«Guerra sbagliata, ma non ci hanno detto tutto»
"Corriere della Sera" - 10-02-2003
Gli studenti: chiediamo informazione però a scuola non c’è tempo. Gli insegnanti: difficile l’obiettività su questi temi. I ragazzi del Berchet:, a Milano, sono divisi: «Un conflitto senza ragione», «E se Saddam avesse davvero l’atomica?»




«Per la verità mi sento un po’ presa in giro, diciamo così. Alla guerra sono contraria, per forza, nessuno di noi sa davvero come stanno le cose e se non mi si dice la verità o almeno qualcosa di verosimile come posso decidere?». Camilla ha diciotto anni e fa la seconda, capelli rossi, occhi verdi, cappotto blu, pare il riflesso della bandiera iridata che penzola dalla facciata del Berchet e adesso se ne sta lì, appoggiata alla balaustra metallica davanti al portone, fine sesta ora, «sono un po’ esaurita, prima Machiavelli, poi la lezione su Cesare», se non altro hanno parlato del «De bello gallico», Gallia est omnis divisa in partes tres ... Sulla Gallia siamo a posto, ma l’Iraq? «Appunto, chi lo sa, e non è che la provetta di Powell mi abbia convinto granché. Hai l’impressione che non ti dicano come stanno le cose, Saddam è un tiranno, d’accordo, ma la Corea e le sue armi atomiche allora? Possibile che non ci siano alternative? E in ogni caso non finiranno per pagarla migliaia di civili, gente che non c’entra nulla e non sa nulla?».
Informazione. Ragazze e ragazzi all’uscita del liceo si dicono per lo più contro la guerra, chiaro, ma l’essenziale è come lo dicono, e basterebbe sentire Camilla, «cerco di vedere almeno due telegiornali, guardare il giornale, e sarebbe bello poterne leggere tre o quattro la mattina, discuterne in classe, solo che non si può e non è che i professori non vogliano: i programmi sono così serrati, non c’è tempo...».
Del resto non è l’unico problema, la professoressa Pierangela Bianco insegna Lettere al Berchet e spiega che è anche questione di onestà intellettuale: «I ragazzi domandano e talvolta ne abbiamo parlato, fuori dalla classe, ma non nascondo che come insegnanti ci si sente in difficoltà perché si tratta di porre la questione in modo onesto, mostrare loro tutti i punti di vista e non solo il mio modo di considerare le cose, il freno è questo: non è possibile un’analisi storica sull’attualità, c’è il rischio di indottrinamento o di lettura a senso unico».
Così i ragazzi ne discutono ma sempre con un velo di dubbio, la consapevolezza di qualcosa di non detto. In un liceo come il Berchet prevalgono gli studenti di sinistra ma è molto forte anche la componente di Comunione e Liberazione, d’altra parte è qui che don Giussani fondò il movimento. Alla fine delle lezioni c’è un gruppo di ragazze che si ritrova dietro la cancellata di là dalla strada, dei ciellini si ha un’immagine granitica e invece non la pensano tutti allo stesso modo. «La guerra è una cosa terribile, tanto più questa guerra di petrolio. Saddam ha l’atomica, siamo sicuri? E poi ce l’ha soltanto lui?», si chiede Giulia, V ginnasio. Lucia, seconda liceo, riassume: «Che la guerra sia un male lo pensano tutti, dopodiché c’è chi dice che è giusto prevenire e chi pensa ci siano altri modi. Secondo me, per dire, il conflitto è assolutamente sbagliato». Secondo Benedetta, quinta ginnasio, invece non è detto: «È ovvio che si debba preferire la pace alla guerra, ma se Saddam è in grado di produrre l’atomica si tratta di valutare che dimensioni avrebbe la guerra ora e come invece sarebbe dopo...».
La maggior parte, comunque, non è per niente convinta. Ruggero, diciotto anni, alza le spalle, «è evidente che vogliono intervenire contro l’Iraq indipendentemente dalle prove, l’America ha i suoi interessi, ogni volta che c’è una crisi economica ci si rifugia nella guerra». E l’11 settembre, non è stato forse un atto di guerra? «Certo, ma non riesco a vedere una relazione diretta con l’Iraq, mi spiace». Davide studia al Fermi, passa a prendere degli amici e butta lì: «Perché si svegliano solo adesso? Sempre così, anche il regime dei talebani all’inizio è stato sostenuto dagli Usa».
Del resto pure Paolo, terza liceo, spiega che la mamma, americana, non è affatto d’accordo con Bush, «lei pensa sia solo una guerra di petrolio». Lui è più problematico: «Tutti quanti sperano che la guerra si eviti, finché è evitabile. E comunque bisogna partire dal presupposto che l’intervento è legittimato solo da un organismo internazionale come l’Onu. Non si può negare che l’Iraq rappresenti una minaccia, se quello che ha detto Powell è vero. Certo, non abbiamo fonti sicure...». E alla fine, ancora, riaffiora il dubbio di Camilla: «Ma veramente non si può fare in un altro modo?».

Gian Guido Vecchi




discussione chiusa  condividi pdf

 B. Letizia Ognibene - Caltanissetta    - 16-02-2003
"Non c'è tempo"!!!
Assurdo! I giovani hanno bisogno di sapere, la Scuola ha l'obbligo di dar loro gli strumenti perché possano farsi una loro opinione, perché possano riconoscere le verità dalle menzogne, perché sappiano riconoscere la voce della loro coscienza e delle coscienze dei deboli e dei carnefici!
Come si può rispondere alla loro esigenza di sapere con un: "Non c'è tempo"... per cosa non c'è tempo? Per educare le coscienze? Ma è prorpio questo il primo dovere della SCUOLA, ce ne siamo dimenticati?
Insegno in una scuola media, quest'anno ho una prima, ma alle loro domande non rispondo mai con uhn "Non c'è tempo", e come me chissà quanti altri colleghi nelle diverse scuole italiane... Sono ragazzini, ma quante domande, quanto bisogno di sapere! Una sola può e deve essere la nostra azione: dare gli strumenti perché possano sapere cercare da sé la risposta ai perché, dir loro nel modo più oggettivo possibile le ragioni delle diverse parti... stimolare l'onestà di coscienza personale oltre che sociale.

 Romano Scarinzi    - 17-02-2003
Ritengo che questa guerra sia sbagliata per vari motivi.

Primo perchè Saddam non ha la Bomba Atomica, se l'avesse lo avebbero trattato con parecchia piu diplomazia.

Secondo perchè 650/700 mila morti fra i civili e già di perse un'ottima ragione per non farla.

Terzo gli Americani vogliono fare la guerra per nascondere i problemi economici, ed occupazionali in casa loro.
Quindi:
dovrebbero anche dirci chi pagherà i costi di questa guerra, che facendola si sarà gia fatto gli interessi delle industrie belliche Stati unitensi.

Forse gli Iracheni con tutte le loro riserve petrolifere ? La Communità Europea ? Il mondo Islamico?. Certo è che gli americano la faranno pagare a qualcuno.

Quindi alla fine è tutto un problema economico, cioè l'industria bellica Americana.