I portatori di sogni
Emanuela Cerutti - 13-10-2001
Ricordo un lontano scritto di Gioconda Belli, che raccontava, proprio come in una fiaba, dell’esistenza di una strana razza che “coltivava giardini di sogno e li offriva in dono con nastri colorati e i profeti dell’oscurità passavano notti e giorni interi sorvegliando passaggi e sentieri cercando questi carichi pericolosi che mai riuscivano ad afferrare…perché chi non ha occhi per sognare non vede i sogni di giorno né di notte…E nel mondo si è scatenato un gran traffico di sogni…”
Lo ricordo alla vigilia della Marcia per la Pace, che vorrei fosse l’esplosione dei sogni di bellezza resi più forti dalla paura di perderli, dei sogni di felicità traditi dal dolore, dei sogni di futuro incrinati dal senso di provvisorietà che sta prendendo piede.
Lo ricordo a dieci anni e più dal primo Summit mondiale per i bambini di tutto il mondo, quando 71 capi di governo si impegnarono a raggiungere, entro l’anno 2000, gli obiettivi previsti dalla Convenzione per i Diritti dell’infanzia, almeno i più significativi, come l’educazione, l’accesso all’acqua potabile,la riduzione della mortalità infantile e della malnutrizione (http://boes.org/un/itaun-b.html)
Lo ricordo mentre leggo tabelle che riportano dati freddi e taglienti, dieci anni dopo.
Nel mondo sono 110 milioni i bambini che non vanno a scuola, e si tratta di piccoli lavoratori, malati di Aids, disabili, abitanti di aree rurali, appartenenti a minoranze, rubati dalla guerra.
Centocinquanta milioni di bambini sono malnutriti.
Bambini di 14 paesi muoiono prima dei cinque anni.
Mezzo milione di bambini perdono la mamma al momento della nascita; otto milioni perdono madre e padre a causa dell’Hiv.
Centoventi milioni di bambini al di sotto dei 14 anni lavorano a tempo pieno.
Un bambino su quattro vive in stato di assoluta povertà , in quei paesi dove l’acqua potabile è un lusso per un miliardo di persone.
Venti milioni di bambini devono lasciare le proprie case a causa della guerra.
Più di centomila fanno i soldati.
E si potrebbe continuare.

La guerra, quest’anno, ha impedito ai Capi di Stato di incontrarsi nuovamente per ragionare su
questi dati e chiedersi come mai gli obiettivi siano stati così poco raggiunti. Ed ha impedito ad una serie di Ong un’altra grande marcia per aggiungere fatti alle parole, per stilare accordi realizzabili e concreti, per testimoniare l’impegno a stare dalla parte dei bambini e delle bambine di tutto il mondo.
Non ha impedito, però, il lavoro quotidiano di tutte quelle organizzazioni, fittissimo.
E così sul sito www.gmfc.org si possono leggere le dieci campagne proposte per “Say Yes for Children” e l’invito a segnalare le tre ritenute le più urgenti per il proprio paese.
In www.comminit.com si trovano esempi di come i bambini possono farsi sentire anche presso i loro governi, raccontare le loro storie e chiedere reali cambiamenti.
Il Governo Italiano ha stilato un rapporto sulla propria situazione rispetto agli obiettivi Onu, visionabile su www.unicef.org/specialsession/how_country/edr_italy_en.PDF , i cui dati potrebbero costituire un punto di partenza per un interessante lavoro di analisi/raffronto con le realtà locali, da svolgere all’interno delle nostre scuole.

I bambini hanno diritto ad essere ascoltati, perché il mondo che stiamo costruendo è per loro, nello scorrere della storia.
Più sogni riusciremo a scatenare, più questo mondo sarà colorato e ricco di sorrisi.
Anche questo è lavorare per la pace, dare volto alla speranza e credibilità alle promesse che i bambini ci hanno ascoltato fare.

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