Trastevere, la scuola espone le bandiere per la pace
Ilaria Sacchettoni - 08-02-2003
Media «Largo Oriani»: discussione sulla guerra, tutti i ragazzi d’accordo sui vessilli


«Stavamo leggendo il giornale come al solito» racconta Giacomo Toderi, III G della scuola media «Largo Oriani» a Trastevere. «Abbiamo cominciato a parlare della guerra- continua - alla fine è venuta fuori l'idea delle bandiere per la pace». L'«escalation» verso il conflitto non coglie impreparati i 130 ragazzi della ex «Bixio». «C'è la possibilità che gli Stati Uniti attacchino ma non è ancora detto, bisogna vedere anche che fanno gli altri paesi» dice Carlo Andrea Sangoni, 13 anni. Né li priva di una loro opinione sullo scenario internazionale: «La guerra porta solo distruzione. I problemi si possono discutere pacificamente» sostiene Toderi. È nata così, durante un dibattito in classe, l'idea di spiegare le bandiere per la pace fuori dalla scuola. L'idea ha contagiato immediatamente i bambini dell’elementare al piano di sotto che domani appenderanno le loro bandiere. È stato una specie di sussulto durante la lettura dei giornali. «Leggiamo regolarmente i quotidiani e a turno qualcuno fa la rassegna stampa», spiega l'insegnante di lettere Aurelia Riccio Corbucci. In questo modo, spiega, i ragazzi si occupano di problemi che li riguardano e affrontano anche grossi temi.
«A volte si parte dal derby e si arriva a parlare di immigrazione e di tolleranza - dice la Riccio -. A volte ci sono opinioni diverse. Ce n'erano anche ieri durante la discussione sulla guerra. Alcuni sostenevano che gli Stati Uniti hanno ragione. Altri la pensavano diversamente». Ma sulle bandiere di pace erano tutti d'accordo. «Stiamo studiando la seconda guerra mondiale, e abbiamo discusso di distruzioni e devastazioni. Forse per questo i ragazzi sono sensibili» dice la Riccio. Per Carlo Andrea Sangoni è più una questione di geografia che di storia: «Ho appena finito di studiare l'Iraq. La cosa che mi ha colpito di più è il fatto che l’università è gratis. Ma anche che si tratta di un paese povero nonostante il petrolio».
In genere prevale l'idea che la guerra sia una cosa assurda. Per alcuni è sinonimo di arretratezza come l'aratro o l'uso della tortura: «Ma è possibile che nel 2003 uno debba ancora fare una guerra?» si stupisce Toderi. «In realtà è una scuola molto vivace e forse questo ha reso possibile l’ iniziativa» spiega la preside Giulia Gallo, che dirige altre due sedi, una succursale e quella centrale. Novecentosessanta ragazzi, ma i 130 di Via Bezzi (che ieri hanno appeso le bandiere per la pace) sono speciali. «Beneficiano di una didattica particolare, orario prolungato e materie extra scolastiche, teatro, grafica, informazione. E poi è un punto d'incontro fra mondi diversi: quello dei funzionari del ministero dell'Istruzione e quello dei trasteverini. Dall’ incontro è nata una scuola viva e piena di idee»

Dal Corriere della Sera
discussione chiusa  condividi pdf