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Il pianista
Gianni Mereghetti - 01-02-2003


www.ilpianista.it





Grazie all’Amministrazione Comunale di Abbiategrasso ho potuto assistere alla proiezione del film “Il Pianista” di Roman Polanski, assieme alla classe quinta in cui insegno .

Alla fine del film mi è sorta spontanea una domanda: “perché in questi mesi tutti hanno parlato del pianista, e nessuno di Wilm Hosenfeld, l’ufficiale tedesco, senza del quale Wladyslaw Szpilman non sarebbe sopravvissuto?”

Penso che si possa dare una risposta se si guarda al modo con cui nella maggior parte dei casi si è celebrata la Giornata della Memoria!

Infatti che cosa è stato messo al centro di questa celebrazione? L’analisi del male! Se si è fatto così è perché domina l’idea che conoscendo il male di cui l’uomo è capace lo si possa vincere! E’ per questo motivo che il gesto gratuito e del tutto inatteso di Wilm Hosenfeld è stato per lo più ignorato, mentre è il fatto centrale della vicenda umana del pianista.

Questo ufficiale tedesco, insegnante nella scuola del villaggio di Spessart, morto prigioniero dei sovietici nel 1952, è il vero protagonista del film, anche se pochi se ne sono accorti.

Così è il gesto di Hosenfeld da conservare nella memoria, a segno che il male non lo si vince analizzandolo, ma per una mossa positiva, quella che nasce dalla certezza che Dio non ha abbandonato l’uomo!

E' perché si allontana da Dio che il mondo precipita nella guerra e nella violenza. Lo ha scritto Wilm Hosenfeld, mentre combatteva dalla parte del male e nello stesso tempo si prodigava a salvare vite umane dall’odio nazista “Perché è dovuta scoppiare questa guerra? Perché bisognava mostrare all’umanità dove la stava conducendo la sua mancanza di fede. Innanzitutto il Bolscevismo ha ucciso milioni di uomini col pretesto di introdurre un nuovo ordine mondiale. Ma i bolscevichi potevano agire in questo modo solo perché si erano allontanati da Dio e dall’insegnamento cristiano. Ora il Nazionalsocialismo sta facendo lo stesso in Germania. Vieta alla gente di praticare la propria religione. I giovani vengono cresciuti senza fede, la Chiesa viene combattuta, espropriata dei propri beni. Tutti coloro che la pensano in modo diverso sono perseguitati. Lo spirito libero del popolo tedesco viene avvilito, uomini e donne sono ridotti a schiavi terrorizzati. La verità è bandita. Nessuno conta più nulla nel destino del proprio Paese.”
Quello di Hosenfeld mi pare un giudizio da tenere presente anche nell’attuale circostanza, in cui la guerra incombe sul mondo!


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 Daniela Giovannini    - 05-02-2003
Sono perfettamente daccordo.
Come insegnante di un istituto superiore ho sentito, già da più di tre anni, il "dovere", personale e professionale, di soffermarmi sul fenomeno dell'olocausto in occasioni di lezioni sul '900; specialmente in questi ultimi tempi i materiali di supporto non sono mancati. Ma c'è sempre stato qualcosa che mi faceva sentire a disagio: non mi sembrava di dare agli studenti una visione globale e oggettiva del fenomeno. Per un po' di tempo ho creduto che fosse questione di "par condicio" e oltre che sui lager abbiamo discusso sui gulag e insieme a "Se questo è un uomo" abbiamo letto "Arcipelago gulag". Ma non era questo. Ad un certo punto mi sono resa conto che non facevo altro che parlare di Male, mentre i miei alunni hanno bisogno di sapere che esiste anche il Bene. Ed allora a questo punto è stato davvero difficile trovare materiale documentario.
A chi si occupa di queste questioni, per il prossimo 27 gennaio, proporrei proprio di aggiungere la valorizzazione di questo aspetto della Shoa.

 Marco    - 27-07-2003
Dire che il "gesto gratuito e del tutto inatteso" di Wilm Hosenfeld sia il fatto centrale della vicenda umana del pianista mi pare un po' forte.

Forse bisognerebbe dare il giusto valore alle cose.

"Gesto" importante sì e anche fondamentale per la vita del pianista, ma allora fondamentali sono stati anche il ristoratore ebreo o i cospiratori polacchi. E se non avesse saputo suonare il pianoforte?

Insomma non sminuisco il "gesto" del tedesco ma ripeto diamo alle cose il loro giusto peso.

 diego    - 17-11-2003
sono del parere che Marco abbia una visione più realistica dell'insieme,....."e se non avesse saputo suonare il piano????"......vgl dire, il protag indiscusso è lui, (szpilmar) lui che ricorda, lui che scrive, lui che pensa, daltro canto, descrive la realtà, come è stata veram. vissuta, Dio non c'entra niente, è una storia di uomini, uomini trovatisi, in un momento della loro storia a fare delle scelte, tedeschi, polacchi, russi, insomma, il suo racconto è giunto a noi, indelebile, è stato un libro, è stato un film, questo gli permette di trasmettere tutto quello che fù, noi, possiamo soltanto immag.ed interpretare ques mess,ed ognuno, trarne le sue conclus.
Diego.

 Giuseppe Aragno    - 29-01-2005
Caro Mereghetti, legga le mie parole, lei ch'è uomo pio, come una preghiera.
Io non ho la sua fede. Non ce l'ho, eppure, la prego di credermi, qualcosa mi si ribella dentro e mi sento ferito a morte, oltraggiato sconciamente, quando leggo certe sue frasi. Ferito, sì, quando lei scrive che il mondo precipita nella guerra e nella violenza perché si allontana da Dio. Io, non credente, leggo e mi pare che lei bestemmi, Mereghetti, che lei lo insulti questo suo povero dio. Io, creato, come lei crede, ad immagine e somiglianza del suo creatore, rifiuto di pensare che i bambini straziati a migliaia dal maremoto, i bambini del Ruanda, quelli dell'Irak, li abbia volontariamente uccisi il suo padreterno perché qualcuno si è allontanato da lui. Ma che dio è il suo, Mereghetti, che se io lo lascio solo, lo rifiuto e non lo voglio, precipita il mondo nella guerra e nella violenza? Che dio ingiusto, vendicativo e feroce è questo di cui lei scrive? E come fa, come può fare, a metterlo insieme all'altro, al dio che non avrebbe mai abbandonato l'uomo?
La smetta, Mereghetti, la prego, la smetta. E mi creda: più lei descrive la sua fede, più dio si allontana da me.

 Massimo D. Follaro    - 29-01-2005
Ho appena finito di vedere in TV "Il Pianista", una storia che non conoscevo affatto, e sono rimasto colpito da entrambi i personaggi, il pianista e l'ufficiale tedesco. Anch'io credo che non sia stato dato il giusto risalto a quest'ultimo, artefice degli eventi alla pari del pianista stesso. Il fatto è che la storia la scrivono sempre i vincitori, e questo grava pesantemente sulla formazione delle generazioni successive... ho 42 anni, e mi sarebbe piaciuto avere insegnanti come Gianni Mereghetti e Daniela Giovannini, capaci di dare davvero una visione complessiva degli eventi ai propri alunni. Ma negli anni '70, in piena contestazione di sinistra, la parola "foiba" o "gulag" non l'ho mai letta né sentita! Il "Male Assoluto" era il Nazismo, e ciò ha contribuito - a mio avviso anche in malafede - a nascondere altri Mali (leggasi crimini compiuti da regimi totalitari comunisti) che seppur minori, avrebbero dovuto essere citati, per verità storica. Del resto è umanamente impossibile che un'intera categoria di persone (i Tedeschi o i Sovietici, o i rispettivi soldati ed ufficiali) possa essere colpevole "in blocco" di un qualsiasi reato. Hosenfeld portava la svastica sul petto, ma ciò non gli impediva di essere una persona giusta e sensibile, e come lui ce ne saranno stati anche altri; e sono certo che lo stesso vale per gli addetti dei gulag sovietici, o dei campi Maoisti, o delle prigioni di Pinochet ecc., poiché - come è stato osservato - il Male non annulla mai del tutto il Bene, e ci sarà sempre qualcuno che sarà capace di farne, anche nella situazione più sfavorevole. "Se non avesse saputo suonare il piano"... non è questo il punto: ci sarebbe comunque stato un Hosenfeld che salvava uno Szpilmar, anche se non sapeva suonare il piano, ed avremmo visto un altro film. Certo, nel nostro film il protagonista è il pianista, ma non è il solo a ricordare, a scrivere, a pensare ed a descrivere la realtà; anche Hosenfeld scriveva, teneva un diario, pensava e descriveva la "sua " realtà: ma lui la guerra l'ha persa, ora è uscito un libro ma dubito se ne faccia un film...