Dibattito sulla feudalizzazione della scuola
Gilda Lombardia - 28-01-2003
Feudatari governativi e valvassini lamentosi

Ancien regime e bel tempo che fu: in filigrana, è questa la filosofia dell'intervento di Antonio Peduzzi sul "Manifesto", che evidentemente rimpiange il buon vecchio preside inamovibile anche se inetto, con il corollario dell'elezione dei collaboratori, di cui nessuno, però, ricorda epiche battaglie in difesa del Collegio Docenti. Ma se lo spoil system frattiniano è senz'altro criticabile, i collegi non sembrano, nel complesso, esenti da pesanti responsabilità, quando accettano per quieto vivere (ma sono una minoranza secondo un'indagine condotta dal collega padovano Lino Giove) di essere espropriati delle loro prerogative, come quella di eleggere commissioni e coordinatori di area, nonché di bocciare inesorabilmente progetti e progettini che prevedono imponenti emorragie di denaro pubblico per paracadutare nelle scuole i mille esperti delle cento educazioni. E inoltre: quanti hanno proposto e deliberato un regolamento dei propri lavori che imbrigli l'eventuale tendenza a straripare del signore feudale? Quanti colleghi appoggiano - iscrivendosi, però, non a chiacchiere - la proposta della Gilda di affidare a un docente la presidenza del Collegio, secondo la logica della divisione dei poteri? E quanti hanno capito che l'autonomia ha un senso solo se intesa come dimensione organizzata della libertà di insegnamento? Organizzata, dico: e cioè incardinata sull'elezione di fiduciari del Collegio scelti per coordinare e promuovere la ricerca didattica e l'aggiornamento su base seminariale, nel presupposto che i docenti abbiano, guarda caso, un'esperienza da comunicare e discutere. E ancora: commissioni non aperte a tutti coloro che vogliono solo lucrare qualche gettone di presenza, ma votate a scrutinio segreto, e sulla base di una rigorosa analisi delle necessità didattiche effettive.
La democrazia non deve essere un paralizzante sistema di veti incrociati, ma chiara definizione e distinzione di poteri, assunzione di responsabilità, trasparenza, controlli efficaci. Difficilmente un collegio in cui figuri un certo numero di insegnanti forniti di adeguata coscienza e fierezza professionale si farà manipolare senza obiezioni da un dirigente autoritario.
Smettiamola quindi di piangerci addosso, abbandonando (direbbe la Klein) l'infantile modalità schizoparanoide ( quella che addita sempre e soltanto le responsabilità altrui) e cominciando a costruire, anche con comportamenti un po' più coraggiosi, l'alternativa al vassallaggio.

Giorgio Ragazzini


Non levo lamenti, ma faccio analisi
risposta all'intervento di Ragazzini


Vivere nella scuola italiana non è forse la peggiore delle esperienze, anche se è dubbio che sia la migliore. Il collega che discetta di nostalgia del “bel tempo che fu” si riferisce a chi “rimpiange il buon vecchio preside inamovibile anche se inetto”. Questa nostalgia la nutrono forse colleghi e colleghe che hanno in altri tempi spartito prebende e rendite di posizione, e che occupano oggi la posizione di “valvassini lamentosi”.
Io non levo lamenti, ma faccio analisi. Più esattamente, so per averlo visto e studiato che cosa sia e sia diventato il lavoro dipendente, dal cui punto di vista cerco sempre di mettermi. Per chi compie analisi dei sistemi aziendali questo mi pare essenziale, ed è un punto di vista che non credo abbandonerò perché nella vita di uno studioso un solo punto di vista basta. Non esiste per me il minimo dubbio sul fatto che la speranza di modificare, o di abbattere, le forme di comando in cui lo spirito del tempo si è concretato e rappreso possa venire unicamente dal lavoro dipendente. Le altre sono chiacchiere la cui retorica mi è estranea.

Antonio Peduzzi


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