breve di cronaca
Quel progetto toglie il futuro
L'Unità - 18-02-2003



11 febbraio 2003.

Dall''intervento del ministro dell'Istruzione,
dell'Università e della Ricerca, dottoressa Letizia Moratti: «Possiamo
avere visioni diverse sui mezzi e sugli strumenti per realizzare la riforma
del sistema scolastico, ma credo che possiamo riconoscerci nelle finalità
generali del sistema, facendo riferimento al valore di una scuola
finalizzata al massimo sviluppo della persona, all'affermazione del valore
universale del concetto di diritto allo studio».

No, dottoressa Moratti, non è così. Alla scuola pubblica obbligatoria, da
quando essa esiste, abbiamo sempre chiesto qualcosa di più. Le abbiamo
chiesto di essere non solo finalizzata allo sviluppo della persona ed
all'affermazione del diritto allo studio. Le abbiamo chiesto di essere il
canale più efficace ed importante di redistribuzione delle opportunità. Uno
straordinario strumento di redistribuzione non di mero potere d'acquisto ma
di possibilità di partecipazione e di autonomia. Alla scuola pubblica
abbiamo chiesto di spezzare quel filo sottile eppure così resistente che
lega ognuno di noi, nel bene e nel male, al proprio passato ed al proprio
presente e rende spesso il futuro di tanti un momento già scritto.
La scuola pubblica italiana non ha mai spezzato del tutto quel filo. Ed
ancora oggi la stratificazione sociale trova nella scuola pubblica non il
suo principale nemico ma, purtroppo, spesso ancora un complice. Legga,
dottoressa Moratti, le pagine scritte di recente da Daniele Checchi, fra
gli altri, su questo argomento. Pagine che documentano come ragazzi
provenienti da famiglie con ridotto capitale umano tendano a ripetere
questo o quell'anno scolastico, a completare a stento la scuola
dell'obbligo e quindi a scegliere i canali della formazione professionale.
Mentre l'opposto accade ai ragazzi nati e cresciuti in ambienti ricchi di
capitale umano.
Invertire queste tendenze dovrebbe essere uno degli obbiettivi di fondo
della scuola pubblica. E non sarebbe un obbiettivo impossibile.
Bisognerebbe puntare a favorire l'accumulazione di capitale umano da parte
degli adulti e, al tempo stesso, a ridurre l'influenza degli ambienti
familiari sulle carriere scolastiche degli studenti.
Ciò, a sua volta, comporterebbe la necessità di puntare sulla
scolarizzazione precoce e sulla piena integrazione fra scuola
dell''infanzia e scuola dell''obbligo. Ciò porterebbe ad allungare il tempo
di permanenza a scuola fino a farne una scuola a tempo pieno ed a puntare
sulle forme di sostegno interne alla scuola stessa: dalle librerie alle
aule informatiche, ai corsi di recupero. Ciò suggerirebbe di posporre per
quanto possibile il momento della scelta fra diversi canali formativi al
fine, per quanto possibile, di consentire ai ragazzi di rovesciare scelte
fatte, anche in assoluta buona fede, per loro da altri. L'obbiettivo
dovrebbe essere soprattutto uno: puntare a dare a tutti opportunità che
sono oggi appannaggio solo di pochi.
Ma non è questo ciò che lei, dottoressa Moratti, ha in mente. Né è questo
l''oggetto della sua «riforma». L''idea di scuola pubblica dell'obbligo
che emerge da quel provvedimento dimentica, infatti, la ragione stessa
della introduzione e la finalità profondamente redistributiva della
pubblica istruzione. Una ragione che ha da sempre accomunato tanto le
posizioni di matrice socialista quanto quelle di origine liberale. La cosa,
peraltro, non può sorprendere. Questo è infatti uno di quei casi in cui la
parola "riforma", lungi dall''essere malata, esprime al meglio il suo
significato. Fuor di ogni polemica, la sua, dottoressa Moratti, non è
infatti una riforma ma piuttosto un provvedimento intrinsecamente teso a
conservare la struttura della società italiana. Esso ci consegnerà un'
Italia molto prossima, purtroppo, a quella attuale: statica e socialmente
immobile. Non è questa la missione della scuola pubblica e non è questo ciò
che vorremmo per il Paese.

Post scriptum: come si è visto, il Governo non è in grado di finanziare
e la maggioranza non è in grado di garantire il numero legale su un
provvedimento di questa portata. Nessuno dubita, dottoressa Moratti, della
sua volontà di lasciare un qualche segno - condivisibile o meno - del suo
passaggio nel sistema educativo italiano ma le capita mai di dubitare
dell'interesse del suo Governo e della sua maggioranza per lo stesso
argomento?

Nicola Rossi
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