Una lettera ad un amico
Rolando A. Borzetti - 27-01-2003
Caro Rolando,


tu mi hai chiesto un contributo sul Giorno della Memoria ma devo dirti che provo grande, e grave, difficoltà ad esaudire il tuo desiderio. Ti spiego perché.

Una commemorazione di questo tipo richiederebbe una assoluta sintonia di accenti e di espressioni, una totale condivisione di sentimenti di umanità, solidarietà e fratellanza, nel ricordo dell'evento più disumano che, sinora, la Storia abbia conosciuto.

Ma, come ben sai, la storia degli ebrei si è strettamente intrecciata con quella di Israele e non sarebbe intellettualmente onesto, da parte mia, neppure in questa occasione, mettere tra parentesi le agghiaccianti immagini che provengono dalla Palestina e che vedono gli ex martiri della Shoah nei panni, davvero inimmaginabili, dei carnefici.

Non voglio stabilire insostenibili analogie tra l'Olocausto di sei milioni di ebrei e l'eccidio di migliaia di palestinesi, tanto grande, e soprattutto diverso, è il divario tra i due massacri. Ma si avverte comunque un nauseante lezzo di genocidio, nei fatti di Palestina, che abbiamo già
dovuto annusare in passato, con i pellerosse, gli armeni, i curdi. Ancora una volta dobbiamo assistere, impotenti, al criminale tentativo di cancellare un popolo, la sua storia.

Sento alcuni ebrei, forse imbarazzati, lagnarsi dell'identificazione che viene spesso fatta tra Israele, sionismo ed ebraismo: è vero, hanno ragione, son cose diverse. Ma chi ha diffuso l'equivoco?
Sarà stato un caso, non lo nego, ma rarissimamente mi è capitato di sentire un ebreo, anche quello colto ed aperto, criticare apertamente ed adeguatamente la politica di Israele, anche quella più vergognosa, o mostrare perplessità sulla stessa nascita di uno stato a fondamento
religioso in un territorio da secoli abitato da un altro popolo, con un'altra religione.

E non ho mai sentito, sinora, un solo ebreo mostrare quantomeno solidarietà verso i bambini palestinesi, uccisi come terroristi. La sensazione, assai sgradevole, che avverto è che solo i bambini ebrei morti nei lager rappresentino un intollerabile insulto a Dio ed agli uomini.
Non ho sentito sinora un solo ebreo dire apertamente che il disprezzo mostrato da Sharon nei riguardi del popolo palestinese, e soprattutto i modi abominevoli con cui egli conduce -con il sostegno della maggioranza degli israeliani- questa guerra di sterminio, sporca, infinita e perdente,
assomigliano molto a ciò che gli ebrei subirono nell'Europa dei nazisti e dei fascisti.

Leggo con incredulità e stupore che tra Bertinotti e Fini qualche ebreo preferisca quest'ultimo: evidentemente è già svanito, in nome di Israele, il ricordo delle persecuzioni antisemite perpetrate dai fascisti italiani -da cui discende il caporione di An- ed il sostegno che la sinistra italiana, a
cui appartiene Bertinotti, ha sempre offerto agli ebrei, durante il fascismo e dopo.

Israele si è rivelato uno dei più gravi errori della politica internazionale ed i suoi effetti perversi sono evidenziati anche da questo innaturale avvicinamento tra gli ebrei e la destra, tra le vittime ed i carnefici di un tempo, neppure tanto remoto.

No, Rolando, non posso scrivere del Giorno della Memoria quando si avvertono i rumori di una guerra, anch'essa sporca ed infame, contro il popolo affamato ed assediato degli iracheni, che stanno per offrire il loro olocausto in nome di luridi interessi di cui Israele è un feroce cane da
guardia in conto terzi.

Il Giorno della Memoria lo celebrerò nel chiuso della mia interiorità, riguardando con immutato sdegno le immagini dei lager, nella speranza che un domani, non troppo lontano, anche gli ebrei di oggi, riguardando la storia dei palestinesi, riescano a provare lo stesso sentimento.

Cordiali saluti
Salvatore

Da




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