Non ci resta che ridere...
Anna Pizzuti - 20-02-2003
La conclusione della vicenda della legge delega sulla (diciamo così) riforma dei cicli, ha avuto, in Parlamento, vari aspetti al limite del surreale, peraltro perfettamente degni del modo in cui la suddetta (diciamo così) riforma è stata concepita e condotta nell’arco di questi due anni.
E, se vogliamo, degni anche allo spirito di Fuoriregistro, che è quello di raccogliere storie che muovono al riso ed allo sdegno.

La mancanza della copertura economica e quindi l’impossibilità per la Commissione Bilancio della Camera di esprimere il proprio parere, il modo in cui la palese violazione dell’articolo 81 della Costituzione è stata aggirata - ciascun decreto attuativo dovrà essere preceduto da una legge specifica che lo finanzi, per cui finchè questo tortuoso iter non sarà terminato, incertezza e confusione regneranno sovrane – danno ragione a coloro che osservano che per la prima volta dalla nascita della Repubblica sono al governo forze politiche che non hanno partecipato alla stesura della Costituzione, per cui nemmeno ne comprendono natura e funzione.
Ora verrebbe da dire, con Benigni e Troisi, che non ci resta che piangere, ma proprio come a Benigni e soprattutto come come a Troisi (in qualsiasi paradiso della dolcezza e del sorriso egli si trovi) a noi resta il desiderio di sorridere , magari, anche quello di sghignazzare, fino a quando ci sarà permesso.

E la lettura degli ordini del giorno ce ne dà più di qualche occasione.

Cominciamo con il richiamo alla “cultura del movimento”, che non è, purtroppo quello per la pace, ma ha a che fare, ovviamente, con l'educazione fisica, contenuto nell’o.d.g. 9/3387/21. Santulli, Palmieri.

Proseguiamo con l'esame della costruzione logico/ sintattica dell’odg 9/3387/1. Fatuzzo, Buontempo, Butti, Delmastro Delle Vedove, Maggi, Angela Napoli, Rositani.
Osservate la conclusione della premessa: nelle intenzioni doveva riguardare solo l’ultimo punto, ma per come è stutturato il discorso, sembra riguardare tutto il complesso della riforma, e se ne pone, quasi, come metafora riassuntiva.

L’o.d.g. infatti recita:

La Camera, premesso che:

in Italia, anche alla luce dei recenti mutamenti avvenuti a seguito della modifica del titolo V della Costituzione, si avverte in maniera sempre più urgente l'esigenza di predisporre in tempi rapidi una riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione in grado di renderlo maggiormente competitivo;

il disegno di legge di delega del Governo, A.C. 3387, trasmesso dal Senato e attualmente in discussione in Aula, si pone in questa direzione, prevedendo non solo le innovazioni necessarie anche a livello europeo ma garantendo al tempo stesso il mantenimento di tutte quelle caratteristiche positive che caratterizzano la scuola italiana;

in questo senso, a dimostrazione del fatto che qualsiasi riforma che guardi all'Europa non può in alcun modo cancellare i tratti indelebili dell'identità, della storia, della cultura e delle tradizioni di una nazione, occorre sottolineare come, rispetto alla legge n. 30 del 2000, siano stati aggiunti nell'articolato alcuni passaggi fondamentali (in particolare il richiamo all'identità nazionale ed alla cittadinanza europea) ;

quanto ai contenuti, ferma restando la convinzione della maggioranza in merito alla bontà del provvedimento in esame, si richiama tuttavia la necessità di affrontare in sede di completamento della riforma talune problematiche alquanto delicate e complesse;

una prima questione riguarda gli insegnanti, per i quali - allo scopo di incentivare la professionalitàsi richiedela fissazione di criteri diretti a stabilire una progressione di carriera onde consentire loro un minimo di apertura della stessa che abbia risvolti anche sul piano contributivo e preveda l'acquisizione di titoli utilizzabili per i futuri concorsi per il ruolo dirigente;

in secondo luogo, sempre per quanto riguarda il reclutamento del personale docente, occorre stabilire una graduatoria ad esaurimento in modo da salvaguardare i cosiddetti precari, i quali - pur avendo superato un concorso - non hanno ancora raggiunto la sospirata stabilizzazione;
un chiarimento interpretativo per l'utenza si rende, inoltre, necessario in ordine ai meccanismi - già previsti dalla legge di riforma - che consentono il passaggio dal sistema dei licei a quello dell'istruzione e formazione professionale e viceversa (il che dovrà avvenire secondo il metodo dei
crediti certificati e «mediante apposite iniziative didattiche»);

in un'ultima analisi, nel varare una così importante riforma non si può non tener conto della situazione drammatica in cui versa l'edilizia scolastica nel nostro Paese;

in tal senso, è molto urgente prevedere un piano complessivo di adeguamento delle strutture di edilizia scolastica alle più recenti normative antisismiche

Ma questo è nulla, rispetto al testo che segue, che si commenta da solo:

La Camera,
premesso che:
negli ultimi decenni si è assistito all'accentuarsi della presenza femminile nel ruolo di insegnante, determinata anche dalla perdita di prestigio sociale ed economico che ha investito questa figura professionale;
tale situazione è stata favorita dalla possibilità di conciliare l'impegno del lavoro e la famiglia, grazie all'orario di lavoro meno impegnativo rispetto ad altre professioni;
tale fenomeno provoca delle ripercussioni nei processi educativi e di maturazione degli adolescenti, soprattutto maschi, a cui vengono a mancare modelli di riferimento e di imitazione necessari alla loro crescita,

impegna il Governo

a studiare forme di incentivi, costituzionalmente compatibili, al fine di incoraggiare il reclutamento di insegnanti maschi, in particolare nel ciclo secondario.

9/3387/28. Bianchi Clerici, Lussana, Ercole
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 axi    - 24-02-2003
buuuuuhhhh....io non riesco proprio a ridere!