Disertori iracheni: il lato oscuro dell'obiezione
Azione nonviolenta - 02-02-2003
In caso di guerra, gli oppositori del regime iracheno subiranno le peggiori conseguenze

Saddam Hussein non ha più fiducia nelle sue truppe


Quando durante la seconda Guerra del Golfo del 1991 apparve ormai inevitabile la sconfitta delle truppe irachene, avvennero diserzioni di massa. Numerosi tra i disertori finirono poi uccisi dai bombardamenti della coalizione anti-irachena del tempo. Altri furono catturati dalle forze di sicurezza irachene, che si erano rapidamente riorganizzate appena apparve chiaro che gli USA non erano interessati a far cadere Saddam. Malgrado ciò, il numero di diserzioni è rimasto sin da allora alto: si stima che fra il 1990 e il 1994 circa 13.000 disertori sono fuggiti verso il nord dell'Iraq, controllato dai Curdi [1].


Le punizioni previste per l'abbandono della posizione e la diserzione non sono note. Le decisioni importanti sono prese di volta in volta per decreto dal Consiglio del Comando Rivoluzionario e, per la chiusura della società irachena, è difficile stabilire quali decreti sono ancora validi e quali sono stati sostituiti da altri. Secondo il decreto 10/1988 -che era in vigore durante la seconda Guerra del Golfo- la diserzione più lunga di un anno o numerosi tentativi di diserzione comportavano la pena di morte. Non è comunque chiaro se quel decreto si applica ancora oggi [2].


Ci sono numerose testimonianze che negli anni Novanta l'amputazione di un orecchio e la marchiatura a fuoco di una linea sulla fronte erano le punizioni per la diserzione (decreto 115/1994). Migliaia di disertori sono stati vittime di queste pratiche disumane, che il governo iracheno ha giustificato in base alla Sharia. Altre testimonianze riferiscono che le pratiche furono interrotte nel 1996, ma i dettagli del nuovo decreto (81/1996) non sono mai stati resi noti.

Notizie più recenti indicano che le amputazioni e le marchiature sono continuate anche dopo il 1996 [3]. Un rifugiato iracheno, disertore a 22 anni, descrive così la tortura:


"Durante le sistematiche perquisizioni dei quartieri della città da parte degli uomini del Partito, fui arrestato e portato di peso due settimane dopo all'ospedale militare. Eravamo all'incirca in duecento, non solo disertori. C'erano anche persone che avevano dato informazioni false secondo gli agenti del Partito. Fummo messi in fila in attesa del nostro turno. Ci legarono le mani dietro la schiena e ci portarono in una stanza vuota dove c'era solo un letto.

Non dimenticherò mai le grida quando tagliavano l'orecchio con un bisturi. Senza interrogatorio, senza anestetico. Tagliavano l'orecchio, applicavano un pezzo di cotone e passavano al successivo. Questo succedeva all'ospedale militare di El Qadissiyah. Eravamo come bestiame: chiamati uno dopo l'altro. Volevano tagliar via tutto l'orecchio perché tutti potessero vedere. Vidi un uomo che perdeva sangue dal naso e impazziva dal dolore: zampettava in giro come un pollo con il collo tagliato e nessuno si prendeva cura di lui. Ad alcuni tagliarono entrambi gli orecchi" [4].

Nel 1998 la pena di morte fu reintrodotta come punizione per i disertori. Ciò indica che malgrado le gravi mutilazioni le diserzioni si verificavano ancora su larga scala. Dato che le città non erano più sicuri nascondigli, molti presero a fuggire in campagna o, ancor meglio, verso il nord dell'Iraq controllato dai Curdi. Ma anche là le forze di sicurezza di Saddam erano attive.

Con la nuova minaccia di guerra le diserzioni sembrano essere aumentate ancora. Nel marzo 2002, l'agenzia Iraq Press segnala che il numero di disertori ha raggiunto un livello allarmante - fino al 40% dei precettati per la leva non si sono presentati . Questo ha comportato la cancellazione dei permessi per i soldati e l'inasprimento delle perquisizioni in caccia di disertori [6].

Allo stesso tempo, anche i membri del Ba’ath, il Partito al governo, rischiano punizioni se sanno di un loro parente che diserta e non lo denunciano alle forze di sicurezza.

Malgrado le gravi mutilazioni, ci si attende un ulteriore incremento delle diserzioni all'avvicinarsi della guerra [7]. Solo pochi riusciranno a fuggire verso l'Occidente, la maggior parte si nasconderà in Iraq o al meglio nel nord del paese controllato dai Curdi. Avranno bisogno del nostro aiuto allo stesso modo dei disertori statunitensi o inglesi, che si rifiutano di combattere in guerra. Purtroppo non è possibile realizzare strutture di supporto ai disertori che non fuggono in Occidente.

Se malgrado le punizioni draconiane i disertori sono ancora così numerosi, appare manifesta la fragilità del regime iracheno. In caso di guerra, gli oppositori del regime subiranno le conseguenze peggiori.



Andreas Speck
War Resisters' International


Note:

[1] De Volkscrant, 2 November 1994
[2] Human Rights Watch Middle East 1995: Iraqs brutal decrees. Amputation, branding and the death penalty. New York 1995
[3] International Federation of the Human Right Leagues: Iraq: an untolerable, forgotten and unpunished repression. Paris, 2002
[4] International Federation of the Human Right Leagues: Iraq: an untolerable, forgotten and unpunished repression. Paris, 2002
[5] Desertion reaches alarming rates in Iraqi army. Iraq Press, 30 March 2002
[6] Iraq army cancels leave, mounts patrols to hunt down deserters. Iraq Press, 21 July 2002
[7] Army desertions soar as US steps up war speculation. Iraq Press, 6 September 2002; Sweep to hunt down army deserters. Iraq Press, 7 November 2002

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(Traduzione di Davide Tonet)

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