breve di cronaca
La democrazia ha bisogno di libri
Corriere della Sera - 31-01-2003
Il semiologo ha chiuso il convegno organizzato per i vent’anni della scuola Mauri


Eco: la democrazia ha bisogno di libri


DAL NOSTRO INVIATO

VENEZIA - «Il libro? Sarà l’antidoto alla schizofrenia di una cultura ormai sempre più legata a Internet, alla posta elettronica, alle chat-line. Soltanto attraverso la lettura saremo in grado di filtrare l’infinità di informazioni che oggi ci arrivano attraverso i nuovi canali. Soltanto grazie ai libri ognuno di noi avrà gli strumenti per scegliere e per crearsi una propria identità culturale». Per Umberto Eco, a Venezia in occasione del convegno che ha festeggiato ieri i vent’anni della Scuola per librai Umberto e Elisabetta Mauri, il futuro dei libri potrà essere roseo solo a patto di saperli trasformare in concreti strumenti di approfondimento, di conoscenza: «I giovani, viaggiando online, scoprono nuove curiosità ma è la lettura che può trasformare queste loro curiosità in certezze».
Nel suo intervento alla Fondazione Cini, Eco ha scelto di trasformare il libro da «semplice» strumento di conoscenza in mezzo per «un’attiva partecipazione dell’individuo alla società». Dal momento che «l’avvenire del libro è fatalmente legato ad altre forme di comunicazione ma anche alla realtà sociale contingente. Non c’è niente di nuovo in tutto questo, succedeva già ai tempi della Bibbia di Gutenberg». Dice ancora il semiologo-scrittore: «Stiamo tornando ad un’informazione che non utilizza più i canali codificati, un’informazione che in qualche modo cerca di sfuggire al controllo. Quello che è successo nel caso dei "girotondi" assomiglia all’antico passaparola delle adunate del ’68, alle chiamate per città delle manifestazioni studentesche, ai fax del movimento della Pantera». Davanti a questi nuovi canali, chi cercasse di esercitare una qualche forma di censura «classica» si trova incapace a farlo concretamente: «In Cina, l’accesso a Internet non è libero ma i burocrati del regime non sanno cosa bloccare e così oscurano a caso: il sito del New York Times e non quello del Washington Post , quello della Cnn e non quello della Cbs ».
L’intervento di Eco ha concluso il convegno Dentro l’irrealtà a cui hanno partecipato Angelo Tantazzi, Herbert R. Lottmann, Remo Bodei, il Nobel Amartya Sen, Salvatore Veca, Guido Rampoldi,Josep Ramoneda, Fleur Jaeggy. Durante il convegno si è parlato di grandi temi quali «la generale crisi dei consumi», di «giganti editoriali giapponesi e tedeschi che incespicano», di «colonizzazione delle coscienze», di «idea di identità». Eco (che a proposito dell’attuale scontro Berlusconi-magistratura aveva poco prima parlato di «funerale di Montesquieu», di populismo alla maniera di Peron e Mussolini, di Minculpop) ha invece scelto di puntare sulle «nuove forme di comunicazione democratica», forme «che non possono più assomigliare a enormi dirigibili facili da intercettare, ma che devono essere veloci e snelle come alianti, in grado di sfuggire a ogni possibile controllo, lottizzazione, ottundimento culturale». Un ottundimento culturale che, secondo Eco, si chiama spesso televisione: «Anche durante un quiz a premi per famiglie, come si fa a prestare attenzione a una domanda su Giuseppe Garibaldi, se accanto al presentatore c’è una velina che mostra l’ombelico?».
Per l’autore di Baudolino , l’importante è poter scegliere, poter in qualche modo esercitare una qualche forma di pressione: «Ormai è sbagliato considerare la democrazia come elemento di rappresentatività - dice Eco -, visto che la gente va sempre meno a votare. Oggi la democrazia è diventata prima di tutto libertà di espressione e di pressione». Cita come modello possibile le lobby statunitensi: «viste non in negativo ma come portavoce di una serie di istanze non censurabili». E i libri servono proprio per rendersi meno censurabili e più liberi. Anche se la conclusione di Eco è tristemente fatalista: «Certo che se domani scoppiasse una guerra nucleare, tutte queste nostre parole sarebbero destinate a diventare quisquilie».

Stefano Bucci



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