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Ben Harper
Il mattino - 06-02-2003
IL NUOVO ALBUM DI BEN HARPER



Milano. Uscirà solo fra un mese, ma è giusto segnalarlo come uno dei dischi più belli e attesi di stagione. Nel decennale di carriera, Ben Harper giunge al suo sesto capitolo solista, un episodio che lo restituisce ai fasti dell'esordio, quando nel '93 impressionò tutti, con «Welcome to cruel world» A 34 anni, il cantante-chitarrista di Claremont, California, offre un ventaglio di quattordici composizioni che ne ribadiscono in pieno la classe, per un'ispirazione di alto profilo: «Diamonds on the inside»(Virgin) sottolinea la varietà di influenze e citazioni, per una produzione raffinata, un'esecuzione vocale e strumentale impeccabile, che sa amministrare alla perfezione l'amore per il rock e quello per il funky, le radici blues e quelle soul, pilastri della formazione spirituale e artistica di Harper.




Il disco, infatti, si apre significativamente con «With my own two hands», un classico reggae scritto nel solco di Bob Marley, di cui ricorre oggi l'anniversario della nascita (1945, Giamaica). E se il repertorio è all' insegna dell'eclettismo, il suono risulta ben bilanciato tra acustico ed elettrico, con la slide guitar, la vecchia fedele Weissenborn, a spiccare tra gli strumenti. Tra gli ospiti, particolarmente pregiati, con i loro interventi, sono due ensemble vocali come i Blind Boys of Alabama e i sudafricani Ladysmith Black Mambazo, i primi rilanciati dalla colonna sonora di «Oh brother...», i secondi dal Paul Simon di «Graceland». Spiega Ben, di passaggio a Milano: «I ragazzi dell'Alabama mi hanno colpito dalla prima volta che li ascoltati: sono un prodigio di longevità, la loro divulgazione internazionale è un altro dei meriti di Peter Gabriel che ne ha pubblicato gli ultimi dischi con la sua Real World. Anche per la formazione africana ho una stima infinita: stavo registrando in studio e loro si trovavano a Los Angeles per alcuni show. Li abbiamo contattati e invitati per una session dal vivo, lavorare insieme è stata la parte più emozionante di questo album».
Come sempre i testi rivestono una porzione importante dell'universo-Harper: «Le parole e i messaggi cambiano, come le persone, ma c’è sempre un’impronta comune nei miei lavori. Tutti noi ci evolviamo, andiamo avanti, cresciamo: progredire anche sul fronte delle canzoni, oltre che come essere umano, è uno dei principi essenziali del mio rapporto con la musica».

Inevitabile la presa di posizione nei confronti della guerra all’Iraq: «La mia opposizione è la più netta possibile e l’intero mondo musicale si sta mobilitando per sforzo possibile per prevenirla. Il clima che ci circonda è cattivo, si guasta via via, c'è bisogno di una coscienza collettiva, di unità, di solidarietà, di sostegno alla richiesta di pace, che riguarda la maggioranza del pianeta. Il rock forse può poco, ma rimane cultura di pace».


Enzo Gentile
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