Gentile signora Moratti
Edoardo De Carli - 16-10-2001
Egr.dott Letizia Moratti
Ministro dell’Istruzione
Viale Trastevere
00100 ROMA


Milano 1/10/01

Gentile signora,

sono un insegnante che nutre forti dubbi sulla bontà di alcune trasformazioni che –secondo i media- Lei intenderebbe portare ad orario di lavoro e compensi dei docenti.
Mi spiego partendo da una necessaria premessa. Insegno Italiano e Latino in un Liceo Classico; Italiano in 3 classi, Latino in una. L’orario frontale è di 16 ore; altre due sono dedicate alle supplenze temporanee; poi c’è tutto il resto (Commissioni, Consigli, Collegi, Programmazioni ecc.). In più c’è quello che nell’orario contrattuale viene dato per scontato, un lavoro che altre cattedre non hanno: la correzione delle esercitazioni scritte. Non è impegno irrilevante: solo le esercitazioni fissate dal nostro Collegio Docenti per la valutazione in pagella sono 4 a quadrimestre. E, se ci limitiamo all’italiano, con 70 studenti il prodotto dà 560 scritti all’anno. Quanto tempo si impiega per ogni correzione? Ci vorrebbe un’agenzia di “tempi e metodi” per calcolarlo (sarebbe ora, visto che si vuole equiparare la scuola alle altre attività produttive!); ma sarò generoso e indicherò un tempo medio dei momenti di grazia: 15 minuti per ogni scritto. Il conto dà sempre una quota di 140 ore in più rispetto ad altre cattedre che non prevedono una valutazione dello scritto. Naturalmente, se un insegnante ha una certa coscienza professionale, le esercitazioni per la valutazione non bastano ed è opportuno che ne siano svolte altre per allenamento. Ora, ad esempio, sono alle prese con le schede delle letture estive (45 studenti con una media di dieci cartelle a testa: almeno 45 ore mi ci vorranno). Diciamo che la mia cattedra può raggiungere un impegno di almeno 300 ore in più rispetto ad altre (filosofia, educazione fisica, scienze ecc.): un aggravio intorno al 40% dell’orario di lavoro complessivo ! Non sono dunque i cd. “conti della serva”. In confronto a queste cifre consistenti tralascio di fare il conto degli scritti di latino: tra scelta del passo, adattamento e correzione si aggiungono “appena” poche decine di ore in più…

Calcoli del genere mi toccò farli e proporli ad un Suo predecessore un po’ di anni fa, quando fu lanciata (e applicata) l’idea del Fondo di Incentivazione nella scuola: notavo che in una condizione di disparità di orario effettivo si sarebbe potuto dedicare ad attività aggiuntive premianti chi aveva meno impegni lavorativi richiesti dalla scuola: oltre al danno le beffe. E così per lo più è stato. Come autodifesa i colleghi di Italiano più astuti o realisti di me hanno pensato bene di ridurre l’assegnazione di lavori scritti agli studenti, riciclandosi in performance teatrali o in altre attività più spettacolari e meno formative. Eppure sembra –da saltuari interventi giornalistici di intellettuali e uomini di scuola- che l’allenamento nell’uso della lingua non sia irrilevante nel progresso culturale del nostro paese. E infatti altri paesi civili (non solo dell’Unione Europea) tengono conto di queste differenze di importanza e di impegno di alcune cattedre, limitando l’orario o il numero di studenti.

Orbene, nella Sua proposta sembra invece che da noi prossimamente il destino della cattedra di Italiano sia ancora più in discesa: dovremo vergognarci delle 16 ore frontali e alle tre classi dovremo aggiungerne una quarta: non solo un aumento di ore frontali; altri 25 alunni x 8 compiti x 15 minuti l’uno faranno un ulteriore totale di 50 ore in più rispetto a colleghi che hanno scelto di insegnare altre discipline. Al di là del misero beneficio economico che ciò potrà comportare (ma un massacro del genere non lo accetterò neppure per un miliardo: rinuncerò al mestiere che penso di aver svolto decentemente per 30 e più anni) mi chiedo se la risposta dei miei colleghi sarà quella del sacrificio disconosciuto o se impareranno tutti, anche i più seri, a tirare a campare (fingere di assegnare scritti, fingere di leggerli, fingere di giudicare positivi i risultati ecc.). In questo caso non teme che i posteri possano associare il Suo Ministero al momento di tracollo definitivo delle capacità di lettura e scrittura delle nuove generazioni?

Mi scusi se mi sono permesso di muovere osservazioni ad un Ministro della Repubblica ma, come scrive Machiavelli, a conoscere bene la natura de’ populi bisogna essere principe, e a conoscere bene quella de’ principi bisogna essere populare.

Cordialmente

Edoardo De Carli
Liceo Ginnasio “C.Beccaria”
Via Linneo 5 – 20145 MILANO
comenius@comm2000.it.


interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Albanese    - 21-10-2001
Credo che questo problema deve essere discusso con i Sindacati e i Colleghi, non solo con il Ministro. In qualche Paese alcuni Docenti che non hanno correzione di compiti devono mettere a disposizione della scuola un certo numero di ore settimanali. I Sindacati si sono preoccupati di livellare tutti, dimenticando il carico di lavoro di alcuni docenti rispetto ad altri. Ho visto qualche contratto che prevede un compenso a parte per i compiti scritti previsti dall'ordinamento scolastico. Quanti colleghi della sua scuola sarebbero favorevoli ad equilibrare il carico di lavoro che comportano le diverse materie?

 prof.e.pietra    - 21-10-2001
per affrontare la questione legata alle prove scritte, con un minimo di intelligenza, si potrebbe affrontare la questione stessa; in particolare io credo e sostengo da tempo che occorre potenziare lo stipendio dei poveri docenti che spesso impegnano le serate e le nottate per correggere le prove scritte; come? basterebbe introdurre nel lor stipendio, oppure nel budget di istituto, una quota da destinarsi a tale mansione; ad esempio un docente che impegna decine o centinaia di ore annuali per tale mansione e non viene assolutamente compensato potrà avere la maggiorazione di una quota percentuale da stabilire su contrattazione di istituto; ad esempio le 150 ore destinate mediamente alla correzione dovrebbero essere remunerate con un compenso del 30/40 % in più sulla quota oraria.ne deriverebbe un compenso annuale pari ad una mensilità, che forse ripagherebbe il differenziale orario tra il mio collega di ed.fisica ( solo per citarne uno...) e le prestazioni dovute ad una incombenza particolarmente delicata e complessa come è quella legata alle prove scritte.

 Luciano LISCIO    - 22-10-2001
Caro collega,
la Moratti ha avanzato proposte su cui si è poi impegnata a fare marcia indietro.
Ma l'oggetto del contendere non è quello da te indicato ma soprattutto l'assenza di un piano di investimenti nel settore scolastico e una politica di penalizzazione del settore pubblico a vantaggio del privato (paritario).
Saluti


 Francesco Arnao    - 23-10-2001
Complimenti,
al prof. Edoardo De Carli. Se tutti i suoi collleghi avessero la sua professionalità e il suo coraggio di scrivere lettere del genere alla signora ministro moratti (il minuscolo non è casuale) non avremmo queste condizioni umilianti per il personale docente valido.
Un marito di una insegnante precaria di Latino.
Buona giornata.

Francesco Arnao
Dipendente al Ministero del Tesoro - Roma -

 Pierina Carroni    - 24-10-2001
Mi sono riconosciuta pienamente nel discorso fatto dal collega. Anch'io insegno Italiano e Latino in un Liceo Classico da circa 20 anni. Vedo ogni giorno crescere il carico di lavoro, avverto un progressivo, crescente, insostenibile ormai carico di responsabilità: spetta sempre all'insegnante di Italiano curare- è il suo mestiere!- le competenze espressive, preparare i ragazzi ad affrontare le nuove prove dell'Esame di Stato. E' sempre loro compito - sanno scrivere!- stilare i verbali, le programmazioni di classe, il Documento del 15 maggio. Via! Chi meglio di noi può spiegare ai ragazzi come preparare una relazione, impostare la tesina, guidarli in attività di scrittura onnicomprensiva? Se poi, come spesso accade, si ricopre il ruolo di docente vicario, si fa parte- ma come ci si può sottrarre?- di un numero incredibile di commissioni - non si può fare a meno di un'insegnante che è responsabile di una materia caratterizzante un indirizzo- i conti sono presto fatti. Alla quantificazione perfetta del collega - anche se è quasi vietato lamentarsi dei compiti da correggere e delle lezioni o attività varie da preparare, siamo professionisti!- vanno aggiunte non ore, ma pomeriggi interi trascorsi a scuola.
E non pretendiamo che tutto venga riconosciuto ai fini del compenso incentivante! i soldi sono limitati e vanno distribuiti a tutti, altrimenti chi si farà carico in futuro delle attività al'interno della scuola? Sono preferibili le attività sportive retribuite con i fondi del Perseus o i corsi di recupero pomeridiani e quindi pagati. Proporzionalmente è più conveniente fare di meno, quel poco in qualche modo potrà essere riconosciuto, non certo la partecipazione a corsi di aggiornamento che "con gioia" frequentiamo perchè abbiamo un maledetto senso del dovere e del rispetto per la nostra professionalità: tra un pò ci chiederanno di pagarli, visto che è un favore fatto al nostro bisogno irrefrenabile di conoscenza. Devo confessare che mi sento sempre più beffata, sfruttata e quindi arrabbiata.
E' vietato però anche lamentarsi, sarebbe compromessa la nostra immagine di persone vocate a......... preferisco non dirlo saluti.
Una docente sarda