Il coraggio di Karima
Emergency - 20-10-2001
di Maso Notarianni

Chi ha visto il film Jung conosce il volto e la voce di Karima, la ragazza amputata a entrambe le gambe che, nel novembre 1999, ha iniziato a lavorare per Emergency come guardia. Simpatica ed estroversa, aveva dichiarato, togliendosi il chador "ma chi la vuole questa tenda sulla testa?!" Due giorni fa la Rai ci ha riproposto Jung, e nel rivederlo ci siamo chiesti "ma Karima come starà adesso? Lavora ancora nel nostro ospedale? Vive ancora nel campo profughi?"Abbiamo chiesto ai nostri, e Maso ci aggiorna sulla sua storia:

Karima dovrebbe avere ventidue anni. Ma nemmeno lei sa dirlo. Non è difficile che gli afgani non sappiano rispondere nemmeno a questa per noi banale domanda: "quanti anni hai?"Ne doveva avere circa otto quando, pascolando la mucca di famiglia, trova una mina. Di quelle che attirano l'attenzione dei bambini. La prende in mano e comincia a giocherellarci. Come fosse un qualsiasi giocattolo. Improvvisamente, Karima si accorge che la mucca si è allontanata troppo. Molla la mina sul muretto, distrattamente, e va a riprendersi il sostentamento della famiglia. Poi torna, ma nel frattempo la mina, distrattamente appoggiata, è caduta dal muretto, sul lato opposto rispetto a quello dove sta Karima. Che sale sul muretto e salta giù dall'altra parte. Sopra la mina.Oggi Karima lavora per l'ospedale di Emergency, amputata bilaterale. Che poi vuole dire che le si sono maciullate le gambe a tal punto che gliele hanno segate via, all'ospedale della Croce Rossa di Kabul, dove l'hanno dotata anche di protesi.Adesso è nella valle del Panshir, perché nel 1999, d'estate, centocinquantamila persone lasciano Kabul e la piana di Shamali a causa dei violenti attacchi dei taleban. Tra questi profughi, lei e la sua famiglia, tranne suo padre, finito nelle galere talebane, che si rifugiano nell'unico posto che i taleban e prima di loro i russi non sono riusciti ad occupare, la valle dei cinque leoni. Del padre, ancora oggi non si hanno notizie. La famiglia lo aspetta in una tenda, che pian piano con l'aggiunta di mattoni di fango diventa casa, al campo profughi di Anabah.Karima ha gli occhi dolci e fieri nello stesso tempo. Lavora nell'ospedale di Emergency da due anni, e fa la guardiana. Nel film-documentario Jung (giang, guerra, in farsi), si vede Karima durante il colloquio di assunzione. Porta il velo, come tutte le donne afgane. In un'altra scena mostra le sue gambe di plastica. Durante il colloquio, si toglie il velo. Karima allontana da sé con lo stesso sguardo l'una e l'altra protesi. Le gambe, come il velo, sono solo uno strumento per sopravvivere.Non sono molti gli amputati bilaterali ad avere la sua forza. Non sono molte le donne ad avere il suo coraggio: qui, di solito, amputati bilaterali e donne che non accettano le regole finiscono negli angoli più remoti. Quando non vengono buttati via.Karima invece non solo non si è buttata via, donna svelata e dalle gambe di plastica, ma mantiene tutta la famiglia. Una madre, due sorelle e un fratellino dipendono da lei. L'inverno scorso ci si è messa anche la neve, che ha sfondato il tetto della loro tenda. E qui quando c'è neve vuole dire che fa freddo sul serio. Ma la neve, come il velo, scivola via. Quel che rimane, in Karima, è la voglia di cambiare aria. Di andare in un posto dove le donne possano andare a scuola, o lavorare, come fa lei. E andare in giro senza velo e senza vergogna di essere donne. Lei vorrebbe andare in Germania, dove ha dei parenti. Noi, invece, oggi le abbiamo augurato di restare in questa valle, che forse sarà meravigliosa da vedere con gli occhi fieri e liberi da veli.
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