Municipi di Roma
Rete dei nuovi municipi - 13-02-2003
“Prima o poi tutti i popoli del mondo dovranno scoprire un modo
di vivere insieme in pace, e trasformare quindi quest’incombente
elegia funebre cosmica in un salmo creativo di fratellanza”
Martin Luther King
Discorso di accettazione del Nobel per la pace (Oslo, 10 dicembre 1964)



L’ormai imminente attacco anglo-americano all’Iraq sta provocando una drammatica serie di conseguenze su scala planetaria.
I delicati equilibri internazionali sono pericolosamente minacciati dalla volontà bellicista dell’amministrazione Bush, a cui, per scelta volontaria o sottostando a ricatti economici, si stanno via via allineando numerosi paesi: con il risultato di creare una preoccupante spaccatura all’interno dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. Ed è il nostro continente, con la sua aspirazione a esercitare una funzione mediatrice ed equilibrata sul futuro dell’intero quadrante mediorientale, a soffrire maggiormente questa lacerante divisione internazionale, che ha già di fatto spezzato ogni speranza di unità politica europea; e di ciò porta la maggiore responsabilità proprio il nostro governo nazionale, tra i principali animatori della cordata guerrafondaia.
La subalternità al militarismo statunitense del governo italiano risalta ancor più oggi, di fronte alle proposte degli altri due grandi paesi fondatori dell’Unione europea, la Francia e la Germania, sostenute dalla stessa Commissione europea: rifiuto dell’intervento militare e controllo multinazionale del territorio dell’Iraq, affinché il regime di Saddam Hussein si pieghi pacificamente alle risoluzioni dell’Onu. Tale proposta, oltre all’aperto consenso della diplomazia vaticana, sta in questi giorni ricevendo adesioni sempre più numerose e significative, tra le quali spicca quella della Russia, membro permanente del Consiglio di sicurezza.
Appare evidente come, in questo quadro, si vadano delineando due schieramenti internazionali ben distinti: chi intende sviluppare il massimo dell’attività diplomatica per risolvere politicamente la crisi irachena, interpretando così il desiderio della gran parte delle popolazioni nel mondo, e chi, ammassando truppe e forze aeronavali, sembra aver già deciso di sferrare un terrificante attacco militare contro l’esercito e il popolo dell’Iraq.
Le stesse ragioni che vengono propagandate allo scopo di giustificare una guerra che inevitabilmente assumerà caratteristiche di sterminio appaiono del tutto inconsistenti e pretestuose, neanche in grado di allestire quell’ipocrita sceneggiata di un Iraq pronto a minacciare il mondo con armi di distruzione di massa. Né, peraltro, verrà sconfitto quel terrorismo internazionale che tanto dolore, tanto allarme, in particolare dall’attentato alle torri gemelle dell’11 settembre, sta provocando nel mondo. Al contrario, la carneficina che si perpetrerà tra il popolo iracheno (mezzo milione di morti e un milione di feriti, secondo stime Onu) forse riuscirà a eliminare dalla scena politica un ex prezioso alleato ora feroce tiranno, ma di sicuro alimenterà a dismisura le fila delle bande terroriste, creando un’irrimediabile cesura con il mondo islamico, che a sua volta produrrà una generalizzata reazione a catena di odio e distruzione.
Siamo insomma di fronte a una inaudita prepotenza politico-militare, le cui conseguenze politiche, economiche e, soprattutto, umane ci accompagneranno purtroppo per lungo tempo. Quelle tragiche conseguenze che, finora invano, ci ricorda costantemente nei suoi messaggi di pace Giovanni Paolo II, mai come in questo caso poco ascoltato e ancor meno seguito.
Non possiamo assistere indifferenti a questa terrificante prospettiva, consapevoli come siamo che le vere ragioni della guerra contro l’Iraq sono legate al controllo planetario delle risorse energetiche e alla soluzione della crisi delle economie occidentali. Oltreché alla sprezzante volontà egemonica dell’unipolarismo statunitense, che di certo non si fermerà all’occupazione militare dell’Iraq, obbligato dalla sua stessa nevrosi imperiale a cercare e poi trovare nuovi bersagli, nuove guerre: lo stesso presidente Bush ipotizza una condizione di conflitto militare che perdurerà per almeno i prossimi tre decenni.
L’attacco anglo-americano all’Iraq alimenterà fino alle estreme conseguenze l’instabilità politica nel mondo, creando quel pericolosissimo precedente in ragione del quale ogni paese, per esempio la Russia in Cecenia, si sentirà autorizzato a risolvere militarmente le proprie contraddizioni. Ma soprattutto separerà definitivamente i destini dei paesi ricchi da quelli poveri, ai quali sarà sempre più difficile spiegare che è meglio spendere soldi per una portaerei piuttosto che distribuire cibo a chi muore di fame o medicine a chi muore di Aids. E gli effetti di questa spaccatura li misureremo attraverso l’incremento degli attentati terroristici, l’esplosione di nuovi conflitti e la cronicizzazione di quelli vecchi, la crescita esponenziale di ondate migratorie, l’estensione delle povertà, della fame, della mortalità sociale.

Per tutte queste ragioni, come Consiglio del X Municipio, nei limiti delle nostre possibilità:


  • Diamo mandato al presidente e alla giunta di intraprendere tutte le iniziative che riterranno utili ed efficaci per corrispondere ai suesposti indirizzi politici.
  • Riteniamo che, nel caso di fallimento della prospettiva formulata da Francia e Germania, qualunque soluzione dovrà essere indicata nell’ambito delle Nazioni Unite.
  • Intendiamo testimoniare la nostra grandissima preoccupazione di fronte ai pericoli di questa guerra.
  • Desideriamo essere parte dell’estesa protesta pacifista che cresce di giorno in giorno tra i popoli di tutti i paesi.
  • Ci sentiamo inoltre impegnati a fare opera di sensibilizzazione tra i cittadini del nostro Municipio e della nostra città.
  • Aderiamo infine alla manifestazione internazionale “contro la guerra senza se e senza ma” che si terrà il 15 febbraio prossimo.


Roma, 11 febbraio 2003
Consiglio del Municipio X



*********************************************************


LA GIUNTA DEL MUNICIPIO ROMA XI


Su proposta dell’Assessore alle Politiche Giovanili Intercultura e Bilancio partecipativo Luciano Ummarino;

VISTO



l’invito del Coordinamento nazionale degli Enti Locali per la pace e i diritti umani ad aderire e a partecipare alla manifestazione nazionale contro la guerra in Iraq, che si svolgerà a Roma nel pomeriggio di sabato 15 febbraio 2003;

CONSIDERATO



che la manifestazione, indetta con lo slogan “Fermiamo la guerra in Iraq. Costruiamo la pace e la giustizia in Medio Oriente”, è promossa da un vasto arco di organizzazioni della società civile e dallo stesso Coordinamento, nell’ambito della Giornata europea di mobilitazione contro la guerra in Iraq;
che gravissime saranno le conseguenze che questa guerra comporterebbe per tutto il mondo, per il Medio Oriente e per la stessa Europa;
che la gran parte dei cittadini italiani ed europei hanno espresso una generale contrarietà alla guerra;

RIAFFERMANDO



la convinta adesione ai principi e ai fini della Carta delle Nazioni Unite e della Costituzione italiana che escludono la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali e che impegnano il nostro Paese e tutte le sue istituzioni ad operare per la pace e la giustizia nel mondo, attivandosi altresì a promuovere gli atti di competenza del Consiglio del Municipio finalizzati a dichiarare Roma XI Municipio della Pace, secondo le modalità previste dallo Statuto, dandone massima diffusione tra la cittadinanza, le istituzioni e gli organismi internazionali;

il Municipio Roma XI aderisce e partecipa alla manifestazione nazionale contro la guerra in Iraq che si svolgerà a Roma nel pomeriggio di sabato 15 febbraio 2003, con lo slogan “Fermiamo la guerra in Iraq. Costruiamo la pace e la giustizia in Medio Oriente”, assicurando anche la presenza degli Assessori e favorendo la partecipazione dei cittadini.

A voti unanimi

EMANA LA SEGUENTE DIRETTIVA



Gli uffici competenti dovranno predisporre tutti gli atti necessari all’esposizione della bandiera della Pace, con colori e scritta come da allegato che è parte integrante della presente Direttiva, all’esterno dell’edificio del Municipio Roma XI nelle dimensioni uguali a quelle delle bandiere istituzionali già esposte, e di uno striscione riportante la scritta

”NO ALLA GUERRA”.









discussione chiusa  condividi pdf