni salva mafiosi? O a una legge di riforma al gambero della scuola che vuol assicurare, oltre ad una sana "educazione religiosa" nella Materna e "spirituale" comunque, anche una salda "civiltà europea"?). E potrete trar lezione duratura dal nostro anticonformismo, che è ormai leggenda (metropolitana): in tutti questi mesi di feroci attacchi alla scuola pubblica, siamo stati quelli che, da posizioni di retrovia per così dire avanzata, han fatto sentire più di tutti alla Moratti il loro vibrante silenzio. Soprattutto i nostri ultimi comportamenti - ma anche i penultimi - sul fronte della battaglia politico-culturale, sono lì a dimostrare che siamo i più credibili e i più affidabili; e i più sommergibili;

- cari docenti, per noi, l'"obiettivo è quello di sedere - di qui a due anni -" dovunque si può (tavolo contrattuale, tavoli ministeriali, banchetti confindustriali - perché no, non sono male -) e nel frattempo di offrirvi tutto il nostro appoggio. In modo del tutto disinteressato. D'altra parte, delle tesi del recente Congresso nessuna, ma proprio nessuna accennava a voi e ai vostri problemi. Con ciò dimostrando che questa nostra di adesso non è una scoperta. Sappiamo bene che ci siete. E se andate alla ricerca di una sede e di una voce, "questa sede e questa voce esistono e sono quelle dell'ANP". E ciò, contateci, fino a quando almeno la voce non vi spunterà. In cambio, per l’ANP, solo "più visibilità, più potere contrattuale, più peso politico" (come si legge testualmente negli Atti conclusivi del nostro ultimo congresso: mica ci "allarghiamo" per niente). Ve lo dichiariamo apertamente. We have a dream: fuori Panini soprattutto, ma anche Colturani e anche Di Menna. E noi a trattare da soli: per i dirigenti, i docenti, i DSGA. Fatecelo realizzare, il sogno. Faremo, ve lo promettiamo, i nostri interessi;

- cari docenti, per amor vostro, da ANP che eravamo, siamo ormai diventati, come voi certamente saprete, ANP/AP - o ANP/EP (leggere; anpàp, anpèp) - a seconda che preferiate la formula "Alte" o "Elevate" Professionalità -; la scelta strategica che in questa lettera vi annuncio è che potete iscrivervi al nostro sindacato anche se non siete AP o EP; purchè siate però consapevoli di essere degli "sfruttati" (abbiamo anche noi un cuore di riserva che batte a sinistra): sia da parte dei vostri colleghi disimpegnati che del sistema che non vi valorizza. E purchè crediate alla differenziazione stipendiale anche nell'attuale regime di vacche magre. Ma se non siete consapevoli e non ci credete, fa lo stesso: l'importante è la delega;

- cari docenti, chiediamo inoltre "il contributo delle vostre idee": sottoscrivete il più ampio mandato sindacale all'ANP. Che è quel che ci preme. Che nessuno però / più di tanto si sprema.

Esplicitati i contenuti, va infine detto che la lettera in oggetto è costruita magistralmente secondo uno schema che sembra evocare la struttura geometrico-ascensionale di tanta pittura barocca.
Al centro della scena, i docenti: smagriti, appiattiti, intristiti, irretiti dall'ipnosi confederale, rappresentata - in fondo a sinistra - dalla triade Panini-Colturani-Di Menna.
In alto a destra, suadente accattivante invitante, il Nostro Presidente Nazionale - nei panni di Giorgio Re' (come concede di farsi chiamare in privato) - tra due personaggi di primaria evidenza. I quali, per quanto non nominati nella lettera, sono tuttavia evocati dal contesto: l'onorevole Aprea, in veste di Giovanna D'Arco (versione ridotta), per via della frangetta e del piglio, e l'altrettanto onorevole Adornato, in veste di se medesimo; che fa finta di lustrarle la corazza con gli scottex casa che gli offre Gigliotti.
E sullo sfondo - estrema destra - si immaginano il Tremonti (pallottoliere in mano e mitico buco, a mo' di areola, in testa) che se la ride come può, cioè col ghigno, e se la canta come può, cioè in falsetto; e la "madrenager" Moratti (interessante figura di manager in codice affettivo materno), in alto al centro sulla scena - sola -: cerca, con un largo volenteroso sorriso, di capire invano quel che succede intorno.


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