I veri problemi degli insegnanti
Gianni Mereghetti - 28-01-2003
L'interessante botta e risposta tra Giorgio Ragazzini e Antonio Peduzzi, se riapre la questione seria della scuola, mi pare però che non ci vada al cuore!
Per farlo occorre avere il coraggio di non fermarsi alle questioni strutturali e organizzative che condizionano, e pesantemente la vita di noi insegnanti, per far emergere i problemi veri.
Tra questi ve ne sono due che mi dispiacerebbe rimanessero ancora una volta in ombra, per lasciare spazio a questioni di potere o di sindacalismo spiccio.
Il primo è la vera piaga dei collegi docenti e in genere di ogni organismo scolastico, ma purtroppo anche della normale vita quotidiana della scuola. Questa piaga è una vera e propria cospirazione a tacere di istruzione e di educazione! Di tutto si parla, ma raramente di ciò che c’entra con il far scuola, delle domande che un insegnante vive quotidianamente in classe, delle esigenze che emergono dall’affronto del suo lavoro, del cammino degli studenti che si hanno di fronte.
Finchè questo non diventerà l’oggetto privilegiato del dialogo tra gli insegnanti, non ci sarà nulla di nuovo dentro la scuola, se non apparentemente.
Il secondo problema riguarda il punto da cui si possa avviare un cambiamento reale. Non è il Collegio dei Docenti, né se sia meglio che a guidarlo sia il Preside o un insegnante, ma che esistano degli insegnanti che si assumano la responsabilità di educare e di istruire in condizioni di libertà.
Per questo se non si può prescrivere che un insegnante abbia i connotati specifici della professione, si possono però garantire le condizioni perché chi li ha possa insegnare e chi non li ha possa cambiare mestiere. Allora c’è un’unica cosa da fare, quella di realizzare l’autonomia scolastica e la parità! Infatti è solo in una condizione di reale libertà che un insegnante può far valere tutte le sue capacità, sia di tipo didattico sia di tipo educativo.
In conclusione non soffermiamoci su questioni secondarie, ma battiamoci perché nella scuola ci sia una reale libertà per i soggetti che la fanno quotidianamente.

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 Giorgio Ragazzini    - 02-02-2003
Caro Mereghetti, ma non diciamo le stesse cose? La libertà, a scuola e altrove, va organizzata, altrimenti è solo una vacua petizione di principio. E non vedo una grande differenza tra queste due affermazioni:
”garantire le condizioni perché chi li ha [i connotati specifici della professione] possa insegnare. Allora c’è un’unica cosa da fare, quella di realizzare l’autonomia scolastica” (tu);
“quanti hanno capito che l'autonomia ha un senso solo se intesa come dimensione organizzata della libertà di insegnamento? Organizzata, dico: e cioè incardinata sull'elezione di fiduciari del Collegio scelti per coordinare e promuovere la ricerca didattica e l'aggiornamento” (io).
La mia affermazione per l’appunto significa: realizzare l’autonomia nel senso migliore della parola. Solo in questo modo è possibile far sì che il fare scuola “costituisca l’oggetto privilegiato del dialogo tra gli insegnanti". Tu parli del risultato, io del modo di conseguirlo.

Giorgio Ragazzini