Restauratrice l'impostazione del Centrodestra nel campo della scuola
Alba Sasso - 10-02-2003
Il disegno di legge delega sull’istruzione in discussione alla Camera pretende di affidare al governo il compito di definire le norme generali in materia di scuola: una prerogativa, questa, che compete allo Stato e che non può, in nessun modo e sotto nessuna forma, essere “delegata”. Ritengo assolutamente inaccettabile il tentativo del centrodestra, che sta cercando evidentemente di imporre il controllo governativo sulla scuola.

Si tratta poi di una legge delega che non ha nessuna copertura finanziaria: il testo arriva infatti in Aula senza nessun parere della Commissione bilancio. I gravi problemi economici che pesano sul provvedimento stanno a dimostrare le difficoltà e le contraddizioni del Centrodestra, il quale ha deciso di ricorrere a una vera e propria “blindatura” del disegno di legge, rifiutando tutti gli emendamenti, finanche quelli provenienti dalla stessa maggioranza.

Nonostante la blindatura, però, il provvedimento dovrà tornare all’esame del Senato, poiché questa maggioranza pasticciona e confusionaria ha commesso degli errori tecnici, che per essere sanati richiedono necessariamente il passaggio del testo da Palazzo Madama.

Quella del Centrodestra e del governo in materia di istruzione è insomma un’impostazione restauratrice: contro questo tentativo, si stanno sollevando, sempre più numerose e sempre più visibili, le iniziative e le forme di protesta non solo dei soggetti che compongono il vasto e plurale mondo della scuola (insegnanti, lavoratori, studenti, famiglie), ma anche della società civile nel suo complesso.

Già domani si svolgerà di fronte a Montecitorio un sit-in organizzato dalla Cgil, dal Cidi, dai Genitori Democratici e da una serie di altre organizzazioni. Analoghe forme di protesta verranno messe in pratica il 14 febbraio a Bari da studenti e da docenti, in occasione della visita del ministro Moratti. E sempre il 14 febbraio sono previste mobilitazioni contro la riforma Moratti in tutta Italia.

Adesso, è il momento che le tante e plurali iniziative di protesta trovino la capacità di raccordarsi e di coordinarsi, per creare un ampio e unitario fronte di opposizione.


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